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Tutte le ultime sintonie tra Russia e Turchia

Esportazioni, energia e guerra in Siria. Tutti gli accordi e disaccordi emersi dall’incontro a Sochi tra Putin ed Erdogan, che apre – come ha detto il presidente turco – “una pagina molto differente nelle relazioni” tra i due Paesi. L’articolo di Marco Orioles

 

Stavolta non c’è stato spazio per sgarbi o scortesie come è accaduto appena il mese scorso quando, vedendosi a Teheran per un vertice trilaterale col presidente iraniano Raisi, Erdogan fece attendere Putin per un intero minuto davanti all’occhio attento e impietoso di telecamere e reporter.

Una nuova pagina per le relazioni russo-turche

Nel loro incontro di ieri nel resort di Sochi sul Mar Nero – la seconda volta in meno di un mese in cui i due leader si parlano a tu per tu – il presidente russo e quello turco hanno invece concordato, parola di Erdogan riferita da Euronews, di “aprire una pagina molto differente nelle relazioni russo-turche” e di sviluppare ulteriormente, come recita il comunicato congiunto siglato dopo oltre quattro ore di confronto, la cooperazione nelle industrie dei trasporti, dell’agricoltura, della finanza e delle costruzioni.

“Il mondo ci sta guardando”

Ambedue i leader erano consapevoli dell’importanza del rapporto reciproco nel momento in cui la Turchia sembra essere l’unico interlocutore in grado di svolgere un ruolo costruttivo relativamente alla guerra che Mosca sta combattendo con l’Ucraina. “Oggi, naturalmente, gli occhi del mondo sono su Sochi”, sono le parole di Erdogan riportate dall’Associated Press; “ci stanno seguendo, domandandosi cosa venga discusso e deciso a Sochi”.

L’accordo sui cereali

Come si legge nella dichiarazione congiunta, riportata anche dal Corriere della Sera, durante l’incontro “è stata sottolineata la necessità di garantire la piena attuazione dell’accordo sul pacchetto di Istanbul in conformità con il suo spirito e la sua lettera, compresa l’esportazione senza ostacoli di grano, fertilizzanti e materie prime russe per la loro produzione”.

Ma al di là della sua importanza per scongiurare una carestia nel Terzo Mondo, l’accordo di Istanbul che ha sbloccato la commercializzazione dei cereali ucraini e russi è di vitale importanza anche per la Turchia che dipende fortemente dai due Paesi per il suo approvvigionamento alimentare.

Come riferisce Reuters, dalla Russia era giunto infatti nel 2021 il 56% di tutte le importazioni turche di grano, per un valore di 2,24 miliardi di dollari, da rapportare agli 861 milioni di dollari di cereali provenienti dall’Ucraina.

Le intese sull’energia

Molto importanti a Sochi sono state le intese sull’energia, con i due leader che avrebbero concordato, secondo quanto dichiarato dal Vice primo ministro Aleksander Novak, di cambiare il sistema di pagamenti del gas russo importato in Turchia adottando il rublo.

Sempre a proposito di energia, Putin ha dichiarato che il gasdotto Turkstream continua a operare a pieno regime “a differenza di ogni altra rotta da cui transitano i nostri idrocarburi”. È per questo motivo, ha aggiunto il capo del Cremlino con una punta di malizia, “i partner europei dovrebbero essere grati alla Turchia perché assicura il transito ininterrotto del nostro gas nei mercati europei”.

Nell’agenda dei colloqui è entrata anche la centrale nucleare di Akkuyu nel sud della Turchia che il colosso russo Rosatom ha cominciato a costruire alla fine del 2017. Nel rimarcare l’importanza del progetto Erdogan ha auspicato che esso venga completato nei tempi previsti, ossia entro il 2023, quando la centrale comincerà a fornire circa il 10% del fabbisogno energetico turco.

Posizioni distanti sulla Siria

Restano distanti invece le posizioni sulla guerra in Siria, nonostante i due leader abbiano “riaffermato la propria determinazione ad agire in coordinamento e solidarietà nella lotta contro tutte le organizzazioni terroristiche”. E qui si tratta di intendersi su cosa rappresenti per le due parti un’organizzazione terroristica, visto che la Russia in Siria agisce di concerto con il dittatore Bashar al-Assad per reprimere ciò che resta delle formazioni ribelli mentre la Turchia intende lanciare l’ennesima operazione militare nel Nordest della Siria contro i guerriglieri curdi dell’Ypg, in una mossa osteggiata tanto da Putin quanto dagli iraniani.

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