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Ue e Nato, contatti e divergenze tra Macron e Le Pen

Che cosa si dice in Francia tra Macron e Le Pen su Ue, Nato e non solo in vista del ballottaggio alle presidenziali

Francia-Nato. Un un rapporto mai lineare

La storia dei rapporti tra Parigi e la Nato non è mai stata semplice. Oggi Marine Le Pen non vuole uscire dall’Alleanza, ma dal suo comando militare integrato. È la dottrina De Gaulle del 1966. Non voleva una Francia sotto l’influenza americana in politica internazionale. Come dice Le Pen oggi. E la scelta – assicura la candidata del Rassemblement National – non implica in alcun modo la sottomissione a Mosca. Anzi, sostiene: l’autonomia francese consentirà a Parigi di riavvicinare Mosca all’Europa una volta raggiunta la pace in Ucraina, e sottrarla dall’abbraccio cinese. Un progetto non dissimile da Macron, in fondo.

Quando (e perché) De Gaulle uscì dal comando militare integrato

In una lettera al presidente americano Lyndon Baines Johnson, il generale De Gaulle scriveva: “La Francia si propone di recuperare sul suo suolo l’intero esercizio della sua sovranità, attualmente ostacolata dalla presenza permanente di elementi militari alleati o dall’utilizzazione che viene fatta del suo spazio aereo. La Francia si propone di cessare la sua partecipazione ai comandi integrati e di non mettere più forze a disposizione della Nato”. Erano i tempi della guerra Usa in Vietnam.

Quando – perché, e cosa accadde in 43 anni – torna Sarkozy a pieno titolo

L’assenza dal comando militare integrato decisa nel ’66 si prolunga quarantatré anni. Anni nei quali la Francia mai ha fatto mancare l’appoggio all’Alleanza, con la partecipazione diretta alle operazioni militari, dalla Bosnia ed Erzegovina, al Kosovo, all’Afghanistan. A quei tempi la Francia è inoltre il quarto Paese per contributi economici e militari all’Alleanza.

Rientra nel 2009 a pieno titolo il neogollista Sarkozy. Parigi si sente di essere le gambe, ma vuole essere anche la testa della Nato.”La Francia sarà più forte e influente, perché la Francia deve dirigere e non subire; perché noi dobbiamo essere là dove si elaborano le decisioni e le norme, non aspettare di fuori che ce le notifichino”. Il rapporto con gli Usa lo spiegò il premier Fillon: “Francia alleata ma non vassalla, fedele ma non sottomessa, sempre fraterna, ma mai subordinata”.

Il ritorno del 2009 nel comando integrato dell’Alleanza viene salutato anche dall’Osservatore Romano come scelta di difesa e di pace: la scelta di Sarkozy deve contribuire a dare alla cooperazione tra Nato e Ue l’efficacia necessaria per prevenire e risolvere le crisi del mondo moderno.

Marine Le Pen imita De Gaulle

E oggi che dice Marine? I dettagli sulla sua politica estera in caso di elezione li ha spiegati mercoledì in una conferenza stampa: “Semplicemente non metterò mai le nostre forze armate sotto un comando che non rientri sotto la sovranità nazionale francese, quindi né sotto un comando integrato della Nato, né sotto un futuro comando europeo”. Aspetti che la differenziano da Macron. L’attuale inquilino dell’Eliso propone proprio di creare un “Consiglio di sicurezza europeo” composto da “soldati, diplomatici ed esperti di intelligence, per consigliare i decisori europei”.

Promette Le Pen: “Eletta presidente, lascerò il comando integrato, ma non rinuncerò all’applicazione dell’articolo 5 del Trattato Nord Atlantico sulla sicurezza collettiva”. È l’articolo che prevede la solidarietà militare tra i membri dell’Alleanza se uno di loro viene attaccato. E, si impegna, “non appena la guerra russo-ucraina sarà finita e sarà stata risolta da un trattato di pace” a parlare a favore dell’attuazione “di un riavvicinamento tra Nato e Russia”.

