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La grandezza Paolina di Benedetto XVI è nella cristianità della Tradizione oltre la mediocrità dei nostri giorni – Agenpress

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AgenPress. Una Chiesa al centro della polemica è oggi sotto gli occhi di tutti. Con la morte del Pontefice emerito Benedetto si aprono diaspore profonde tra cultura e fede, teologia e filosofia, credenti e consapevolezza del credente. Oltre la antropologia popolare ci sono gli scritti e il pensiero di Benedetto XVI.

Benedetto è il continuatore della Chiesa di Paolo. Papa Francesco è la separazione la distanza la lontananza del mediterraneo viaggio dei popoli chiamato apostolato paolino delle Genti. Quindi distante da Benedetto. Alcuna continuità tra Benedetto e Francesco. Due mondi completamente agli antipodi sia sul piano culturale religioso che soprattutto mistico. Benedetto è un mistico. Francesco no assolutamente.

Bergoglio ha testimoniato e testimonia un papato in cui ha recuperato tutto il vuoto del relativismo esagerato dimostrando la sua mediocrità e la povertà filosofica e teologica del suo percorso dal 2013 ai funerali di un gigante erede unico di San Paolo e Agostino, di Kierkegaard e del misticismo di Maria Zambrano attraverso l’idea di Ragione, di Fede, oltre il sacro, e di Carità.

In Benedetto la filosofia di Giovanni Gentile e degli esercizi spirituali dei padri della chiesa in origine e il sacro sono oltre una antropologia della fede ma dentro l’umanesimo metafisico che tocca il punto cruciale della Verità in Speranza.
Un messaggio benedettino dal quale mai si è scisso il legame/rapporto tra filosofia, teologia, escatologia e ontologia. Francesco è distante disperatamente da questa profondità, perché non ha una formazione greco e latina, perché non una formazione della tradizione cristiana europea e il confronto colturale e di civiltà tra Orienti Occidenti e tra ortodossia eresia e misticismo.

Benedetto resta un pellegrino oltre il dubbio perché è dentro la verità del dubbio che diventa dubbio nella ricerca della verità. Se Kant è superato oltre ogni “ragione della prassi” ed Hegel è letto attraverso una fenomenologia dello spirito i padri del deserto sono la Via che conduce alla metafisica. Ma anche questa non basta perché la spiritualità non è solo metafisica perché è cristianità, ovvero è verità in Cristo.

La teologia da sola non si regge nella modernità mentre riesce a confrontarsi con il post cammino Vaticano II soltanto attraverso l’affermazione della Tradizione. È la Tradizione che supera ogni “logica” visione materialista e perché no marxista. Le ideologie sono dentro le teologie del progresso e Francesco lo testimonia.
La Tradizione non ha mai accolto alcuna ideologia, e tanto neno le norme dettate dal “progresso popolare” del Vaticano II, perché ha dentro di sé proprio l’ontologia dell’uomo come Essere. Ovvero Dio oltre i linguaggi del pensiero è Vivo nella misericordia, grazie alla Memoria greco e latina che focalizza la Identità, come ebbe a dire Goovanni Paolo II che sempre ascoltò Benedetto, nel suo dettaglio cristocentrico.

La speranza ci salverà. Non la prassi. Una linea di una cristianità comparata tra Occidente ed Oriente come sostenne Benedetto nel discorso di Ratisbona del 2006. Benedetto portò la Tradizione innovandola nella Tradizione fondante. Aspetto che non volle capire o seguire Francesco sia sul piano culturale che religioso teologico mistico.
Credere non è teologia. È Fede nel mistero e mistero nel Sacro dell’uomo che vive di una fenomenologia ontologica.

La Chiesa di oggi non ha lungimiranza perché ha smesso di far dialogare la Cultura con la Fede. Ovvero la conoscenza, anche come storia, con la ontologia in Cristo. Siamo all’antico problema annunciato proprio da Benedetto quando sottolinea l’importanza tra Ragione e Fede, tra ricerca e consapevolezza, tra umanità e divinità.

I saperi portano alla sapienza. San Paolo e Agostino, appunto. Maestri della Chiesa completamente dimenticati e che Benedetto aveva posto al centro del suo apostolato, sono i riferimenti nella modernità che non conserva ma innova il senso evangelico della Tradizione.

Non si può fare a meno del pensiero di Benedetto soprattutto in una chiesa disgregata nelle sue radici e nella percezione di un Tempo che cambia dentro la storia ma anche tra il mistero e la misericordia, la capacità di interagire tra popolo e civiltà e la devozione tra le diverse chiese tra Occidente e Oriente Mediterranei e Atlantismo senza incorrere in compromessi e discordanze.

Benedetto fu il garante in una geopolitica delle religiosità di un Cristianesimo in cui la Croce vive la Redenzione nella rivoluzione del Risorto. Questa è Tradizione verso e nella Verità. Un testamento che la Chiesa dovrebbe seguire non sulla scia di una teoria della logica, ma sulla pienezza delle eredità e della identità escatologica vera.

Pierfranco Bruni 

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