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Ambiente e guerra del gas: ecco perchè l’Italia deve accelerare sull’elettrificazione

Il governo Draghi sta moltiplicando gli sforzi per ridurre la dipendenza del nostro Paese dal gas russo, stringendo accordi di fornitura con altri Paesi e aumentando le scorte in vista del prossimo inverno. Proprio la fiammata dei prezzi del gas conferma però l’opportunità di ripensare in modo green i consumi energetici di famiglie e imprese. Ecco perchè, dopo aver analizzato come tagliare il costo delle bollette e come leggerle con occhi esperti, proseguiamo questa guida sull’energia in collaborazione con Enel, soffermandoci sui vantaggi della elettrificazione e di un maggior ricorso alle rinnovabili soprattutto nel mondo post globalizzazione che potrebbe seguire alla guerra in Ucraina.

 

Le nostre case? Meglio full electric”, verdi e più intelligenti”

Caldaie elettriche, pompe di calore, sistemi di raffrescamento e piastre a induzione: sempre più famiglie scelgono lelettricità rispetto ad apparecchi alimentati con combustibili fossili tradizionali. Ma la posta in gioco è molto più ampia e consiste nella progettazione di case green, direttamente full electric”, che cioè adottino lelettricità come unica fonte di energia; una scelta che oltre a migliorare la sicurezza comporta più efficienza e anche un notevole risparmio economico. Per gli edifici esistenti una occasione è invece offerta dal Superbonus 110%, così da migliorare sia la classe energetica (e quindi ridurre il costo della bolletta) sia la sicurezza, per esempio sotto il profilo sismico.

Ma le nostre case, complice i progressi dell’IOT (Internet of Things) e della domotica diverranno anche sempre più intelligenti. Questa trasformazione tecnologica apre a scenari molto ampi: il controllo da remoto dei sistemi di sicurezza, la possibilità di impostare gli elettrodomestici e i termostati in modo che si azionino da soli quando il costo dellelettricità è minore, ma anche la posa in opera di finestre in grado di autoregolarsi autonomamente in base alla luminosità.

 

La mobilità? Più Auto elettriche e smart cities 

Complici il sempre più radicato rispetto per l’ambiente dei millennials e il successo del fenomeno Tesla, la produzione di auto elettriche è ormai in cima agli obiettivi delle principali case produttrici mondiali. A ben guardare è, tuttavia, tutto il mondo a emissioni (quasi) zero pensato dall’istrionico Elon Musk che si sta materializzando: dalle smart cities al progetto Hyperloop, dai camion elettrici ai porti hi-tech. Partiamo dal trasporto su gomma: perché scegliere un’auto elettrica? Se è vero che nonostante gli incentivi la spesa iniziale resta notevole, ragionando in ottica di medio-lungo periodo è ormai acclarato che le auto elettriche hanno in media unefficienza energetica almeno tre volte superiore rispetto a veicoli con motore termico, e sono a emissioni zero. Una soluzione, quella delle e-car, che allo stato attuale sarebbe un ottimo antidoto per evitare il caro carburanti. Nessun problema poi dal punto di vista del “pieno”, dato che entro il 2023 le colonnine di ricarica installate sul territorio nazionale passeranno dalle attuali 13mila a quota 21mila . Proprio in questo ambito il Gruppo guidato da Francesco Starace ha elaborato la tecnologia V2G (Vehicle-to-Grid) che permette ai veicoli di riversare in rete lelettricità in eccesso eventualmente immagazzinata. In sostanza in questo mondo ogni auto elettrica diventa una “batteria su ruote”, uno scenario in cui i principi dell’economia circolare diventano i concreti vettori della transizione energetica. Il contrasto alle emissioni climalteranti interessa anche il trasporto pubblico, grazie a treni sempre più sostenibili e anche con gli interventi delle amministrazioni locali che adottano flotte di bus elettrici. Il traguardo saranno le smart city, cioè aree urbane dove il ricorso alla energia pulita e alle tecnologie digitali consentirà di ottimizzare i servizi e la sostenibilità, migliorando così la qualità vita dei cittadini. Un vantaggio per tutti.

 

