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Tre livelli di spaccio, dosi in regalo ai clienti fedeli e il caro prezzi dettato dalla guerra • newsrimini.it

Tre diversi livelli di spaccio (a “decine di grammi”, a “centinaia” e a “chilo”), dosi in omaggio per fidelizzare la clientela – così da potersi rendere conto della “bontà” della cocaina -, e il timore che la guerra tra Russia e Ucraina potesse far lievitare i prezzi dello stupefacente. Durante i 16 mesi di indagini svolte dai carabinieri di Riccione, coordinati dal sostituto procuratore Luca Bertuzzi, sono emersi grazie anche alle intercettazioni tutti i dettagli di una fiorente attività di spaccio – soprattutto di cocaina, ma anche hashish – gestita quasi esclusivamente, a vari livelli, da albanesi residenti a Rimini, anche se la sede operativa è stata localizzata a Riccione.

I principali personaggi al centro dell’inchiesta della Procura di Rimini sono: un albanese di 32 anni (difeso dall’avvocato Tiziana Casali), colui che secondo gli inquirenti era in grado di movimentare ingenti quantitativi di cocaina, e due connazionali di 23 e 35 anni (difesi rispettivamente dagli avvocati Francesca Mazzoni e Massimiliano Orrù), affermatisi sul mercato dello spaccio per la loro reperibilità h24 e la loro “generosità” verso i nuovi clienti, che venivano conquistati anche attraverso la cessione di qualche dose omaggio a certificare la qualità dello stupefacente. Il 23enne e il suo braccio destro – che in un giorno ha preso contatti con la lista clienti del primo inviando oltre 200 sms – erano soliti occultare la cocaina in cespugli e fioriere, così da non dover fare continuamente avanti e indietro dalla loro base operativa. Un metodo che consentiva loro di risparmiare tempo e avere poche dosi al seguito. In questo modo, in caso di controllo da parte delle forze dell’ordine, potevano giustificare il possesso di qualche grammo come per uso personale.

I guadagni erano lauti ma il conflitto in Ucraina aveva messo in allarme gli spacciatori, che temevano un innalzamento dei prezzi dello stupefacente: “Sarà male anche per la roba, perché saranno bloccati i porti”, dice uno dei pusher. E l’altro risponde: “Un pezzo costerà 100… Sarà meglio comprarne un chilo da tenerlo lì di riserva”. “Sì, prendi un chilo, sotterralo e non toccarlo”.

In totale i carabinieri di Riccione, guidati dal capitano Luca Colombari, hanno recuperato due chili di cocaina e sequestrato una pistola calibro 38 con matricola abrasa, completa di munizioni, risultata rubata alcuni anni fa da un’abitazione in provincia di Modena. Tra gli spacciatori c’era chi non si faceva scrupoli a ricattare i consumatori, come nel caso di una giovane cocainomane, costretta dal suo pusher a pagare la dose con un rapporto sessuale. Ma c’era anche chi passava dalle minacce ai fatti: il 3 luglio del 2021 a Riccione, per esempio, un tunisino di 42 anni che non aveva saldato il conto era stato accoltellato davanti a un albergo. E’ da lì che è partita l’indagine dei carabinieri, che oggi su richiesta della Procura riminese ha portato all’emissione, a firma del gip Manuel Bianchi, di nove misure cautelari, di cui quattro in carcereCoinvolti nell’inchiesta anche padre e figlia, originari della provincia di Lecce. Il genitore è finito in carcere, mentre la 27enne è stata colpita dall’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria.

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