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Tutto su Dexter, il progetto Nato-Enea contro il terrorismo

Nasce Dexter, progetto finanziato dalla Nato e coordinato da Enea che mira a rafforzare la sicurezza delle persone e prevenire attacchi con armi o esplosivi in luoghi di affollati. L’articolo di Enrico Ferrone

 

L’11 settembre sarà ricordato dalla storia per degli integralisti assassini che hanno trasformato un giorno qualsiasi in un tragico evento in cui niente sarebbe rimasto come prima. Sono passati oltre 20 anni. Oggi quel momento satanico ha insegnato una maggiore cautela nell’affrontare la quotidianità con priorità diverse e sicuramente allarmate. Rivedere la sicurezza di chi sale su un aereo, su un treno o su qualsiasi mezzo pubblico oggi rappresenta per un paese civile un obiettivo necessario a garantire non solo l’incolumità dei cittadini ma anche proteggere le infrastrutture e tranquillizzare i visitatori; un dovere sociale e sicuramente anche economico.

Da queste prospettive nasce DEXTER -Detection of Explosives and Firearms to Counter Terrorism- finanziato dalla Nato e coordinato dagli scienziati dall’Enea – il cui presidente è Gilberto Dialuce- sotto la guida di Luigi De Dominicis, project director di INSTEAD. Gli altri enti protagonisti sono stati Fraunhofer, Tno e Onera.

La presentazione del programma DEXTER industry day è avvenuta presso la stazione Anagnina della metro A di Roma, che in questi mesi è stata il prezioso laboratorio per affinare le tecniche di individuazione di armi e materiale esplosivo, attraverso una complessa e preferibilmente non descrivibili sistemi di microonde, simili a quelle dei radar montati sui satelliti di osservazione della terra, ma ovviamente con capacità di penetrazione molto più leggere. Non nocive nemmeno a mamme in dolce attesa, come hanno tenuto a precisare i tecnici nel corso della dimostrazione. È una delle opportunità offerte dall’alta tecnologia impiegabili per proteggere le popolazioni e le opere pubbliche. Il piano nasce tre anni fa da una collaborazione di 11 organismi di ricerca di paesi aderenti all’organizzazione atlantica e quattro nazioni partner, tra cui l’Ucraina. È indubbiamente un’idea molto valida, che gli scienziati dell’Enea hanno saputo valorizzare con esperienza e competenza, destinata a modificare sostanzialmente il concetto di sicurezza e di tranquillità per gli inermi utenti dei mezzi pubblici principalmente ma anche di qualsiasi locazione considerata a rischio di attentati, perché attraverso sistemi di intelligenza artificiale, un dispositivo radar acquisisce e genera in tempo reale immagini di armi da fuoco occultate, utilizzando algoritmi di apprendimento automatico o con la spettroscopia per gli esplosivi. Questi dati acquisiti parallelamente dai diversi sensori che regolano il flusso dei dati generati, segnalano e inviano gli allarmi della minaccia identificata. L’operazione può avvenire a diversi metri di distanza, con una probabilità di successo al momento dichiarata superiore al 99%; La qualità delle immagini poi è data dalla finezza degli strumenti che si utilizzeranno.

Ora poi c’è la fase più delicata, quella della industrializzazione dei sistemi. Questa condizione determinerà il costo e la tempistica perché gate di aeroporti, terminali di autobus, o zone affollate siano messe in sicurezza. Ma si tratta di scelte significative. Se si vuol ottenere un buon risultato bisogna investire: in tecniche e in ricerca applicata. Il che sarebbe anche una grande opportunità di posti di lavoro qualificato e di un’esportazione di alto pregio.

La sicurezza è un costo. Ma può rappresentare anche un prezioso investimento se si desidera garantire la sicurezza dei cittadini e rendere appetibili le zone in cui i rischi possono essere più alti. Un Paese che, come l’Italia, vanta di avere industrie di hi-tech dovrebbe avere come primo obiettivo spendere risorse in questo settore. Non solo nella sua definizione.

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