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Stop a diesel e benzina dal 2035: l’Ue sforna un’assurdità sovietica

È la faccia arcigna, impietosa, irresponsabile, dell’Europa quella che viene fuori dal voto di ieri per lo stop totale delle auto a benzina e diesel a partire dal 2035. Quella che intende la politica non come una “gentile” accompagnatrice di processi sociali che maturano dal basso, prima di tutto nella consapevolezza dei cittadini, ma come disegno astratto, costruttivismo, ingegneria sociale. E che ciò sia fatto a fin di “bene” non è un attenuante, e non solo perché quel bene preso in astratto è tutto da dimostrare che sia tale.

Sembra l’Unione Sovietica

Non lo è perché, come la storia insegna, tutte le volte che si è agito in grande il processo è sfuggito di mano e si sono creati effetti non intenzionali di non irrilevante portata. Soprattutto quando si è messo mano con troppo impeto a quel meccanismo che regola la domanda e l’offerta dei prodotti commerciali. Sarà solo un’ingenua comparazione storica, ma la mente corre a quei “programmi quinquennali” di forzata “riconversione industriale” (la NEP di staliniana memoria) che così tante macerie (anche umane) lasciarono sul terreno nella vecchia Unione Sovietica.

La classe media dirà addio all’auto

Qualcuno di questi effetti lo si può già immaginare anche nel nostro caso, ad esempio la sempre maggiore difficoltà, e al limite l’impossibilità, per la classe media di comprarsi un auto elettrica: i costi da qui a dieci anni difficilmente saranno calmierati in maniera significativa dal mercato visto che la componentistica non è di produzione europea e spesso è una risorsa scarsa. Il fatto poi che il mercato europeo rappresenti, e sempre più rappresenterà, una quota parte irrisoria rispetto a quello globale, e che gli altri Paesi difficilmente ci seguiranno lungo questa via suicida, avrà come conseguenza che l’Europa sarà sempre più inessenziale nei processi geopolitici, terra di conquista dei grandi Imperi che già si profilano.

Niente diesel e benzina? Beffa ambientale

Al danno si unirà così la beffa: una così draconiana politica di transizione ecologica non contribuirà se non in piccolissima parte a risolvere i problemi ambientali. L’unico elemento di speranza che la ragione suggerisce, in un panorama così fosco, è riposto negli elettori europei. Sta a loro mandare quanto prima a Strasburgo una maggioranza diversa da quella attualmente al potere. Occorre riprendere il prima possibile la strada del realismo abbandonando quella dell’ideologia. Per fortuna in democrazia, nulla è definitivo. Nemmeno scelte così demagogiche e velleitarie.

Corrado Ocone, 9 giugno 2022

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