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Che cosa succederà tra Fincantieri, Msc e Wartsila

Dopo la decisione di Wartsila Italia di delocalizzare, convocato per il 27 luglio il tavolo al Mise tra istituzioni e la multinazionale finlandese. Il ruolo di Fincantieri

La crisi Wärtsilä approda sul tavolo del governo.

La multinazionale finlandese – specializzata nella produzione di grandi motori ad uso navale e per produzione elettrica–  che il 14 luglio ha annunciato la volontà di cessare l’attività produttiva nell’impianto di Bagnoli della Rosandra con conseguenti 450 esuberi intende centralizzare la produzione di motori 4 tempi a Vaasa in Finlandia.

Immediata e dura la reazione delle istituzioni del territorio e nazionali ma anche delle rappresentanze sindacali e datoriali come Confindustria. Dalla settimana scorsa i dipendenti si sono mobilitati in proteste contro la decisione di Wartisla di fermare la produzione a Trieste dopo aver ricevuto 60 milioni finanziamenti pubblici negli ultimi 6 anni (come ribadito dai sindacati) mentre la società dichiara di aver ricevuto solo 16,8 milioni.

Ma c’è allarme anche sul fronte committenza, con Fincantieri in primis. L’ad di Fincantieri avrebbe infatti manifestato l’intenzione di interrompere le collaborazioni strategiche per l’innovazione di prodotto su motori green con Wärtsilä, non ritenendo di poter continuare la partnership. Timori rilanciati successivamente anche da Msc.

Nel frattempo il ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, ha convocato per il 27 luglio l’incontro al Mise con il ministro del Lavoro Andrea Orlando, i rappresentanti italiani e internazionali del gruppo finlandese, i sindacati e il governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga. A quanto risulta a StartMag, in quest’incontro sarà ribadita dal Ministro la necessità di ritirare il piano e la società confermerà che all’interno della procedura avviata con la nuova legge offre la disponibilità a cooperare per trovare le migliori soluzioni. Quindi nessun ritiro del piano.

Tutti i dettagli.

LA DECISIONE DI WARTSILA

Il 14 luglio Wärtsilä ha annunciato un piano per ottimizzare la produzione di motori in Europa riducendo la nostra fabbrica a Trieste, in Italia, e centralizzando la produzione di motori a 4 tempi a Vaasa, in Finlandia.

L’esigenza dell’azienda parte da un ripensamento della presenza industriale dal momento che Wartsila ha investito nel nuovo impianto in Finlandia. Anche se l’accelerazione e soprattutto l’aggravamento delle considerazioni su questa ristrutturazione è legato allo scoppio della crisi ucraina, che ha impattato l’impianto di Trieste che già andava un po velocità ridotta. E il rallentamento dell’attività rispetto al trimestre precedente è emerso dai risultati presentati il 21 giugno dal il presidente e ceo Hakan Agnevall.

Wärtsilä ha affermato che la chiusura dell’impianto comporterà un risparmio annuo di 35 milioni di euro entro il 2025.  Il sito si concentrerà, secondo i piani del gruppo, su Ricerca&Sviluppo, vendita, assistenza e formazione, project management, sourcing. Pertanto i 550 dipendenti che restano a Trieste nella parte R&D e commerciale potrebbero aumentare nei prossimi anni.

“La nuova organizzazione non avrà impatto sul portafoglio motori di Wärtsilä e “la supply chain rimarrà in gran parte immutata, compresi i fornitori italiani”.

Quindi l’azienda, che ha circa 200 sedi in 68 paesi, ha anche promesso che “le discussioni tra i rappresentanti dei dipendenti, le autorità e le istituzioni italiane inizieranno in linea con la legislazione italiana”.

IL FUTURO PER TRIESTE

Ma a rischio ci sono circa 450 addetti sui circa 970 occupati nell’impianto italiano. Oltre le ricadute sull’attività di numerose ditte esterne.

LA MINACCIA DI FINCANTIERI

La prima grande azienda ad aver tuonato contro la decisione di Wartsila è stata Fincantieri. Di recente proprio il gruppo navale di Trieste ha ammodernato le navi da crociera di lusso di Windstar proprio con i motori eco di Wärtsilä.