Un sospetto anti atlantico aleggia su Le Pen

L’impressione di alcuni analisti è che per Le Pen la Nato sia una pericolosa alleanza guerrafondaia. La sua estensione agli ex paesi dell’Europa orientale – fonte della legittima preoccupazione di Putin – è causa indiretta della guerra in Ucraina. Per Macron – sostengono gli stessi osservatori – la Nato ha riscoperto, con la guerra in Ucraina, il suo significato primario: proteggerci dalla Russia.

Comunque sia Le Pen non pare volere lasciare il comando militare Nato prima della fine del conflitto in Ucraina. Ben più leave la posizione del terzo arrivato alle presidenziali, Jean-Luc Mélanchon. Già in passato sostenitore del Cremlino in ottica anti-Usa, vedrebbe una Francia completamente fuori da un’Alleanza guerrafondaia.

Di certo, tra i due finalisti, c’è che per identiche ragioni di sovranità nazionale e grandeur francese. Le Pen fa un passo indietro dal comando integrato – imitando De Gaulle –, Macron invece intende restarci – imitando Sarkozy.

I dubbi (passati) di Macron sulla Nato

Lo stesso Macron in un recente passato ha espresso più di un dubbio. Nel novembre 2019 diagnostica lo stato di “morte celebrale” della Nato. Sono gli anni di Donald Trump.

Della condizione comatosa ne vede la prova nel disimpegno americano nei confronti dei suoi alleati e nel comportamento della Turchia in Siria: “Stiamo assistendo a un’aggressione compiuta da un altro partner della Nato, la Turchia, in un’area in cui sono in gioco i nostri interessi”. Macron si interroga sul futuro dell’articolo 5 del Trattato: “Se il regime di Bashar al-Assad decide di vendicarsi contro la Turchia, ci impegniamo?”. Le osservazioni gli valgono critiche tra i gli alleati. Soprattutto tedeschi. Poi, altre frizioni. Nel giugno 2020, Ankara è accusata di essersi opposta ai controlli delle navi dell’Alleanza su navi sospettate di aver violato l’embargo sulle armi delle Nazioni Unite in Libia. Tra una nave turca e una francese si verifica un grave incidente. Nel maggio 2021, il presidente francese accusa nuovamente la Turchia: “Solidarietà tra alleati implica doveri, responsabilità gli uni verso gli altri. Ciò presuppone di non perseguire interessi nazionali in conflitto con gli interessi di sicurezza degli altri alleati, come talvolta è avvenuto negli ultimi anni in Siria, Mediterraneo orientale, Libia, Caucaso”.

L’invasione russa dell’Ucraina ha cambiato molto l’approccio

Oggi Macron conta sull’Alleanza atlantica per risolvere il conflitto che si gioca alle porte dell’Europa. Ma si sforza di mantenere un canale diplomatico aperto con Mosca. Ha bisticciato con la Polonia per questo. Si è smarcato da alcuni giudizi di Biden. Il presidente Usa definisce l’inquilino del Cremlino “dittatore” e “macellaio”? Macron si sfila e critica Washington per l’escalation verbale che gela la diplomazia.
Biden parla di genocidio in Ucraina? Macron prende le distanze: “Bisogna stare attenti a quel che si dice”, per essere in grado di “fermare la guerra e ricostruire la pace”. Le parole dell’Eliseo deludono Zelensky.

Macron e Le Pen, entrambi spendaccioni in difesa

I due candidati sono grosso modo d’accordo sul budget della difesa, che entrambi vogliono rivedere al rialzo: 50 miliardi di euro nel 2025 per Emmanuel Macron, 55 miliardi nel 2027 per Marine Le Pen. Parigi è tra i principali contributori dell’Alleanza.

