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Una parte della sinistra intellettuale coccola Cospito. L'analisi del prof. Campi

Il “caso Cospito” e il “caso Donzelli-Delmastro” visti dal politologo Alessandro Campi, professore di Scienza Politica nell’Università di Perugia e direttore della Rivista di Politica

Donzelli ha commesso un errore molto serio”. È senza sconti il giudizio espresso dal politologo Alessandro Campi sulle parole pronunciate nell’Aula della Camera dal deputato di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli sul caso Cospito. Donzelli, alla Camera, ha utilizzato i contenuti di una relazione di polizia penitenziaria, non frutto di intercettazioni quindi non coperta da vincolo di segretezza, per attaccare gli avversari del Pd.

IL CASO COSPITO CHE DIVENTA UN “CASO DONZELLI”

Qualche giorno fa il deputato, coordinatore nazionale di Fratelli d’Italia e vicepresidente del Copasir, intervenendo sulla costituzione di una commissione Antimafia ha detto: “Io voglio sapere se la sinistra sta dalla parte dello Stato o dei terroristi”. Questo perché, come è emerso da una relazione del DAP (il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria), della quale Donzelli era stato informato dal suo compagno di partito (e di casa) Andrea Del Mastro, sottosegretario al Ministero della Giustizia, il detenuto anarchico Alfredo Cospito avrebbe parlato con Francesco Di Maio, del clan dei casalesi, dell’abolizione del carcere duro, il 41bis. “Dev’essere una lotta contro il 41 bis’”, avrebbe detto Cospito a Di Maio. Lo stesso giorno, il 12 gennaio 2023, Cospito ha incontrato in carcere i parlamentari Serracchiani, Verini, Lai e Orlando.

UN ERRORE FRUTTO DI UN RAPPORTO ACERBO CON IL GOVERNO

“In molti hanno spiegato a Donzelli il suo errore – ha detto il politologo Alessandro Campi, direttore della Rivista di Politica, nel corso della trasmissione Omnibus su La7 -, forse è ancora poco avvezzo ai meccanismi della dialettica politica da forza di governo e non di opposizione, e non ha ancora ben chiaro che certe cose non si possono fare. Non mi sembra che qualcuno gli abbia fatto sconti, poi è chiaro che scatta una difesa d’ufficio legittima, la stessa che scatterebbe a sinistra quando la maggioranza si deve difendere”. Il problema, dunque, sarebbe una certa inesperienza istituzionale di Giovanni Donzelli in particolare, e della classe politica di FdI in generale, in relazione alle posizioni di governo. “C’è un problema serio che il centrodestra dovrà fare oggetto di riflessioni: nel momento in cui hai nelle tue mani la guida dello Stato, parlo soprattutto di Fratelli d’Italia, devi cambiare mentalità. Non sei più la piccola opposizione, gli elettori ti hanno voluto al governo del paese e quindi devi avere comportamenti che sono totalmente diversi – sottolinea Campi, editorialista del Messaggero e del Mattino -. Aggiungo doppiamente diversi se sei una forza di destra che quindi tradizionalmente rivendica un fortissimo senso dello stato e delle istituzioni. Quindi se vuole il comportamento di Donzelli è doppiamente grave”

PERCHÈ ALFREDO COSPITO È AL 41 BIS

Il “caso Donzelli” ha avuto la funzione di spostare l’attenzione dal cosiddetto “caso Cospito”. Alfredo Cospito è detenuto da 10 anni per la gambizzazione, nel 2012, dell’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi. L’attentato fu rivendicato dal Nucleo Olga della Fai con una lettera inviata al Corriere della Sera. Gli investigatori considerano Cospito, che fu arrestato subito dopo la gambizzazione, uno dei leader internazionali della Fai – Federazione anarchica informale. Lo scorso maggio per Alfredo Cospito è stato disposto il 41-bis per quattro anni e, in forma di protesta, da tre mesi è in sciopero della fame. “Però attenzione a non perdere il cuore di questa vicenda – sottolinea Campi, professore di Scienza Politica nell’Università di Perugia -. Il nodo è che un paese che ha conosciuto nella sua storia recente per lo meno quattro forme diverse di terrorismo, terrorismo della galassia brigatista, terrorismo della galassia nera, il terrorismo di Stato e il terrorismo mafioso, non può permettersi di giocare e separarsi su queste questioni delicate”.

NON C’È ROMANTICISMO NELLA LOTTA VIOLENTA

La galassia anarcoinsurrezionalista è l’ultima formazione di lotta politica violenta ancora esistente sul territorio italiano. Erano di matrice anarchica gli attentati al cantiere della Tav. “Va bene fare battaglie di civiltà giuridica però attenzione a creare un alone politico romanticismo intorno a una figura che non la merita. Gli aspetti umanitari sono una cosa, gli aspetti politico-simbolico sono tutt’altra cosa – continua Campi -. Il signore di cui parliamo, e per il quale invochiamo non spietatezza di Stato ma intransigenza di Stato, è un teorico dichiarato della lotta armata che in questo momento non può essere fatto passare come un combattente di nobile tradizione anarchica che si oppone a uno Stato repressore e spietato, perché non è questa la logica”.

NESSUNA LEGITTIMAZIONE CULTURALE ALLA VIOLENZA

Il politologo ospite di Omnibus stigmatizza una parte del mondo intellettuale di sinistra che in questi giorni sta sostenendo la cancellazione della misura del carcere duro per Alfredo Cospito. “C’è una rappresentazione mediatica che a sinistra in alcune frange va in questa direzione soprattutto in ambienti intellettuali che già in passato si sono distinti nel cercare di dare legittimazione culturale a posizioni che non lo meritano – ha aggiunto il direttore della Rivista di Politica -. C’è un paradigma antico in questo paese tale per cui quello italiano sarebbe uno Stato oppressore del dissenso. È una cosa che ci portiamo dietro dagli anni ’70. Ogni volta che si è dovuto opporsi giustamente con fermezza al terrorismo è stato necessario che lo si facesse con un accordo molto forte delle forze politiche”.

GLI INTELLETTUALI IN SOSTEGNO DI COSPITO (E CONTRO DONZELLI)

Diversi artisti, da Valerio Mastandrea a Jasmine Trinca, da Ascanio Celestini ai 99 Posse, hanno firmato un appello contro il carcere duro nei confronti di Alfredo Cospito e l’hanno inviata al ministro Nordio. “Quelli che ti vogliono spiegare che hanno letto le opere complete di Foucault e fanno le loro belle ricostruzioni sullo Stato che opprime i corpi, che devasta le opposizioni, che reprime il dissenso, dovrebbero porsi il problema di distinguere nettamente tra una pratica umanitaria, e qui lo Stato può essere clemente pur restando fermo, e l’idea che in questo momento ci sia un signore che da solo si oppone alla barbarie di Stato – ha concluso Campi -. Questa è una rappresentazione completamente falsa”. Insieme agli artisti della musica e del cinema hanno firmato un appello per il detenuto anche l’ex presidente della Corte costituzionale Giovanni Maria Flick, l’attore, musicista e scrittore Moni Ovadia, il filosofo Massimo Cacciari e don Luigi Ciotti. “L’Italia è un paese impegnato in un contesto internazionale difficile ed essendo chiaro che quelli sono mondi facilmente infiltrabili, c’è una rete internazionale che ha già portato ad attentati nei confronti di rappresentanti delle istituzioni italiane, attenzione che questo non alimenti un clima crescente di violenze che non possiamo permetterci alla luce della nostra storia recente”, ha chiuso Alessandro Campi.

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