Fincantieri avrebbe intenzione di interrompere collaborazioni strategiche per l’innovazione di prodotto su motori green con la Wartsila, non ritenendo di poter continuare la partnership con il gruppo finlandese. Lo avrebbe detto l’ad di Fincantieri, Gianroberto Folgiero, secondo quanto apprende l‘Ansa, nel corso di un incontro svoltosi il 19 luglio tra i vertici dei due gruppi, sollecitato da Fincantieri, in seguito alla vertenza Wartsila seguita dal governo e dalle istituzioni del Friuli Venezia Giulia.Oltre a quella descritta, sarebbe un’altra la tematica sul tavolo: Fincantieri avrebbe prospettato l’intenzione di valutare tutte le azioni di natura legale, contrattuali ed extracontrattuali, per proteggere i propri interessi. Il riferimento è agli ordini assegnati allo stabilimento Wartsila di San Dorligo della Valle e al piano previsto delle consegne. Ma in realtà Wartsila serve e supporta Fincantieri, come tutti gli altri grandi clienti, da diversi siti in giro per il mondo.

Anche se la decisione di interrompere i contratti in essere potrebbe comportare per il gruppo guidato da Folgiero penali da una parte e ritardi nella produzione dall’altra.

I TIMORI DI MSC

Preoccupazione anche in casa Msc manifestata attraverso le parole di Pierfrancesco Vago, Executive Chairman della Divisione Crociere del gruppo Msc e presidente di Clia, l’associazione crocieristica internazional. Nella nota diffusa Vago spiega di condividere “le preoccupazioni espresse dall’ad di Fincantieri in merito alle eventuali ripercussioni che la chiusura della linea produttiva di Wärtsilä a Trieste potrebbe generare sulla cantieristica italiana. Per l’intero settore crocieristico e per il gruppo Msc – la cui divisione crociere ha commesse importanti presso lo stabilimento di Monfalcone vicino a Trieste per la costruzione di nuove navi – la chiusura dello stabilimento di Wärtsilä sarebbe una perdita estremamente rilevante”.

LA POSIZIONE DI CONFINDUSTRIA

Addirittura il presidente di Confindustria Alto Adriatico Michelangelo Agrusti si è schierato contro il proprio associato e a favore dei sindacati.

Già il 14 luglio Agrusti aveva dichiarato che “le proprietà non hanno sempre ragione: questi sono ragionamenti che fanno le multinazionali, soprattutto in Italia”, ha aggiunto. Il presidente di Confindustria AA ha garantito che “il mondo del lavoro e dell’impresa di questa regione farà di tutto, insieme” per evitare che quella della Wartsila sia una “decisione definitiva”.

LA MOBILITAZIONE DEI LAVORATORI

E venerdì i lavoratori della multinazionale finlandese si sono presentati in piazza Unità a Trieste per chiedere tutele per la Wartsila e, in generale, per l’industria triestina in generale, “perché la città non può vivere solo di commercio e turismo”. A sostenerli i sindacati confederali.

COSA PREVEDE LA LEGGE IN MATERIA DI DELOCALIZZAZIONI

Nel frattempo, dal 14 luglio è partito ufficialmente il countdown dei 90 giorni della procedura dei licenziamenti.

E la presentazione del piano non inficia la negoziazione dal momento che l’apertura della procedura è l’inizio della trattativa. La procedura di informazione e consultazione preventiva prevista dalla legge di Bilancio 2022 (articolo 1, commi 224-236, della legge 234/2021) prevede che ci siano 60 giorni in cui l’azienda prepara e presenta un cosiddetto remediation plan, cioè un piano, un programma di rimedi e aggiustamenti per mitigare l’impatto della chiusura. Prevede altri 30 giorni di discussione e negoziazione per poi arrivare a delle ipotesi più dure, tipo lunghi periodi di cassa integrazione e licenziamenti collettivi nel caso in cui non si fosse raggiunto l’accordo.

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