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Ana Carrasco e Alvaro Bautista, una brutta storia di moto – Superbike – Moto.it

Quello che è successo in pista a Jerez tra il campione del Mondo Superbike 2022 e la Campionessa mondiale Supersport 300 2018, ma soprattutto la risposta sui social di Ana, ha alimentato molte polemiche, ma ha anche evidenziato un problema che riguarda la convivenza di moto di cilindrata diversa nei test.

Giusto per riepilogare gli eventi, Bautista mercoledì 25 è scivolato senza conseguenze, e ha poi dichiarato ai giornalisti presenti che la causa della sua caduta era stata Ana Carrasco, che ha preso parte alle prove con una 600. Secondo Alvaro, pur avendola vista in tempo, la velocità di Ana era talmente limitata che se l’è trovata davanti prima di quanto lui stesso potesse immaginare. A quel punto ha dovuto cambiare traiettoria, ha messo le ruote sulla parte sporca della pista ed è scivolato. “La Carrasco dovrebbe correre con i dilettanti – ha affermato – al momento è troppo lenta per correre assieme alle Superbike ed alle Supersport. Rappresenta un rischio”.

La replica della campionessa spagnola non si è fatta attendere: “Mi dai della dilettante perché sono una donna? Campione del mondo ho visto la tua tabella in rettilineo e sapevo che stavi arrivando. Mi sono girata per vedere quando saresti passato e ti ho visto cadere. Quindi non inventare scuse”.

In realtà le due dichiarazioni non si contraddicono. Accortasi di avere Bautista alle spalle la Carrasco ha forse rallentato per farsi superare ed Alvaro, che non se l’aspettava così lenta, è caduto per evitarla. Tra le due la dichiarazione più polemica ci sembra quella di Ana che prima la butta sul sessismo e poi accusa il connazionale di cercare una scusa per giustificare la sua scivolata. Da parte sua il pilota della Ducati poteva evitare di definirla una dilettante, ma per il resto ritengo abbia ragione.

Tempi alla mano il giro veloce della campionessa della SS300 è stato di 1’48”906, mentre quello del pilota Superbike è stato di 1’38”449. Di conseguenza tra i due ci sono 10 secondi e mezzo di differenza. In ambito Supersport la differenza tra La Carrasco e Niccolò Bulega (il più veloce della SS) è comunque importante: 7,221 secondi. Consideriamo anche che la spagnola è stata la più lenta in pista e che il suo è stato l’ultimo tempo. Davanti a lei il “meno veloce” è stato il giapponese Yuta Okaya al debutto assoluto nella classe cadetta, con la Kawasaki ZX-6R del Team Prodina, che ha girato 2,6 secondi meglio di Ana.

Al di la delle polemiche e delle frecciatine che si sono lanciati i due connazionali, questa vicenda ha posto l’accento su di un problema che riguarda la sicurezza. E’ sicuro far girare sulla stessa pista moto di cilindrate diverse e piloti di categorie diverse? Una (o un) pilota che sta imparando a guidare una 600 può ritrovarsi in pista con il Campione del mondo Superbike, che sta testando una nuova versione della sua moto?

A nostro parere la risposta è no. Nelle prove così come nelle qualifiche delle gare esiste un tempo massimo, oltre il quale non ci si qualifica. Questo proprio per estromettere piloti troppo lenti, che potrebbero creare problemi agli altri ma anche a sé stessi.

Bautista ha affermato che “al momento” la Carrasco, che sta imparando a guidare una Supersport, e che quindi sarebbe meglio che, in attesa di incrementare le proprie prestazioni con una 600, corresse in pista con gli amatori. E’ proprio così sbagliato? In molti si sono scatenati sui social a favore della pilota spagnola, senza valutare attentamente le dichiarazioni di Bautista, ma soprattutto senza pensare alla sicurezza, che viene prima di ogni altra cosa e deve essere presa in considerazione prima che possa succedere qualche incidente. Con velocità molto diverse basta una minima incomprensione per causare un impatto che potrebbe avere gravi conseguenze.  

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