Durante il vertice del 2014, tutti i membri della Nato avevano deciso di spendere almeno il 2% del loro Pil per la difesa entro il 2025. Secondo statistiche Nato l’obiettivo è raggiunto da Grecia (3,82%), Stati Uniti (3,52%), Croazia (2,79%), Regno Unito (2,29%), Estonia (2,28%), Lettonia (2,27%) , Polonia (2,10%), Lituania (2,03%), Romania (2,02%) e Francia (2,01%).
Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, Berlino aumenta la spesa per la difesa nel solo 2022 di 100 miliardi di euro. Portando la spesa per la difesa dall’1,53% a oltre il 2% del Pil.

Sotto Macron, la spesa per la difesa è già aumentata di 1,7 miliardi di euro ogni anno dal 2017 per raggiungere quest’anno i 40,9 miliardi di euro.

Europa, opportunità o problema?

“Vogliamo riformare l’Unione europea dall’interno, più ci libereremo dalla camicia di forza di Bruxelles rimanendo nell’Unione europea, più ci volgeremo verso il resto del mondo”, sostiene Marine Le Pen. Dice di voler “trasformare l’Unione Europea in un’Alleanza Europea delle Nazioni” per “salvare l’Europa”, insiste la candidata del Rassemblement National, durante la sua conferenza stampa dedicata alla diplomazia che vuole portare avanti se riesce a salire all’Eliseo. Rispetto a Macron, ammette: i nostri progetti sono diversi, “ma non sono due visioni, una pro-Europa e l’altra anti-Europa. Sono solo due visioni dell’organizzazione dell’Europa”, afferma il candidato del Rassemblement National.

“Voglio un’Europa della cooperazione che sia cooperazione liberamente consentita. Voglio un’Europa di Airbus, un’Europa di Ariane, un’Europa di una grande stazione di polizia, per esempio europea, in mare”, ha sostenuto mercoledì.

Per Emmanuel Macron, l’Europa è la soluzione. In difesa, una autonomia strategica comune, potenzierebbe anche progetti industriali comuni. Bene anche l’indebitamento comune per rilanciare le economie post Covid, la ricerca dell’autonomia energetica per non dipendere più da Mosca, la ricerca di una politica estera comune. Marine Le Pen intende rinegoziare o abbandonare diversi trattati commerciali. Macron, spinge per coinvolgersi maggiormente negli affari mondiali. Anche attraverso il commercio e con il rischio degli eccessi del libero scambio.

Sfumature su Schengen

Quest’anno, a differenza del 2017 per Marine Le Pen, entrambi vogliono rimanere nell’area Schengen a condizione di riformarla. Macron ha proposto di creare un consiglio specifico e rafforzare il sistema di Frontex per il monitoraggio dei confini europei.  Le Pen vuole rinegoziare gli accordi di Schengen e ripristinare il controllo alle frontiere che sarebbe garantito, invece, ai cittadini Ue. Intende far prevalere la Costituzione francese sui testi europei.

Le Pen: Cina e altri (ma non la Germania) membro permanente del Consiglio di sicurezza Onu

Marine Le Pen vuole aumentare il numero dei membri permanenti – con diritto di veto – del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Cita l’India, ma anche un rappresentante dell’Africa e uno del Sud America come potenziali nuovi membri. Ma nessuna concessione a Berlino: “Interromperò il sostegno francese alla rivendicazione tedesca di un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”, ha affermato il candidato di estrema destra. Afferma di “non avere ostilità verso” la Germania ma indica “interessi divergenti”.

Parigi-Berlino, bisticci lungo il Reno

Critica Angela Merkel. Ritiene che la politica energetica e migratoria, “ma anche l’egemonia discreta e abile sull’Europa che ha guidato, siano state particolarmente disastrose per l’Europa e per il suo stesso Paese”. Si dice “ben consapevole dell’interdipendenza economica tra Francia e Germania, e delle reciproche influenze culturali e di civiltà”, pur ritenendo che “ogni nazione ha il suo genitore, la sua tradizione politica e la sua organizzazione territoriale. “Io servirei come hanno fatto De Gaulle e Adenauer, poi Valéry Giscard d’Estaing e Helmut Schmidt, la riconciliazione franco-tedesca senza seguire, invece, il modello Macron-Merkel di cecità francese nei confronti di Berlino. È normale che Berlino difenda i suoi interessi e che noi difendiamo gli altri, cosa che il presidente Macron non ha fatto a sufficienza”, affila la candidata del Rassemblement National, prima di fare un esempio: “Non lascerò che la Germania distrugga l’industria nucleare francese”.

