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Vaccini Covid, non credo si possa più ignorare la questione degli effetti avversi

Peter Doshi, professore all’Università del Maryland ed editorialista del British Medical Journal, è uno degli scienziati più autorevoli che fin dall’inizio si è pronunciato con voce critica sulla pandemia Covid-19, invocando maggiore trasparenza e accesso ai dati grezzi per quanto riguarda i vaccini anti Covid-19.

L’ultimo suo lavoro in “pre print” è di particolare rilievo perché si basa sui dati degli studi clinici randomizzati di fase III controllati con placebo, consegnati alla Fda per l’autorizzazione al commercio dei vaccini mRna Covid-19 Pfizer e Moderna. Doshi e collaboratori hanno raccolto sia le segnalazioni di tutti i “serious adverse events” (Sae) che quelle relative ai “serious adverse events of special interest” (Aesi) il cui elenco è qui disponibile nei gruppi “placebo” e “vaccino”, utilizzando una metodologia validata ed approvata dall’Oms.

Con Pfizer si sono registrati 67,5 eventi avversi gravi ogni 10.000 soggetti nel gruppo che aveva ricevuto il vaccino, contro 49,5 del placebo, quindi un Rischio Relativo (RR) pari a 1,36 (IC 1.31-1.83), ovvero un 36% in più statisticamente significativo di Sae nei vaccinati. Per Moderna si sono registrati 136 Sae nel gruppo vaccino contro 129 nel placebo, con RR pari a 1,05, che non ha raggiunto la significatività statistica.

Per quanto riguarda gli eventi avversi gravi di particolare interesse (serious Aesi), i rischi per chi ha ricevuto il vaccino rispetto al placebo sono ancora più eclatanti: per Pfizer se ne sono registrati 27,7/10.000 nel gruppo vaccino e 17,6/10.000 nel placebo; per Moderna rispettivamente 57,3/10.000 e 32,3/10.000. Si tratta quindi un incremento del rischio di eventi avversi gravi – specie a carico del sistema cardiovascolare e della coagulazione – per i vaccinati con Pfizer del +57% e del +36% con Moderna.

In conclusione, facendo un bilancio complessivo “costi-benefici”, qual è stata l’efficacia netta dei vaccini? Si è avuta almeno una riduzione dei ricoveri totali, dato che si riducono quelli per Covid-19? Purtroppo no: nella sperimentazione con Moderna l’eccesso di rischio per eventi avversi gravi di speciale interesse (serious Aesi) nei vaccinati è stato pari a 15,1/10.000, superando di gran lunga la riduzione del rischio di ricoveri per Covid rispetto al placebo (6,1/10.000). Anche per Pfizer il bilancio è negativo: l’eccesso di rischio di serious Aesi per i vaccinati è stato di 10,1/10.000, contro una riduzione del rischio di ricovero per Covid-19 pari a 2,3/10.000 rispetto al placebo. In conclusione quindi con i vaccini anti-Covid non solo non c’è riduzione del contagio, ma il rischio di ricovero per eventi avversi gravi supera nettamente il minor rischio di ospedalizzazione per Covid-19!

Il problema degli eventi avversi in seguito alla somministrazione di questi prodotti credo non possa essere più a lungo ignorato: la nascita del “Comitato Ascoltami”, che raccoglie le testimonianze di persone danneggiate da vaccino, ne è un esempio lampante.

Sempre a proposito di eventi avversi, è veramente “imbarazzante” la sottostima che ne fa Aifa; l’ultimo Rapporto del 26 giugno, basato su un sistema di farmacovigilanza “passivo”, riporta infatti cento eventi avversi, di cui solo 18 gravi, ogni 100.000 dosi e – all’opposto di quanto registrato negli studi randomizzati e in sistemi di sorveglianza attiva – minori effetti dopo la seonda dose rispetto alla prima. Di contro il sistema di farmacovigilanza attivo presente negli Usa v-safe pubblicato il 28 ottobre ‘21 riporta per i 2 vaccini a mRNA, per centomila dosi somministrate: 68.600 reazioni locali e 52.700 sistemiche dopo la prima dose e 71.700 reazioni locali e 70.800 sistemiche dopo la seconda dose.

Prendendo in esame solo le reazioni gravi (“severe”/con impatto sulla salute), si registrano fra prime e seconde dosi ben 21.000 eventi/100.000 dosi, numeri lontani anni luce dai 18 eventi avversi gravi riportati da Aifa. Possiamo pensare che queste differenze siano ascrivibili a caratteristiche genetiche tali da garantire una “fibra” particolarmente resistente al popolo italico, o piuttosto riconoscere che siamo di fronte ad una sottovalutazione clamorosa della situazione?

Una disamina puntuale è stata fatta in questo documento della Commissione Medico-Scientifica indipendente e da parte nostra non possiamo che augurarci che le voci di medici e ricercatori indipendenti, quale quella di Peter Doshi, ma ancor più le voci delle vittime di eventi avversi, vengano finalmente prese nella giusta considerazione.

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