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Samantha De Grenet racconta la sua lotta contro il tumore: «Mi chiudevo in bagno a piangere»

Oltre due anni fa Samantha De Grenet aveva scelto il salotto di Verissimo per svelare che stava combattendo contro un tumore al seno. Ora la showgirl cinquantaduenne, sempre dall’amica Silvia Toffanin, ha voluto raccontare la sua battaglia contro la malattia. Incluso il lato psicologico di quella battaglia: «Quando si parla di tumore, si racconta quello che accade fisicamente. Ma si parla poco di tutta la parte psicologica, che a volte è anche difficile da spiegare. Il corpo cambia, il modo in cui affronti la vota cambia, non ti guardi più allo specchio, perché quello che vedi non ti piace, non ti riconosci e non ti vuoi accettare». 

Lei, in quei momenti, per nascondere il suo dolore a chi le stava vicino si chiudeva in bagno e piangeva: «Le persone accanto a te subiscono i tuoi sbalzi d’umore, le tue tristezze, anche se tu cerchi in tutti i modi di nasconderle, ma non è che puoi farlo tutto il giorno. Così ti chiudi in bagno a piangere, poi esci e vai avanti, perché ti rendi conto di essere estremamente fortunata ad avere delle persone vicino a te che ti amano e ti aiutano a superare la malattia».

Tra quelle persone ci sono naturalmente i genitori di Samantha. A cui la showgirl due anni fa non aveva detto tutta la verità: «Per un genitore avere una figlia che ti dice “sono malata, mi devo operare”, non è una bella cosa. Volevo che sapessero cosa stava accadendo, perché non volevo che, dicendoglielo dopo, si sentissero esclusi. Ma gliel’ho detto in maniera molto leggera, come se fosse una sciocchezza. In realtà non è stata una passeggiata e in ogni caso non è stato un bel periodo nemmeno per loro». L’ex modella ha sempre avuto al suo fianco anche il marito Luca Barbato e il figlio diciassettenne Brando, con lei nel salotto di Verissimo, per la prima volta davanti alle telecamere. Anche grazie al loro amore è riuscita ad andare avanti. 

Samantha ancora oggi non può considerarsi fuori pericolo: «Ho da fare ancora il mio percorso. Devono trascorrere cinque anni e me ne mancano due di terapia. Ne uscirò pian piano». La strada è ancora lunga ma dal  punto di vista psicologico la situazione è molto migliorata: «Ho imparato ad accettarmi e ho accettato di avere un corpo diverso da quello che avevo prima. Va bene così, nascondo il difetto ed evidenzio la parte che va meglio, ho fatto veramente pace con me stessa. Mi guardo e sono contenta di quello che vedo, perché sono una buona persona, sono una persona vera e per me questo è fondamentale».

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