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“Succube di Biden” o patriota? Il maxi sondaggio su Draghi

Pochi giorni fa, ci chiedevamo come sarebbe stato il viaggio di Mario Draghi alla Casa Bianca: l’Italia avrebbe assunto una presa di posizione netta, con il pretesto di creare un asse coordinato Roma-Parigi-Berlino, oppure sarebbe stata ancora succube dell’America di Biden? Ecco, giunti alla conclusione del vertice a Washington, pare, ancora una volta, che l’ex governatore della Bce voglia discostarsi dalle posizioni e dai toni duri di questi due mesi dell’amministrazione democratica.

Così come Macron e Scholz, anche il premier italiano ha chiesto agli Stati Uniti di dialogare con la Russia, di sedersi al tavolo della pace, di trovare una soluzione diplomatica. E ammette: “L’Europa è l’alleato degli Stati Uniti, quindi le sue visioni non sono in contrasto. Ma stanno cambiando e dobbiamo parlarne. È una riflessione preventiva, bisogna ragionare sugli obiettivi della guerra e poi decidere”.

Insomma, il presidente del Consiglio ha ammesso, seppur attraverso formule velate, l’esistenza di divergenti visioni tra l’alleato americano e l’Europa. Questo approccio pare essere condiviso all’unanimità, almeno tra le potenze europee: l’obiettivo non è l’umiliazione di Mosca, né l’auspicio di un cambio di regime o di una destituzione di Putin. La vera finalità deve essere quella di sostenere il popolo ucraino, la sovranità del Paese e, nel frattempo, ricercare una soluzione diplomatica che accomuni i belligeranti.

Quest’ultima strategia è fortemente funzionale, soprattutto per mantenere una cintura di protezione sul lato delle forniture di gas russo. Un atteggiamento più distensivo e diplomatico aiuterebbe l’Ue a guadagnare tempo per cercare di svincolarsi, speriamo il più presto possibile, dalla dipendenza energetica di Mosca. Sotto questo profilo, il sondaggio di Alessandra Ghisleri, sulle colonne della “Stampa”, ha riportato che “per un terzo dei cittadini, il tour del gas in Africa è stato un primo passo per l’autonomia” dalla Russia.

A metà aprile, infatti, i ministri Di Maio e Cingolani hanno sostituito il premier – positivo al Covid-19 – nella missione in Angola e Congo, proprio per raggiungere nuove collaborazioni sul lato energetico. “Il tour del gas” sembra la principale preoccupazione dei cittadini italiani: il 34 per cento degli intervistati ha affermato, in modo molto ragionevole e razionale, come questi viaggi non siano comunque sufficienti per garantire un’indipendenza all’intero Paese. Anzi, una buona parte (15 per cento) ritiene necessario mantenere i rapporti con Mosca, mentre si agevolano i lavori per sviluppare al meglio la nostra autonomia.

Nel complesso, comunque, l’indice di gradimento della figura di Draghi rimane decisamente buono: un italiano su due giudice positivamente l’operato del governo. Sulla questione ucraina, le principali critiche provengono dall’area di centrodestra. Il 41 per cento degli intervistati, votanti Fratelli d’Italia, ritiene che il nostro Paese “sia succube degli Stati Uniti”, percentuale che si abbassa al 23 se si tratta di elettori leghisti. Anche buona parte degli intervistati del Movimento 5 Stelle, il partito che più ha manifestato posizioni anti-armi, ritiene l’Italia subordinata all’amministrazione democratica di Joe Biden (28 per cento).

Buone notizie per il governo provengono, invece, da Pd e Forza Italia. Rispettivamente il 38,8 e 29,9 per cento degli elettori ritiene che l’operato draghiano sia “a tutela del nostro Paese”. Nonostante tutto, escluso il partito della Meloni, pare che ci sia un collante tra le varie posizioni dei partiti di maggioranza: la gran parte degli intervistati, a prescindere dal colore politico, ritiene che l’operato italiano sia “in difesa della pace”, cercando di tutelare i nostri interessi – derivanti dalle estreme dipendenze in asset strategici – ma delineando, pur sempre, un chiaro orientamento atlantico, anti-Putin e filo-ucraino.

Anche gran parte della sinistra, sembra discostarsi dai toni e dalle posizioni di Joe Biden. L’America sembra sempre più isolata, soprattutto in termini geopolitici, più fragile, in parte abbandonata anche dall’alleato storico. A differenza di quanto raccontavano i media mainstream il giorno della sconfitta trumpiana, pare che i competenti non siano tornati alla Casa Bianca. E questo potrebbe farci rischiare grosso…

Matteo Milanesi, 12 maggio 2022

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