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Se il candidato non tira, meglio stare zitti. Salvini usa il metodo del Cav.

Chi ha detto che la politica soffre di horror vacui, e che tende a riempire i suoi vuoti? Almeno a Milano, il centrodestra, ha fatto del vuoto la sua cifra distintiva. Non è detto che sia una scelta perdente, se è vero quel che diceva il Cavaliere a chi gli chiedeva perché non si impegnasse più di tanto per le amministrative sui territori: “Le elezioni locali sono un modo per perdere voti più che per guadagnarli”. Il motivo era semplice: candidati non sempre eccellenti (eufemismo), problemi tanto sottili ma tanto vicini alla porta di casa della gente da diventare invisibili al potere centrale ma centrali per la vittoria locale. Insomma, la strategia era: vota Berlusconi, e vedrai che il candidato è giusto perché l’ha scelto lui. A Milano il centrodestra ha sempre espresso ottimi candidati, capaci di vincere con o senza di lui. Ma questa volta la filosofia è cambiata.

 

Berlusconi oggi è meno protagonista, anche se i suoi silenzi sono stati determinanti nella bocciatura di più di un candidato proposto da Matteo Salvini: l’amara cura del silenzio. E così anche Salvini ha deciso per il vuoto. Avete visto cartelloni con Bernardo e Salvini, con Salvini che sostiene Bernardo, con Giorgia Meloni che sostiene Bernardo? (Bernardo Luca, il candidato). Macché. Le pubblicità (poche, pochissime), tutte marchiate Lega o FdI e nessun faccione del candidato. Pagherà? Lo vedremo alle urne, ma dalle parti di Palazzo Marino l’attuale inquilino è tranquillo (per alcuni: pure troppo). 

 

Ma non c’è solo il vacuum a destra. Non c’è alcun dibattito sui programmi perché visto che nessuno se li legge, hanno proprio evitato di scriverli (salvo qualche bozza, un po’ buttata là). E manca anche il dibattito con i candidati. Il fantomatico faccia a faccia in periferia pare più vicino al regno della fantasia che a quello della realtà e la decisione di fare un confronto solo con tutti quanti (13, leggasi TREDICI!) gli aspiranti sindaci non aiuta a mettere pepe in questa campagna elettorale opaca. La verità è che Salvini ha deciso di starne fuori. Non si è candidato e soprattutto non sta facendo come ha fatto, senza successo, in Emilia-.Romagna e in Toscana, dove aveva battuto paesello per paesello, via per via.

 

A sinistra, invece, evidentemente l’horror vacui ce l’hanno eccome, soprattutto gli ex comunisti. Si ispirano a tradizioni di sinistra radicale ben cinque candidati sindaco, che vanno a spaccare l’atomo come neanche gli scienziati: altro che nucleare pulito, qui siamo sul nucleare irrilevante. Avessero fatto un gruppone, forse, sarebbero arrivati al 5 per cento (ottimismo). Se poi si aggiungono a questi cinque anche i socialisti di Goggi (uno che almeno qualcosa da dire ce l’ha), e ovviamente Beppe Sala siamo a sette candidati sindaci di sinistra. Ma a Sala va bene così: se vincerà, avrà vinto da solo. A destra ci sono Bernardo e Paragone. E infine i civici di Biavaschi, Mauro Festa del Partito Gay e un no vax sceso con l’ultima piena (Teodosio De Bonis), e per carità di patria ci si ferma. Parità di genere? Ci sono due donne su 13 candidati. Anche qui, potremmo farne un meme: se non ci si candida, non si viene eletti. E se non si viene eletti poi la differenza di genere ci sarà sempre. Uscire dal loop?

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