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Piantedosi solo in Aula su Cutro. Salvini all'assalto di Meloni sull'immigrazione

Il caso

All’informativa del ministro dell’Interno sulla strage in mare, tanti banchi vuoti nel governo. Il capo della Lega tratta sui decreti di giovedì, ma la premier: “Decido io”

“Sì, è vero: faccio il sottosegretario al Viminale, ma ho la delega ai vigili del fuoco: io le persone le salvo”. La battuta di Emanuele Prisco di Fratelli d’Italia restituisce il senso della giornata. Alla buvette del Senato si seguono gli scampoli del dibattito sull’informativa di Matteo Piantedosi. Il ministro dell’Interno è in Aula. A ripetere quanto detto all’ora di pranzo alla Camera sulla tragedia dei migranti a Cutro, dove domani atterrerà “l’Air force Meloni” con il Consiglio dei ministri al seguito (gli staff voleranno su un altro aereo). Le diciotto pagine lette da Piantedosi confermano la linea del governo. Al massimo aggiungono una cornice di dettagli orari sulla notte costata la vita a 71 persone: “E’ falso che il governo abbia impedito i soccorsi, dietro al disastro è stata fatale la virata della nave”. Piantedosi parla, ma è praticamente solo. 

Zoom sui banchi del governo. A Montecitorio, come a Palazzo Madadama le sagome non cambiano. Presenti i ministri Carlo Nordio, Roberto Calderoli, Paolo Zangrillo e Luca Ciriani. Assenti tutti gli altri: da Matteo Salvini ad Antonio Tajani, i vicepremier. Così Francesco Lollobrigida, il plenipotenziario della real casa. E pure di Palazzo Chigi non c’è nessuno. Non tanto la premier Giorgia Meloni, ma nemmeno un sottosegretario alla presidenza, a partire da Alfredo Mantovano. La maggioranza è compatta nella forma intorno al ministro attaccato con forza dalle opposizioni: a turno intervengono i capigruppo.

Si scorgono espressioni perplesse solo quando il titolare del Viminale si lascia andare nella lettura di un lunghissimo necrologio di migranti affogati davanti alle nostre coste “dal naufragio della Kater i Rades, nel Canale di Otranto, il 28 marzo del 1997 con 81 migranti morti a Lampedusa nel 2013 con 368 vittime, fino alle 330 vite perse nel Canale di Sicilia”. Una sequenza di tragedie, raccontata anche con i numeri di salvataggi effettuati, che riconduce tutto a un ragionamento che suona un po’ così: poteva andare peggio, potevano esserci più morti in mare, come accaduto in passato. Ma forse sono suggestioni, anche se addirittura dalla Lega scuotono il capo: “Piantedosi è permaloso, ha voluto inserire questo passaggio per dimostrare che le tragedie non iniziano con lui”. L’effetto è macabro quanto realistico.
Lo scoglio parlamentare, come prevedibile, è superato. Tuttavia con un Consiglio dei ministri che incombe l’attenzione è spostata sui provvedimenti che saranno annunciati a Cutro: pugno duro verso i trafficanti, mano tesa per accoglienza e soccorsi. Si capiscono comunque un po’ di cose. La gestione del dossier migranti è totalmente – totalmente – nelle mani di Palazzo Chigi. E cioè di Giorgia Meloni, che in mattinata si palesa alla Camera per scoprire la foto che la ritrae in quanto prima donna presidente del Consiglio d’Italia (cita Elly Schlein perché “non mi hanno visto arrivare” e promette ad rosa nelle grandi aziende di stato chiamate a rinnovare fra poche settimane i cda).

La premier si ritira nelle sue stanze. Segue una cabina di regia sul Pnrr e un’altra sull’energia. E si dice soddisfatta della reazione della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in risposta a una missiva che aveva inviato alle massime istituzioni europee all’indomani della tragedia di Cutro. Rilanciando l’appuntamento del prossimo Consiglio a Bruxelles quando si parlerà, tra le altre cose, di “coordinamento della ricerca e del soccorso”. Una linea che la dice lunga sull’impostazione che Meloni vuole tenere in Calabria domani. Nonostante le intenzioni di Matteo Salvini, voglioso di piantare almeno una bandierina su un tema a lui caro come l’immigrazione (aveva parlato di riduzione dei permessi di soggiorno). Lo stop al ritorno dei decreti Salvini questa volta arriva chiaro chiaro da Wanda Ferro, altra sottosegretaria all’Interno e sempre di Fratelli d’Italia: “Non ci saranno”. Il capo della Lega si palesa a Palazzo Chigi in serata per parlare dei provvedimenti con la premier. Al termine dell’incontro esce però una nota un po’ bizzarra del Carroccio, a nome dell’intera maggioranza, che parla di “piena sintonia” con Meloni. Ovviamente non è così. Oggi c’è il pre Consiglio. Al Viminale attendono disposizioni. Il vicepremier prova a strappare qualche risultato. Ma c’è il muro di Meloni. Salvini l’ha vista arrivare, questa volta, eccome.
 

  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.

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