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Renzi e Calenda, insieme per forza

Foto di Mauro Scrobogna, via LaPresse 

gli equilibri del terzo polo

Quando Azione tende la mano al governo, Italia Viva si ingegna su come farlo cadere. E viceversa. Sarà vero che in realtà vanno d’accordissimo, ma quella che si vede sembra una vecchia commedia con Michael J. Fox e James Woods

La gente spaventosamente amena nell’amore di coppia irrita per natura, quindi questa coppia è invece destinata a grande successo. A renderli interessanti è proprio lo stato di fluida ambiguità e di felice incertezza che caratterizza la loro comune esistenza. E non solo perché quando Matteo Renzi vede Carlo Calenda twittare con spontaneità d’ariete sul mistero di Emauela Orlandi, e aprire quasi una crisi col Vaticano per via d’una certa serie televisiva, scrive agli amici comuni: “Toglietegli Netflix”. Il caso è ben più complesso. E politico.

Quando infatti Renzi dice di non avere preconcetti sul governo Meloni, ecco che lo sguardo di Calenda si fa remoto e cosmico come quello di un guru tibetano. E dunque vaticina: quella? Dura meno di sei mesi. Quando invece è Calenda a dire che la manovra non è granché, ma Meloni è brava e vorremmo collaborare con lei, quando lui insomma ripete quello che l’altro ha detto cinque minuti prima, ecco che stavolta è la fronte di Renzi a tramarsi di rughe come una stoffa tessuta a mano da una tribù di montanari asiatici: “Meloni? La faccio cadere tra un anno”. Ne nasce un discreto caos.

Una vicenda sentimentale in chiaroscuro. Se infatti Renzi presta forse qualche voto alla maggioranza per far eleggere La Russa in Senato, allora Calenda si lamenta. Ma se è Renzi ad allontanarsi dalla maggioranza, subito Calenda salta nell’orbita di Meloni come trafitto da una supposta di pepe. Così nemmeno i giornali riescono più a distinguere chi è chi, perché e cosa fa. Un giorno raccontano che Renzi vuole darsi a Meloni e tradire Calenda, il giorno dopo vedono che però è Calenda a correre da Meloni mentre Renzi scappa dalla finestra. E sarà certamente vero che in realtà Renzi e Calenda vanno d’accordissimo, e che ciò che appare contraddittorio è invece d’una sottigliezza e d’una lungimiranza degne degli scacchisti Kasparov e Fisher, ma noi, da quei periferici e superficiali elettori che siamo, dobbiamo a un certo punto stare a ciò che si vede. Una vecchia commedia con Michael J. Fox e James Woods: insieme per forza.

  • Salvatore Merlo
  • Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi erasmiana a Nottingham. Un tirocinio in epoca universitaria al Corriere del Mezzogiorno (redazione di Bari), ho collaborato con Radiotre, Panorama e Raiuno. Lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori “Fummo giovani soltanto allora”, la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.

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