La politica asiatica

Gira il mappamondo e tocca la questione dell’Asia-Pacifico: “È da evitare il comportamento colpevole di alcuni leader consistente nel mostrare una sorta di sottomissione, anche per attirare turisti cinesi”. “Contribuiremo a garantire il rispetto del diritto internazionale, del diritto marittimo, anche da parte della Cina, nelle regioni del globo dove è presente la potenza francese. Siamo una potenza dell’Asia-Pacifico e dell’Asia-Oceania”, afferma la leader di estrema destra, dicendo di voler sviluppare una “partnership con Giappone, Corea e molti altri paesi”.

La politica Usa

“Ci guarderemo da qualsiasi seguito dell’amministrazione Biden, che ha bisogno di nemici per saldare i suoi alleati sotto il suo dominio”, dice Le Pen, sottolineando il desiderio di “equidistanza”. “L’equidistanza – spiega – che risulta da questa posizione indipendente consiste nel comprendere il mondo prima di giudicarlo attraverso gli occhiali miopi dell’ideologia, nel comprendere la geopolitica delle nazioni senza condannarla fin dall’inizio”. Anche Macron ha criticato Biden, specie sul difetto diplomatico con Putin.

Le Pen e la Russia

Le Pen, nota per le sue posizioni pro-Putin negli ultimi anni, affronta la sua posizione nei confronti della Russia e della guerra in Ucraina. Sostiene: “La realtà è che ho sempre difeso, nelle posizioni che ho preso, solo gli interessi della Francia ed esclusivamente gli interessi della Francia. Credo che anche in questo, mantenendo il dialogo con la Russia, ci fossero delle somiglianze tra la posizione di Emmanuel Macron e la mia”.
“Fino allo scoppio della guerra in Ucraina – prosegue – pensavo che fosse proprio nell’interesse della Francia riattaccare la Russia all’Europa, soprattutto per impedire alla Russia di stringere un’alleanza così stretta con la Cina: economica, energetica, forse domani anche militare e monetaria”. E una volta finita la guerra in Ucraina, la Francia avrà tutto l’interesse a rinnovare buoni rapporti diplomatici con Mosca.

Soldi da Mosca

In effetti Macron ha accolto Putin al Fort de Brégançon e si è recato a Mosca per cercare di convincerlo a rinunciare alla guerra. Le Pen è volata a Mosca nel 2017 e ha chiesto prestiti per la sua campagna a banche russe e ungheresi. Per quei due prestiti per spese elettorali – 9 milioni di euro da Mosca nel 2014, 10,6 milioni da Budapest nel 2022 – Le Pen la chiude così: “Non sono mai riuscita a ottenere un prestito in Francia”.

Affaire sanzioni. Le differenze tra i due

Macron continuerà “a sanzionare [la Russia] ogni volta che viene fatto un passo” nella guerra che ha generato in Ucraina. “Quando i civili disarmati vengono massacrati in questo modo, bisogna rispondere con fermezza”, ammette dal canto suo Marine Le Pen. Sostiene un’indagine dell’Onu sui massacri scoperti a Boutcha. Ma la candidata è molto più cauta sull’idea di moltiplicare le sanzioni contro il Cremlino: inciderebbero troppo pesantemente sul potere d’acquisto dei francesi. Si è quindi opposta a qualsiasi embargo europeo sul petrolio russo che potrebbe, secondo lei, “uccidere la nostra economia prima di quella russa”.

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