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Revocate le misure cautelari per i sindacalisti dell’Usb indagati a Piacenza. Restano ai domiciliari i quattro dirigenti del Si Cobas

Sono state revocate le misure cautelari inflitte a due sindacalisti Usb finiti al centro di un’indagine della Procura di Piacenza che ha messo sotto accusa varie azioni di protesta e sciopero che i sindacati di base hanno portato avanti dal 2014 al 2021 nel polo di Piacenza, snodo logistico tra i più grandi d’Europa. Durante gli interrogatori di garanzia che si sono tenuti il 22 luglio scorso davanti al Giudice per le indagini preliminari Sonia Caravelli, Fisal Elderdah, sottoposto a obbligo di firma tre volte a settimana, e il componente del coordinamento nazionale Riadh Zaghdane, sottoposto a divieto di dimora a Piacenza – entrambi difesi dagli avvocati Marco Lucentini e Arturo Salerni – hanno rilasciato dichiarazioni spontanee difendendo il proprio operato e respingendo ogni accusa mossa dalla Procura. Il Gip ha in seguito revocato le misure cautelari applicate su richiesta congiunta della difesa e del Pubblico ministero.

“Rilevato che, alla luce delle dichiarazioni rilasciate dall’indagato e della condotta osservata dalla data di applicazione della misura cautelare, può ragionevolmente ritenersi cessata l’esigenza cautelare originariamente valorizzata dalla Procura e nell’ordinanza emessa da questo ufficio”, si legge provvedimento di revoca a favore di Elderdah Fisal Elmoursi Elktob. Il prossimo 3 agosto sarà, invece, il Tribunale del Riesame a decidere della posizione di Roberto Montanari e Issa Abed, gli altri due sindacalisti Usb sottoposti in via cautelare agli arresti domiciliari.

Lo scorso 19 luglio sono poi finiti agli arresti domiciliari Aldo Milani, coordinatore nazionale del sindacato autonomo Si Cobas, insieme a Mohamed Arafat, Carlo Pallavicini e Bruno Scagnelli, dirigenti piacentini della sigla. Nell’ambito del procedimento, sono stati sottoposti a fermo domiciliare anche due sindacalisti dell’Unione Sindacale di Base, Roberto Montanari e Issa Abed, mentre altri due componenti di Usb sono stati sottoposti a misure quali obbligo di firma e divieto di dimora, revocate ieri dal Gip di Piacenza.

L’indagine della Procura, che ha portato all’arresto di quattro sindacalisti Usb e altrettanti della sigla Si Cobas, mette sotto accusa le azioni di sciopero nell’ambito del settore logistico che hanno avuto luogo tra il 2014 e il 2021 e, in particolare, contesta alle due organizzazioni sindacali i reati di associazione a delinquere finalizzata a violenza privata, violazione delle norme di pubblica sicurezza, resistenza a pubblico ufficiale, boicottaggio e interruzione di pubblico servizio.

In seguito agli arresti, si sono svolte in tutta Italia, e in particolare a Piacenza, una serie di manifestazioni di solidarietà a sostegno dell’azione sindacale di Si Cobas e Usb in contestazione alle accuse mosse dalla Procura piacentina: “In tutto il Paese, dal giorno degli arresti degli otto sindacalisti USB e Si Cobas su disposizione della Procura della Repubblica di Piacenza, si sono tenuti partecipatissimi momenti di mobilitazione per la loro liberazione immediata e per respingere al mittente il provocatorio teorema giudiziario che prova a dare una lettura estorsiva alle lotte sindacali – si legge in una nota ufficiale di Usb – Se la loro liberazione è il nostro primo obbiettivo, dovremo però essere capaci di mettere in campo una forte mobilitazione democratica a difesa del diritto di fare sindacato, del conflitto, del diritto di sciopero, in fin dei conti della democrazia e del rispetto della nostra Costituzione. Un compito non facile ma ineludibile che ci impegniamo a svolgere già da oggi”.

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