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Riforma delle pensioni, continuano le proteste di massa contro Macron

Continuano in Francia gli scioperi e le proteste contro la riforma delle pensioni voluta da Macron. Ma il presidente tira dritto. Tutte le novità

Seconda giornata di sciopero generale e di mobilitazione popolare martedì scorso in Francia, dove oltre un milione di persone sono scese in piazza per scandire il loro secco no alla riforma delle pensioni con cui Macron intende innalzare l’età pensionabile da 62 a 64 anni. Ma il presidente tira dritto e la battaglia ora si sposta in Parlamento dove il partito di Macron dovrà raggranellare ulteriori voti per sterilizzare l’ostruzionismo delle opposizioni.

Sono stati 1,27 milioni secondo il Guardian i dimostranti scesi in piazza martedì, superando il numero raggiunto nella precedente manifestazione del 19 gennaio.

Come riporta la Cnn, 248 proteste si sono registrate in tutto il Paese secondo quanto ha riferito a BFM-TV Philippe Martinez, leader della più grande Confederazione sindacale di Francia, la CGT.

Scuole, mezzi di trasporto e settore energetico sono stati paralizzati dallo sciopero. L’operatore ferroviario nazionale SNCF ha reso noto che solo il 20% dei treni regionali ha circolato, mentre ben due terzi dei TGV, il servizio di treni ad alta velocità, sono stati cancellati, riferisce ancora la Cnn. Air France ha dal canto suo cancellato un volo su dieci a breve e media percorrenza.

Addirittura alcuni municipi, incluso quello di Parigi, hanno tenuto chiuse le porte, disorientando l’utenza.

È alla luce di questi risultati che Laurent Berger, capo del sindacato moderato CFDT, è convinto che il governo ora non può più ignorare la voce salita dalle piazze di Francia.

Il governo tira dritto

Il Presidente Macron e la Prima ministra Elizabet Borne non intendono affatto farsi condizionare. Il capo dell’Eliseo ha già ripetuto fino all’ossessione che i francesi “devono lavorare di più”, mentre Borne, in un’intervista con la radio France-Info andata in onda domenica, ha ribadito che la nuova età pensionabile “non è negoziabile”.

Del resto, come ricorda l’Ispi, l’età pensionabile francese “è fra le più basse in Europa (dove la media è di 65 anni)”, mentre le modifiche introdotte dalla riforma vengono ritenute “fondamentali per garantire un futuro finanziariamente sostenibile al sistema pensionistico nazionale”.

“Il nostro obiettivo”, ha dichiarato Borne, “è assicurarci che nel 2030 avremo un sistema che sia finanziariamente sostenibile”.

È la Cnn d’altro canto a ricordare che la Francia spende in pensioni il 14% del Pil, uno dei valori più alti registrati tra i Paesi Ocse.

Borne e il suo ministro del lavoro Olivier Dussopt hanno più volte insistito sulla filosofia generale del provvedimento che è, secondo quanto scriveva due settimane fa su Start Magazine Alberto Toscano, “salvare l’attuale sistema di garanzie sociali, minacciato a loro avviso del deficit del sistema pensionistico nazionale, che rischierebbe – in assenza delle misure in discussione – di aggravarsi nei prossimi anni fino a superare (nell’ipotesi ottimistica di una disoccupazione molto bassa) il livello dei 12 miliardi nel 2030 per poi sprofondare ulteriormente in un vortice di ‘rosso’”.

Cosa prevede la riforma delle pensioni in Francia

Come ricordava Toscano nel suo articolo, i punti chiave della riforma sono:

  • aumento dagli attuali 62 a 64 anni dell’“età legale” del pensionamento;
  • carattere progressivo di questo aumento (per cui si arriverà a 64 anni nel 2030);
  • aumento, sempre in forma progressiva, del numero di anni necessari ad avere la pensione piena (fino ad arrivare ai 43 anni di contributi nel 2027, anziché nel 2035 come previsto dalla legge oggi in vigore);
  • fine – per i futuri assunti – dell’eccezione costituita dai régimes spéciaux (come quelli presenti nel settore dei trasporti, con pensioni anticipate rispetto alle altre categorie);
  • deroghe per chi esercita mansioni usuranti;
  • misure a favore della ricostruzione delle carriere (tenendo anche conto dei “lavori di utilità collettiva”);
  • aumento della pensione minima, che sarà di 1.200 euro mensili lordi per chi abbia il massimo dei contributi.

Le barricate dell’opposizione

Niente affatto convinta dalle argomentazioni presidenziali, l’opposizione di sinistra ritiene che, più che da considerazioni di lungo periodo, il governo sia spinto alla riforma dalla preoccupazione per il bilancio di quest’anno e per un deficit che continua a sforare il target del 3% del Pil.

L’opposizione fa notare – osserva ancora Toscano  – che “il rapporto fra pensionati e lavoratori in Francia non è poi così sbilanciato (un over 65 ogni 2,1 persone occupate) se lo si confronta con quello italiano (1,7), dove l’età pensionabile è però già 67 anni”.

A fornire acqua al mulino dell’opposizione ci ha pensato poi il Consiglio consultivo sulle pensioni, un organismo indipendente, quando è andato in Parlamento a testimoniare che, come riferisce l’Afp, “la spesa pensionistica non è fuori controllo ma è relativamente contenuta”.

A irrigidire ulteriormente l’opposizione sono inoltre le conseguenze denunciate sugli equilibri di genere, non ultimo in quanto è stato uno stesso ministro del governo ad ammettere la settimana scorsa che la riforma “lascerà le donne un po’ penalizzate”.

La battaglia si sposta in Parlamento

La riforma approderà all’Assemblea Nazionale il 6 febbraio per la discussione generale. Non è possibile prevedere al moment l’esito dello scontro, visto che lo scorso giugno il gruppo centrista di Macron ha perso la sua maggioranza assoluta e può contare ora su 250 deputati su 577.

Come osserva ancora Toscano, la possibile soluzione per il governo “sta nel sostegno della destra neogollista dei Républicains (62 deputati), che è stato preannunciato nei giorni scorsi ma su cui continua a pesare qualche dubbio (anche perché diversi neogollisti non dovrebbero votare a favore)”. A tal proposito il giornalista ricorda che il nuovo leader del partito, Eric Ciotti, “si è attribuito il merito di aver spinto il governo a migliorare il disegno di legge (con l’età pensionabile a 64 invece che a 65 anni), ma è difficile immaginare che un sorriso di madame Borne gli basti a vestirsi da buon samaritano”.

Ma se anche questa via di uscita dovesse rivelarsi non praticabile, al governo non resterà che forzare la mano con il voto di fiducia, una scelta rischiosa che esaspererebbe senz’altro l’umore delle piazze.

Opinione pubblica contraria

Non giova certo al governo il calo di popolarità di ben cinque punti delle figure di Macron e Borne registrato in un sondaggio Odoxa per Public Senate Tv riportato dal Guardian.

Altri sondaggi mostrano chiaramente che il popolo francese è contrario al piano Macron e sostiene le proteste di piazza.

“Più dettagli i francesi scoprono della riforma, meno la sostengono”, ha dichiarato all’Afp il sondaggista dell’Istituto Ifo Fredric Dabi.

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