Il mare? Porti verdi” e navi a emissioni zero

E dalla terraferma il discorso si sposta anche in mare, dove la rotta verso la decarbonizzazione è tracciata sia per quanto riguarda le navi a emissioni zero (già in via di sperimentazione, per esempio in alcuni servizi di linea tra Cina e Norvegia serviti da imbarcazione di piccole dimensioni) sia per gli scali portuali. Lo stesso Pnrr, peraltro, prevede di ammodernare i porti per rendere più verdi infrastrutture che sono strategiche per un Paese proteso come “un ponte” sul Mediterraneo qual è l’Italia. In questo senso e in chiave di trasformazione verde è molto promettente la tecnologia “cold ironing”, che permette di ridurre le emissioni navali in porto grazie alla connessione alla rete elettrica su terraferma, o persino di azzerarle se l’elettricità è ottenuta da fonti rinnovabili. Per raggiungere l’obiettivo di rendere davvero verdi i nostri porti occorrono però ancora alcuni accorgimenti: una road map nazionale con le relative priorità di intervento fino alla completa elettrificazione, una tariffa elettrica dedicata che renda il cold ironing” competitivo rispetto al ricorso ai motori di bordo, robusti finanziamenti pubblici e lo sviluppo di una maggiore intermodalità portiferrovie, peraltro importantissima anche per ottimizzare la logistica e il costo del trasporto delle merci. Tutti costi, per essere chiari, che invece soprattutto nel difficile contesto energetico attuale ricadono sui consumatori con pesanti rincari nel carrello della spesa. Tornando invece alla questione climatica, va ricordato che il settore marino è responsabile di circa 940 milioni di tonnellate di emissioni CO2 annue, pari a circa il 2,5% delle emissioni globali di gas serra; se non si prenderanno provvedimenti, tali emissioni rischiano di aumentare in modo significativo, tra il 50% e il 250% entro il 2050. 

 

Nel grafico le emissioni di CO2 derivanti dalla produzione di energia elettrica (t/GWh), 2014. Fonte: elaborazione The European House – Ambrosetti su dati C. Kennedy “Key threshold for electricity emissions”, EEA e OECD, 2018

L’industria e agricoltura? Il futuro è 4.0

Lelettrificazione rappresenta una grande opportunità anche per lindustria, come ad esempio dimostra la possibilità anche per una PMI di installare pannelli fotovoltaici accompagnati da sistemi di storage (ovvero di accumulo dellenergia), con cui sarà possibile soddisfare almeno una parte del fabbisogno energetico e quindi ridurre i costi di produzione, si pensi al riscaldamento in inverno o alla gestione del condizionatore nella stagione calda. Insomma, analogamente alla smart home il futuro in questo caso sarà la smart industry”, cioè un luogo di lavoro più sostenibile, con una gestione dei consumi più oculata e consapevole, efficiente nei suoi processi, flessibile e rispettosa della salute degli addetti. Ma la trasformazione 4.0 dà nuova forma anche all’imprenditoria agraria, posta davanti alla sfida di aumentare le rese dei terreni in modo sostenibile. In tale contesto un sistema integrato ed elettrificato consente la gestione efficiente delle risorse idriche, contribuendo così alla sostenibilità ambientale del pianeta: prova ne è lirrigazione intelligente, che oltre a ridurre gli sprechi dacqua permette anche lautoregolazione in base alle previsioni meteorologiche. A porsi al fianco di questo processo di digitalizzazione del lavoro nei campi c’è poi l’offerta di strumenti all’avanguardia come sensori Gps, droni o satelliti per il monitoraggio del terreno, così da garantire una semina più efficiente, preservando la biodiversità.

 

La sfida del clima e il caso Sardegna 

Nel soddisfare la stringente necessità di ridurre le emissioni per migliorare la salute del Pianeta e quindi la qualità della vita, in campo energetico resilienza e sicurezza vanno a braccetto. Lincremento della produzione energetica mediante fonti rinnovabili, integrato con laccumulo dellenergia – ricorda uno studio di The European House Ambrosetti e Fondazione Enel – consente di ridurre il fabbisogno di combustibili fossili, limitando quindi lesposizione geopolitica e la dipendenza da fattori esterni, proprio come il gas di Mosca. Un aspetto centrale a maggior ragione per un Paese come lItalia, che da un lato è dipendente dall’estero e dall’altro è basato su una economia sostanzialmente di trasformazione, o se vogliamo sull’eccellenza dei prodotti made in Italy. Secondo gli esperti lincremento della quota di elettricità rispetto al consumo energetico finale risulta vantaggioso nei casi in cui le emissioni derivanti dalla produzione di elettricità siano inferiori a 600 t/GWh CO2. L’Italia è già al di sotto di questa soglia, il che è un ulteriore elemento di analisi che consiglierebbe di puntare ancora più convintamente sulla strada dell’elettrificazione, l’unica in grado di unire i vantaggi ambientali ad una maggiore efficienza. Nel nostro Paese un caso di scuola dei benefici dell’elettrificazione è la Sardegna, che per le sue caratteristiche naturali (scarsa disponibilità di metano, ottima predisposizione al largo uso di fonti di energia rinnovabili grazie alla ventosità e all’irraggiamento) ha tutte le carte in regola per diventare una “green island”. Per una famiglia sarda scegliere la via dell’elettrificazione equivale infatti non solo ad abbattere i consumi energetici del 70% e le emissioni di gas serra del 80%, ma anche a ridurre la spesa energetica familiare annua del 50% circa.

 

-Qui il link alla prima puntata della guida su come risparmiare su luce e gas passando al Mercato libero

-Qui il link alla seconda puntata su come si legge la bolletta di casa

L’articolo Ambiente e guerra del gas: ecco perchè l’Italia deve accelerare sull’elettrificazione proviene da Nicola Porro.

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