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Tim, Cdp, la rete e gli spettacolini di Vivendi

Che cosa ha detto a sorpresa Arnaud de Puyfontaine, Ceo di Vivendi, dopo aver firmato l’accordo per la rete unica Tim-Open. Fatti, parole e reazioni. Il corsivo di Gianluca Zappa

 

“Spettacolare intervista del capo di Vivendi, d’altronde tra i consulenti del gruppo francese c’è Andrea Pezzi vero?”.

E’ il sarcasmo per nulla festoso che circola stamattina tra ministeri e addetti ai lavori di Tim e non solo dopo la napoleonica intervista di Arnaud de Puyfontaine, Ceo di Vivendi (primo azionista di Tim con il 23,75%), al quotidiano la Repubblica.

“Vivendi è il più forte difensore degli interessi di Tim in questa partita”.”Mi faccio ambasciatore nel mondo di questo Paese meraviglioso, che ha tante affinità con la Francia”. “il nostro dovere è tutelare il valore e l’interesse dell’azienda”, ovvero Tim: sono alcune delle frasi “spettacolari” espresse da de Puyfontaine, numero uno del gruppo francese e consigliere di amministrazione del gruppo presieduto da Salvatore Rossi e guidato dall’ad, Pietro Labriola, poche ore dopo l’accordo tra tutti i soggetti interessati per la rete unica Tim-Open Fiber.

Frasi ad alto tasso di sicumera; la stessa sicumera dalla stessa la stessa Vivendi, e dallo stesso de Puyfontaine, quando erano contrari all’operazione ora approvata, infatti il numero uno di Vivendi nella stessa intervista oggi ammette che “per Vivendi non è stato facile scegliere di rinunciare all’idea di una Tim verticalmente integrata”.

E come in passato Vivendi voleva dettare la linea sulla rete, ora dopo aver cambiato idea vuole continuare a dettare napoleonicamente la linea.

“Guardi voglio essere molto chiaro sul tema del valore della rete: Vivendi non appoggerà mai la cessione della rete ai valori che lei ha citato (tra 17 e 21 miliardi, ndr), e questo nel migliore interesse di Tim”, ha sentenziato de Puyfontaine al quotidiano la Repubblica.

“Tra l’altro, a proposito delle stime a cui fa riferimento, non posso non notare che il fondo Macquarie ha acquisito la sua partecipazione in Open Fiber a multipli ben superiori (7,3 miliardi o 29 volte il margine operativo lordo, ndr). Penso quindi che la separazione della rete, e la conseguente creazione di una rete unica, sia l’opzione che potenzialmente creerebbe più valore per Tim; ma se il reale valore non fosse riconosciuto, dato che siamo un investitore industriale di lungo periodo, siamo pronti a valutare altre opzioni capaci di rivelare tutto il potenziale di Tim nell’interesse di tutti gli stakeholders. Deve essere chiaro che Vivendi è il più forte difensore degli interessi di Tim in questa partita”.

Reazioni? Al momento gli strattoni francesi lasciano la bocca cucita nel governo, ma per merito (si chiede in particolare a Cdp di strapagare e sperperare il risparmio postale?) e metodo (intervista inusitatamente critica a poche ore dall’accordo) sta suscitando a mezza bocca zero reazioni positive, per usare un eufemismo.

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