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Siccità: Burana estende sistema turni per acqua ad aziende

Provvedimento a Nonantola, Castelfranco, Sant’Agata e Crevalcore

La sesta ondata di siccità negli ultimi vent’anni e la conseguente carenza di acqua nel fiume Po portano il Consorzio della bonifica Burana, che si occupa del territorio tra gli argini di Po, Secchia, Panaro e Samoggia, ad incrementare la turnazione della distribuzione ad ore dell’acqua per le aziende agricole in Emilia. Il prossimo weekend, ad esempio, a causa della riduzione della quota d’acqua nel Canale emiliano romagnolo, che ha comportato lo spegnimento di una pompa, il sistema dei turni riguarderà alcuni territori di Modena e Bologna alla destra del fiume Panaro, ovvero Nonantola, Ravarino e Castelfranco nel Modenese e Sant’Agata e Crevalcore nella provincia felsinea. A spiegarlo, questa mattina a Modena, è stato il presidente del Consorzio, Francesco Vincenzi: “Ormai non si può più parlare di questione emergenziale, quanto strutturale, poiché, appunto, si ripete negli anni. A fronte della situazione attuale del Po – prosegue Vincenzi affiancato dal direttore Gian Alberto Bertozzi – stiamo cercando di ridurre al minimo i prelievi dal grande fiume. Come consorzio stiamo prelevando il 20% dell’acqua totale a cui potremmo attingere. La mancanza di acqua dal Po la stiamo integrando in parte con quella del Fiume Secchia, in parte Panaro. Questo ci permette di sopperire le carenze e comunque di dare un po’ di acqua a tutti i nostri agricoltori.

    Naturalmente stiamo aumentando i turni. Non tutti oggi nello stesso momento possono irrigare, ma comunque tutte le aziende agricole nell’arco della settimana hanno a disposizione dell’acqua. Stiamo chiedendo agli agricoltori di scegliere, di dare delle priorità per l’irrigazione a quelle colture che oggi devono portare a termine la produzione, ma anche di cercare di valorizzare le irrigazioni e cercare di andare a privilegiare le irrigazioni delle colture perenni come frutteti e vigneti; se rimanessero senza acqua in questo momento non solo metteremmo a rischio la produzione annuale, ma la vita delle piante stesse nei prossimi anni”. (ANSA).

   

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