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Salvini tra le montagne del Trentino, tra polenta e fresbee. A festeggiarlo però ci sono solo i militanti

A Pinzolo il leader della Lega viene fin da quando era bambino. Quest’anno alla Festa della Lega però tutto sembra più sotto tono

Pinzolo, Alta Val Gardena. La prima cosa che si nota, nella piazzetta del comizio, è una bambina bionda, forse figlia di qualche militante, tutta intenta a far volare un palloncino giallo con la scritta “Credo”. La seconda sono i gadget: le bandiere della Lega, le carte da gioco della Lega, i frisbee della Lega, gli accendini della Lega, un banchetto per tesserarsi alla Lega (affidato a un signore anziano, l’unico a indossare ancora la vecchia camicia verde). La terza: una schiera di leghisti locali, saliti fin quassù per omaggiare il Grande Capo, che arringano i quattrocento presenti con toni enfatici. “Tenetevi pronti. Il nostro amato leader sta per arrivare”.

Foto di Jacopo Strapparava

    

Ed è l’arrivo, in effetti, il momento clou. Matteo Salvini appare dal nulla in sella a una bici elettrica. Scarpe da tennis bianche, jeans chiari, camicia bianca aperta sul collo a mostrare il tau di San Francesco d’Assisi. I quattrocento impazziscono. Il povero Maurizio Fugatti, governatore trentino, che stava parlando sul palco, non se lo fila più nessuno. Solo i selfie durano dalle 17.54 alle 18.03. Poi: due minuti per i tg. Quindi: torna indietro per la signora Aurora, classe 1930, della val di Sole, che nella calca era rimasta indietro e le rifila due bacioni sulle guance (“L’hai resa felice” gli dice la figlia). Solo a quel punto, sale sul palco: “Viva il Trentino! Viva Pinzolo!”.

Pinzolo, per chi non lo sapesse, sta alla montagna come Milano Marittima sta al mare. Salvini passa le ultime settimane di agosto da queste parti fin da quando era piccolissimo (aveva un anno, secondo la leggenda, e veniva a trovare la nonna nella seconda casa di lei). Come il padrone del Papeete è diventato eurodeputato, così il titolare dell’Hotel Cristina, in cui scende dal 2014, quattro stelle, piscina coperta e spa, è diventato assessore al Turismo per la Provincia autonoma di Trento. E, proprio come in Riviera, anche qui è fiorita una mitologia. Matteo che va in bici. Matteo che va a funghi. Matteo che beve una birra ghiacciata. Matteo che fa una diretta dal balcone dell’albergo. Matteo che si fa un selfie davanti a un salumificio. Matteo accolto come una rockstar. Matteo che, per i suoi sostenitori, ha ordinato 60 chili di salamella, 100 chili di farina gialla per polenta, 50 chili di coppa e 600 panini da imbottire. Certo, a rifletterci un attimo, oggi fasti del genere sembrano lontani. Perfino qui, alla Festa della Lega di Pinzolo, tutto sembra più sotto tono. Lui si fermerà in paese solo tre giorni, c’è meno gente del solito e i fan impazziti sotto l’albergo non si sono visti. Forse gli italiani si sono disamorati di lui? Forse la sua parabola sta declinando? Forse pesa l’ipoteca di Giorgia Meloni sul futuro del centro-destra? “Macché”, risponde uno dell’organizzazione. “La festa è in formato ridotto per via della campagna elettorale. Il Capitano è impegnato ad ascoltare i cittadini. Come solo lui sa fare”.

Foto di Jacopo Strapparava  

     

Sarà. Di sicuro, quello che Salvini sa fare è tenere accesa l’attenzione della platea per un’oretta. Che dice? Le solite cose: la flat tax, no alla droga, no al reddito di cittadinanza, sì al nucleare, abolire la Fornero… è persino inutile ripeterle per l’ennesima volta. E certo, sarà facilissimo, per un qualsiasi esperto del fact-checking, scovare le bugie spudorate, le imprecisioni di certi passaggi, la faciloneria di certe espressioni. Ma solo chi è qui stasera potrà ricordare il suo tono rassicurante, gli aneddoti sulla figlioletta di nove anni, il suo bonario dialetto milanese fatto uscire qua e là al momento giusto, il carisma – perché di questo si tratta – che esercita su queste quattrocento persone. Quattrocento elettori che, questa sera d’agosto, hanno deciso di spenderla venendo qui ad ascoltarlo. “Vi auguro una vita felice, serena e senza paura” dice, salutandoli tutti.

Ecco. Anche stavolta, l’incantesimo è avvenuto. Mentre Matteo si prepara a scendere dal palco, nel momento in cui la radio spara a tutto volume Sarà perché ti amo dei Ricchi e Poveri, i quattrocento lo amano davvero. Chi è seduto si alza di scatto e gli si accalca attorno. Ancora un selfie. Ancora un bacio. Ancora un abbraccio.

   

Foto di Jacopo Strapparava  

     

Solo la bambina bionda, nelle retrovie – inconsapevole di trovarsi davanti, comunque vada a finire il 25 settembre, a un pezzo di storia d’Italia – resta al suo posto. È molto più interessata a uno di quei bellissimi frisbee bianchi che regalano al banchetto per il tesseramento. “Ne vuoi uno?” le fa il signore con la camicia verde, tutto ringalluzzito dal discorso del Capitano. “Va bene. Basta che se vedi uno del Pd…”. E, teatralmente, fa un gesto con la mano, come per lanciare una lama rotante, “…zac!”.

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