“Sono solo canzonette” cantava Edoardo Bennato. E il fatto stesso che sentisse l’esigenza di giustificarsi dimostra che già quando, diversi lustri fa, cantava quelle strofe la situazione non era la più propizia per chi non avesse risposte e volesse fare solo rock’n roll (come diceva nel testo). Delle due l’una: o scrivi canzoni politiche, quelle ove il “messaggio” che mandi è più importante di quello che suoni e canti, oppure ti impegni in altro modo o comunque fai qualcosa che ti possa far riconoscere come uno che “sta dalla parte giusta”. E lo stesso Bennato non si sottrasse a cantare in quelle Feste dell’Unità, che erano una vera e propria agenzia di certificazione e legittimazione, non solo politica. Anche presso il mondo commerciale, visto che impresari, produttori, distributori, promotori anche delle sole canzonette non si muovevano senza quel virtuale “bollino rosso”.

D’altronde, non aveva il Sessantotto predicato che il privato, e quindi anche il divertimento spensierato a basi di canzonette, era da considerarsi a tutti gli effetti anche politico? Allora come oggi non avere il “bollino” aveva un immediato riscontro sul portafoglio. Perché allora non adeguarsi? Perché fare gli eroi? Anzi, rinforzare il messaggio dichiarandosi indignati per la “fascista” Meloni che sta per conquistare l’Italia, come fanno le Elodie e Giorgia? Oggi, in verità, la sinistra Spectre egemonica esige molto di più da quelli che chiama eufemisticamente “artisti”: non basta una generica dichiarazione o comparsata nei posti giusti per farsi accettare, si punta dritto al contenuto e al messaggio.

D’altronde, il progresso dei progressisti non è sempre e proprio questo: avanzare sempre di più, in una marcia inesorabile verso l’obiettivo, e cioè verso la soppressione delle libertà individuali? .

Oggi la canzonetta le devi riempire di messaggi “inclusivi”, devi cantare contro le “discriminazioni” e i razzismi, le xenofobie e la famiglia tradizionale, la coppia etero e lo Stato nazionale. Se fai “solo canzonette”, non entri da nessuna parte e anzi sei considerato un “fascista” anche tu. Sanremo non canta più l’amore o i sentimenti, ma la fluidità gender trionfante. In pochi resistono all’andazzo, molti non possono permetterselo.

Laura Pausini, forte del successo di vendite in tutto il mondo, ha resistito e ha creato scalpore con una osservazione che dovrebbe essere fin troppo banale , una ovvietà, ma che nel “mondo capovolto” di oggi non lo é: Bella ciao è una canzone politica e non può di conseguenza essere nel repertorio di chi vuol cantare “solo canzonette”, “non ha risposte da dare” e vuol “fare solo rock’n roll”. Il disimpegno e la leggerezza di una “canzonetta” è oggi più rivoluzionario e meno conformista di un bacio lesbo esibito sul palco o di una bestemmia al Dio cristiano urlato a squarciagola in un microfono.

Corrado Ocone, 18 settembre 2022

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