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Politica, Max Ulivieri: «La disabilità? La grande assente dai programmi elettorali»

Niente di «veramente incisivo ed inclusivo nella vita delle persone disabili e delle loro famiglie». Maximiliano Ulivieri, attivista bolognese per i diritti delle persone con disabilità, è piuttosto deluso dallo spazio dedicato dai programmi politici alla disabilità. «Non ho avuto particolari sorprese», ci spiega. «Spesso, l’idea è che si limitino al “compitino”». 

Quali sono invece le iniziative e i problemi di cui sarebbe bene che la politica si occupasse?

«Credo che il tutto si possa riassumere in una frase che identifica un obiettivo e che viene spesso citata, ma mai del tutto messa in pratica: i progetti per la vita indipendente. Ci dobbiamo concentrare in tutte quelle pratiche, azioni, che possano rendere la vita di una persona disabile indipendente o quantomeno il più autonoma possibile. Questo vale in tutti i campi della vita di qualsiasi individuo. Che si tratti di studio, lavoro, turismo o di relazioni e sessualità».

La questione più urgente? 

«È sempre complicato e, spesso, fuorviante fare una classifica delle urgenze se si parla di persone. Ognuno ha le proprie. Cerchiamo di fare in modo che ogni aspetto che riguardi la possibilità di vivere davvero una vita indipendente possa essere preso in considerazione. Poi le priorità le deciderà il singolo».

Qualche priorità, secondo lei?

«Se dovessi proprio dare un paio di consigli potrei suggerire l’adeguamento delle pensioni d’invalidità a cifre dignitose e non gli importi inadeguati che sono sempre stati elargiti. In secondo luogo, mi sembra indispensabile attuare la legge n. 227/2021 recante una delega al Governo in materia di disabilità. La legge-delega rappresenta l’attuazione di una delle riforme previste dalla Missione 5 “Inclusione e Coesione” del Pnrr e porterebbe enormi cambiamenti nelle vite delle persone con disabilità. Approfondisco questo aspetto nel mio canale YouTube».

Quale partito le è sembrato più attento alla disabilità? 

«Cerco di essere intellettualmente onesto, andando oltre le mie preferenze politiche. Ho letto i programmi ed effettuato una ricerca inserendo le parole “disabili” e “disabilità”: nel programma della Lega compaiono 31 volte. Si parla di sostegno ai caregiver familiari, di educazione al digitale, di maggiori risorse per il Dopo di Noi. È prevista l’attuazione della legge delega sulla disabilità nonché l’adeguamento delle pensioni di invalidità al costo della vita. Si parla di inclusione nella formazione e nel lavoro, attraverso la revisione della legge 68/99 e l’istituzione di corsi di formazione specifici per i ragazzi con disabilità e neurodiversità. La Lega ha candidato Mario Barbuto, presidente dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti».

Altri partiti impegnati sulla questione?

«Anche Possibile dedica molto spazio alla disabilità. Nel programma del movimento guidato da Civati i termini “disabili” e “disabilità” compaiono 21 volte. Si parla di scuola con inclusione e educazione alle diversità, di insegnanti di sostegno stabili e formati. Si prevede l’istituzione di un’agenzia antidiscriminazioni e lo smantellamento del Ministero della Disabilità (quindi in contrasto con la Lega) a favore dell’introduzione di consulenze specifiche in ogni singolo dicastero. Il senso di questa scelta è quello di non considerare la disabilità come un mondo a parte, ma rendere gli interventi organici in ogni ambito sociale e dell’azione governativa.  Rispetto alle barriere architettoniche, l’idea è quella di introdurre interventi “smart”, come ha fatto l’amministrazione di Amsterdam, che ha messo a disposizione per tutti i commercianti della città delle rampe in alluminio, economiche, leggere e rimovibili al bisogno».

I più «distratti», invece?

«Farei notare come nel documento condiviso tra Azione e +Europa non vi è nulla a riguardo della disabilità. C’è di buono, però, che in Azione si candida Marco Lombardo, che qua a Bologna conosciamo molto bene, proprio perché ha sempre fatto moltissimo per la disabilità».

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