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Tardini amaro per Krause: solo 12 vittorie in casa con il presidente

La questione Tardini è stata rimandata all’anno prossimo. Dopo la terza sconfitta consecutiva in casa, la quarta davanti ai propri tifosi e la sesta di un campionato fino a qui al di sotto delle aspettative, Fabio Pecchia non ha voluto affrontare la questione, preferendo non caricare ulteriormente l’emotività già precaria dei suoi ragazzi che, per l’ultimo atto di un 2022 senza soddisfazioni, saranno chiamati a recitare sul palcoscenico di Venezia. In Laguna il Parma saluterà i suoi tifosi, che sperano nella redenzione in un 2023 che comincerà a Bari contro un avversario che attualmente è terzo in classifica e ha quattro punti in più rispetto alla squadra di Pecchia. Tanto basta per far andare di traverso il pranzo di Natale a Krause, che aveva chiesto più vittorie sia a lui che a Panico (allenatore del Parma Femminile). Il presidente americano vivrà una festa mesta dal punto di vista sportivo.

Gliel’ha rovinata Daniele De Rossi, capace con il minimo sforzo di appesantire uno score per nulla invidiabile. Da quando è presidente del Parma (settembre 2020), il magnate americano ha sorriso solamente 12 volte su 48 davanti ai propri tifosi, vincendo solamente il 25% delle partite giocate nell’impianto cittadino. Otto di queste sono state collezionate in tutto il 2022. In 21 partite, il club di Krause ha totalizzato 1,43 punti per gara, grazie a otto vittorie e sei pareggi. Risultati al ribasso, che non rispecchiano le ambizioni della New Era a stelle e strisce, fatta di nvestimenti faraonici serviti a dotare il club di una struttura all’altezza dei grandi sogni del presidente, che però rimane lontano dalle zone di alta classifica e, per ora dalle logiche del calcio. Basta guardare l’ultimo tweet presidenziale che celebrava il Mondiale appena concluso, arrivato dopo la sconfitta con la Spal che ha fatto infuriare i tifosi e li ha ‘autorizzati’ a riversare parte del malcontento nello spazio commenti. Il modello Krause, pensato in un mondo aziendale complicato da applicare al calcio, per ora non paga: il manager americano non lesina investimenti né dal punto di vista delle infrastrutture né dal punto di vista dei players trading, ma per adesso sta raccogliendo poco. E quel poco non basta certo a placare la fame dei tifosi che sognano il ritorno nel calcio che conta. 

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