Oggi “mi faccia il piacere” ancora Enrico Letta, ma insieme a molti altri.

Bisogna infatti dare ragione a Carlo Calenda, il Re dei Parioli nonché leader del Terzo Polo cui aderisce anche Matteo Renzi. Dopo aver letto le interviste mattutine del segretario Pd (in cui si paventava un rischio democratico e l’ipotesi che il centrodestra una volta al potere possa prima cacciare Mattarella e poi cambiare la Costituzione), Calenda ha riassunto il pensiero di molti in una semplice ma efficace frase: “Sono tutte cazzate”.

Facile, semplice. “Sono tutte cazzate”, nonostante alcuni giornali facciano finta di crederci, per alcuni motivi piuttosto banali. Primo: la Costituzione ha delle regole ben precise in materia di modifica della Carta. Serve un procedimento aggravato, lunghissimo, che costringe comunque i partiti ad accordarsi ove possibile. Secondo: qualora il centrodestra ottenesse più dei due terzi dei seggi, non sarebbe certo il risultato di una marcia su Roma, tipo libro e moschetto, fascista perfetto. Il merito andrebbe invece degli elettori e semmai ad una legge elettorale maldestra, scritta e votata dal Pd, condita con il taglio dei parlamentari, sempre approvato grazie alla partecipazione del Pd.

Sulla possibilità che il centrodestra possa fare qualcosa per “cacciare Mattarella” pare anche superfluo spendersi in discussioni. Non esiste tecnicamente alcuna possibilità.

Insomma: sono “tutte cazzate”, come sostiene Calenda, e peraltro non stanno facendo affatto bene ai dem. Dice lapidario Renzi: “Da quando Letta si è messo a fare campagna elettorale stanno crescendo Meloni e Conte”. Ha ragione. Il Partito Democratico continua a scendere nei sondaggi e si avvicina pericolosamente alla soglia critica del 20%. Poi, per carità: a urne aperte può succedere di tutto. Forse verremo smentiti. Ma anche qualora Letta riuscisse a raccattare più voti del previsto, non per questo la sua narrazione sul “pericolo democratico” otterrebbe maggior credito. Magari vorrà dire che gli italiani ci avranno creduto. Ma sempre una cazzata resta.

Giuseppe De Lorenzo, 8 settembre 2022