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Progetto Sanitary Emergency  Urban Air Mobility (SEUAM): parla Mario Balzanelli della SIS 118.

Intervista a Maria Balzanelli, presidente della Società Italiana Sistema 118 sul cosiddetto Progetto SEUAM, ovvero Sanitary Emergency  Urban Air Mobility.

Attualmente in Italia la risposta territoriale all’emergenza viene garantita dal Sistema di Emergenza Territoriale 118, con le Centrali Operative del 118 e la rete delle postazioni mobili territoriali, costituita dagli equipaggi e dai mezzi di soccorso: ambulanze, automediche ed eliambulanze.

Gli infermieri del Sistema di Emergenza Territoriale 118, pertanto, hanno un  ruolo insostituibile e determinante per assicurare al cittadino utente in evidente o potenziale pericolo di vita il più elevato livello di qualità dei percorsi di assistenza e di cura in contesto operativo tempo dipendente, in perfetta integrazione, sintonia e rispetto riguardo alle competenze del medico, senza alcuna pretesa di sostituzione di ruolo. Così come viene dichiarato Mario Balzanelli, Presidente Nazionale della Società Italiana Sistema 118 (SIS118).

Tutto questo, nell’ottica di un livello sempre più elevato di assistenza basata sulla centralità della persona, seguendo criteri di:

  • efficacia;
  • efficienza;
  • qualità assistenziale;
  • equa distribuzione delle risorse.

E’ evidente che il soccorso extraospedaliero in caso di emergenza-urgenza sanitaria sia una fonte di stress e che determinate condizioni,  relative alle varie tipologie di scenari critici, lo amplifichino (soccorso a bambini, morti violente, ecc). L’operatore non sa preventivamente quando verrà chiamato per l’intervento, quante uscite dovrà fare in un giorno, dove dovrà andare, quante persone possono essere coinvolte, la gravità del soccorso, l’esito delle sue cure. Una volta arrivato sul luogo dell’evento, l’infermiere in possesso solamente delle informazioni date dalla  Centrale Operativa, spesso frammentarie e sintetiche, deve capire com’è in realtà la situazione.

Ultimamente si è parlato dell’utilizzo di droni in caso di soccorso al paziente in imminente pericolo di vita.  Intervistiamo, quindi, il Dottor Mario Balzanelli, presidente nazionale della SIS118, ideatore e promotore del progetto Air Mobility della SIS118 denominato SEUAM (Sanitary Emergency  Urban Air Mobility).

Dottore, in questo periodo si sta sentendo molto parlare dell’ utilizzo dei droni in caso di soccorso al paziente in imminente pericolo di vita. Ci può spiegare precisamente a cosa potrebbero servire?

In emergenza è il tempo la variabile che fa la differenza. Arrivare prima in un contesto gestionale appropriato su un paziente che sia in imminente pericolo di perdere la vita, può obiettivamente contribuire, in modo determinante, a salvare questa vita. Riteniamo che le dinamiche attuali del soccorso possono trovare nell’ invio da parte delle Centrali Operative del 118 di droni iperveloci, teleguidati dalle Centrali Operative stesse, sugli scenari critici , un valido supporto ad integrazione delle normali dinamiche di risposta del sistema 118 che possa fare concretamente la differenza proprio su quella variabile, fondamentale ed irrinunciabile,  ossia guadagnando tempo, aumentando così, in modo significativo, la possibilità di salvare vite.

Centrale Operativa del mezzo di soccorso più appropriato?

Quando abbiamo concepito il progetto di Air Mobility che definiamo SEUAM, ossia Sanitary Emergency Urban Air Mobility, non pensavamo ad un  sistema di soccorso parallelo rispetto a quello del 118 o sostitutivo rispetto allo stesso, nell’ambito del quale  il drone potesse vicariare le postazioni mobili del  Sistema 118, bensì quale modello nuovo di risposta istituzionale all’emergenza sanitaria, configurante una modalità inedita ed integrata di soccorso del Sistema 118 stesso. Riteniamo, quindi,  che tra i mezzi di soccorso e di trasporto e tra gli strumenti di operatività, di immediato accesso al paziente, che il Sistema 118 schiera quotidianamente nei vari scenari critici tempo dipendenti,  i droni possano rappresentare un elemento di valore fondamentale innovativo per incrementare la qualità del soccorso sanitario tempo dipendente e, di stretta conseguenza, per incrementare le possibilità concrete di salvare vite.

In più di una sua intervista ha sottolineato che i droni oltre a trasportare il defibrillatore automatico possono trasportare anche sangue / emoderivati, farmaci e antidoti. In questo caso è opportuno inviare contemporaneamente sul posto un mezzo con il personale competente per somministrare tali farmaci  o antidoti o trasfondere sangue o emoderivati?

Non pensiamo soltanto alla cardioprotezione aerea inviando  sulle scene  degli arresti cardiaci improvvisi droni in grado di portare, assai rapidamente, defibrillatori automatici, e quindi di garantire alla vittima tutto il beneficio potenziale di ricevere l’erogazione della scarica elettrica il più precocemente possibile, rispetto all’ insorgenza dell’arresto cardiaco, contribuendo così in modo rilevante, se tutto questo si realizzasse, ad abbattere le morti evitabili secondarie ad arresto cardiaco improvviso. Nel nostro Paese pensiamo di creare un modello sistemico ed integrato di risposta con i mezzi e con le dinamiche operative del Sistema 118 che possa supportare, in tempo reale, le nostre postazioni mobili, medicalizzate ed infermierizzate, anche mediante invio sui vari scenari di dispositivi o di attrezzature oppure di farmaci potenzialmente salvavita, che consentano  di ottimizzare l’efficacia del soccorso. Pensiamo all’ invio immediato da parte della Centrale Operativa 118 di droni in grado di veicolare, secondo specifica necessità clinica, ovviamente di carattere assolutamente emergenziale, antidoti o farmaci o anche all’ utilizzo del  drone per individuare rapidamente vittime che possano trovarsi in scenari ostili; pensiamo anche di  poter utilizzare i droni nel trasporto di emergenza di emoderivati, quando sia indispensabile procedere  a trasfusioni massive o comunque a stabilizzazioni volemiche di pazienti in stadi gravi di shock ipovolemico emorragico. Tutto questo, sarà  oggetto nel 2022 di test che verranno effettuati nei Comuni che hanno aderito al progetto SEUAM della SIS 118 con scenari simulati e che vedranno, da una parte, intervenire prioritariamente su quegli scenari i mezzi  normalmente impiegati da parte delle Centrali Operative,  e, dall’altra, vedranno attivarsi le modalità  integrate sperimentali per cui  gli stessi equipaggi, medicalizzati ed infermierizzati, del SET 118 saranno supportati, nelle primissime fasi gestionali degli interventi di soccorso, dall’invio dei droni, per verificare  effettivamente le tempistiche di intervento sul paziente comparate.

Ritiene che sia essenziale formare il personale delle Centrali Operative 118 per teleguidare i droni sul posto?

Ovvio, che laddove si dimostrasse che il progetto di  Sanitary Emergency Urban Air Mobility funzioni, sarà necessario pensare ad una nuova strutturazione dei percorsi formativi per l’infermiere operatore di Centrale, che possa pertanto acquisire il brevetto di pilota del drone, ma pensiamo anche che si possano creare nuovi posti di lavoro che prevedano in futuro l’impiego di piloti di droni quali figure  professionali aggiuntive negli organici delle Centrali Operative.

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