Per far fronte all’emergenza gas e razionalizzare le risorse, il governo punta sull’abbassamento di un grado della temperatura massima degli impianti di riscaldamento e la riduzione di un’ora al giorno del loro tempo di funzionamento. Il ministro per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani, sta addirittura studiando una riduzione di due gradi per le zone con il clima più mite. In realtà non è affatto chiaro chi controllerà che tutti rispettino questa norma. Insomma non si sa bene chi verificherà che i termostati vengano effettivamente impostati su 19 anziché 20 gradi.

Nei condomini con riscaldamento centralizzato questa verifica potrebbe essere a carico degli amministratori, ma nelle case con un impianto autonomo questo non sarà fattibile. Secondo il Messaggero, sarebbero possibili controlli a campione della polizia locale che sarà anche autorizzata a dare multe, la cui entità sarebbe però ancora da definire. Possibile che ci ritroveremo con la polizia locale a casa per effettuare verifiche che, finora, erano prerogative solo di idraulici o tecnici del riscaldamento? Lo stato di polizia, quasi da film di fantascienza, con i droni che durante la pandemia di Covid presidiavano le spiagge e i luoghi all’aperto per segnalare i trasgressori del lockdown, si riproporrà adesso con i vigili negli appartamenti per stanare chi sgarra sulla regolazione dei termostati? Il ministro Cingolani a Repubblica ha smentito questa ipotesi: “Le misure di risparmio sono prima di tutto legate alla consapevolezza e alla responsabilizzazione dei cittadini – ha detto – Nelle abitazioni private ovviamente si farà ricorso a misure volontarie”.

Quello che si sa è che l’Italia dovrebbe essere divisa in varie zone climatiche, con regole differenti. Le aree maggiormente estese ricadono nelle zone “E” (come Milano, Bologna, Torino) e “D” (come Roma, Genova e Firenze). Nella zona E, per esempio, gli impianti di riscaldamento possono essere accesi dal 15 ottobre al 15 aprile per un massimo di 14 ore al giorno; nella D le caldaie si possono attivare quindici giorni dopo per un massimo di 12 ore giornaliere. Le nuove regole obbligano a mantenere una temperatura massima di 19 gradi e ad un’ora in meno di funzionamento degli impianti. “Sarà necessario spiegare, con una campagna informativa chiara, come piccole azioni quotidiane possano generare collettivamente grandi risparmi di gas”, spiega Cingolani. “Negli edifici pubblici o in quelli privati con impianti centralizzati si potranno fare anche dei controlli ed essere più stringenti sull’applicazione. Ma sono fermamente convinto che la soluzione migliore sia l’informazione che genera consapevolezza, non la coercizione”.

Piccola nota. L’eventuale (e si spera irrealizzato) controllo poliziesco della giusta regolazione dei termostati sembra quasi “normale” rispetto ad un’idea di risparmio energetico venuta, per esempio, in Svizzera, alla ministra dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni, Simonetta Sommaruga. La responsabile si è spinta ancor di più nella sfera privata dei cittadini, raccomandando loro di fare la doccia non da soli, ma almeno in due, per poter risparmiare energia. Meglio non immaginare come si farà a controllare che questo suggerimento venga rispettato.

Andrea Gebbia, 4 settembre 2022

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