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Cosa succede nella corsa al litio in Africa

L’Africa potrebbe diventare il nuovo polo mondiale del litio, un metallo critico per le batterie. La Cina, però, è già in vantaggio sull’Occidente

È il Financial Times con un lungo articolo a raccontare della corsa al litio in Africa, continente che potrebbe diventare presto uno dei maggiori produttori al mondo del minerale critico per le batterie elettriche e per la transizione energetica e che, proprio per questo, è al centro di una serrata competizione tra Cina e Occidente su chi farà gli investimenti necessari ad aprire nuove miniere e realizzare le infrastrutture necessarie per trasportare il litio nei porti africani e di qui alle destinazioni finali.

Africa stella nascente nel mercato globale del litio

Secondo i dati di Trafigura l’Africa potrebbe essere in grado di fornire di qui al 2030 un quinto del litio mondiale; come sottolinea Susan Zou, analista di Rystad Energy, il continente potrebbe diventare una “stella nascente nel mercato globale del litio”.

Il risultato della corsa al litio è evidente in luoghi come il villaggio di Uis in Namibia, dove un leader dell’industria mineraria come la londinese Andrada ha costruito un impianto pilota che potrebbe essere in grado di estrarre i primi quantitativi di litio all’inizio di quest’estate. Il chief executive di Andrada, Anthony Viljoen è convinto che la nuova miniera sarà “globalmente significativa” tanto per il litio quanto per gli altri minerali necessari alla transizione ecologica.

Ma la Namibia e player occidentali come Andrada non sono gli unici attori in campo in Africa. Il mese scorso nella località di Arcadia, nello Zimbabwe, è cominciata la produzione nella prima miniera cinese, acquistata nel 2021 da Huayou Cobalt per 422 milioni di dollari.

Tale è l’attenzione per il litio africano che recentemente ha attirato due visitatori illustri, ossia il Commissario Ue al mercato interno Thierry Breton, zar della strategia dell’Unione per assicurarsi le materie prime critiche, e l’inviato dell’Amministrazione Biden alla sicurezza energetica, Amos Hochstein.

Visitando Uis, Breton ha cantato le lodi di “una delle potenzialmente più grandi miniere di litio al mondo”. Dal canto suo Hochstein ha auspicato che questo business non sia concentrato nelle mani di pochi ma sia baciato da una robusta dose di concorrenza.

Un ingombrante competitor, la Cina

Peccato che, come sottolinea al Financial Times Russell Fryer, direttore esecutivo di Critical Metals, i cinesi stanno arrivando prima di tutti. “Sono già lì. È già successo”, è il commento di Fryer.

A titolo esemplificativo, Pechino ha già messo un piede a Uis in Namibia con un investimento piccolo ma simbolico in Askari, società australiana che a Uis sta conducendo le attività di esplorazione.

Nella corsa al litio africano, Pechino può far valere la sua illimitata capacità di investimento e il suo vantaggio competitivo nel comparto della raffinazione di quel minerale, che vede già la Cina assicurarsi, secondo i dati dell’International Energy Agency, il 58% delle capacità globali di raffinazione, che ne fanno il destinatario naturale del litio estratto nel continente.

Come dichiara al Financial Times Bernard Aylward, Chief Executive di Kodal Minerals, “è evidente che l’Africa è più vicina all’Europa e che trasportare il prodotto lì avrebbe un senso economico, ma la Cina ha già realizzato una gran quantità di infrastrutture” che la predispongono naturalmente a beneficiare dei prodotti delle miniere africane.

Dovendo fare i conti con l’ingombrante presenza degli investitori cinesi, pronti a fare affari senza scrupoli, gli attori occidentali puntano a presentarsi come alternativa socialmente responsabile. Per dirla con le parole di Nusrat Ghan, responsabile per il Regno Unito del procacciamento dei minerali critici, le controparti africane “ci vedono come arbitri imparziali, come qualcuno che può portare in dote la più grande trasparenza”.

Problemi africani

Al di à della competizione tra Occidente e Cina, la sfida di fare dell’Africa un polo globale del litio deve fare i conti con una serie di ostacoli presenti nel contesto, che vanno dalla mancanza di infrastrutture di trasporto, alla corruzione, ai capricci della politica.

Ne sa qualcosa la società australiana Avz Minerals, bloccata in una battaglia legale con l’azienda statale cinese Zijin Minerals per i diritti di sfruttamento della miniera di Manomo nella Repubblica Democratica del Congo. Ne sa qualcosa anche la Atlantic Litium, la società londinese titolare dei diritti di una miniera ghanese, che è stata accusata di aver corrotto alcuni funzionari di governo.

Ma il vero collo di bottiglia per l’Africa è rappresentato dalla carenza di infrastrutture, che rende difficile per Paesi senza sbocchi marittimi come lo Zimbabwe trasportare il litio verso i mercati globali.

L’inviato di Biden Hochstein ha dovuto lavorar sodo perché si avviassero i lavori del cosiddetto Corridoio di Lobito, ossia una sezione di una ferrovia che attraverserà il continente in direzione della costa atlantica dell’Angola passando attraverso la ricca regione mineraria di Katanga nella Repubblica Democratica del Congo e le ben nutrite miniere di Dar es Saalam in Tanzania.

“Stiamo usando i minerali critici per incentivare il finanziamento di ferrovie e porti”, ha dichiarato Hochstein, aggiungendo che le infrastrutture realizzate potranno andare a beneficio di altri settori economici africani come l’agribusiness.

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