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Petrolio e carbone: tutti gli affaroni energetici tra Russia e India

L’India ha approfittato delle sanzioni occidentali alla Russia per aumentare molto le importazioni di petrolio e carbone. L’articolo di Marco Orioles

Quando, accogliendo Vladimir Putin nella propria capitale lo scorso dicembre, il governo indiano emise un comunicato nel quale parlava con toni enfatici di “una partnership strategica speciale privilegiata” tra i due Paesi, non immaginava certo che di lì a tre mesi l’avrebbe messa seriamente alla prova e in un settore scottante come le materie prime da cui è costituito: l’energia.

L’India fa incetta di petrolio russo

Delhi ha approfittato dell’invasione russa dell’Ucraina e delle conseguenti sanzioni nel settore energetico russo per acquistare da Mosca quel petrolio da cui altri Paesi cominciavano a tenersi alla larga. Lo ha fatto avvantaggiandosi di un regime di prezzi favorevoli: nel trimestre aprile-giugno il greggio russo risultava più economico di quello del tradizionale fornitore saudita, con uno sconto che a maggio aveva raggiunto i 19 dollari al barile.

Come risultato le importazioni hanno toccato livelli record: tra aprile e maggio, secondo Forbes, dalla Russia hanno preso la via dell’India 3,2 miliardi di dollari di petrolio. Il raffronto con i mesi precedenti è vistoso, dato che a marzo le importazioni erano ferme a 210 milioni di dollari e a febbraio erano pari a zero.

La giustificazione di Delhi

La posizione del governo di Delhi, di fronte a questa situazione potenzialmente imbarazzante, fu esplicitata a maggio dal ministro per il commercio Piyush Goyal in un discorso tenuto al World Economic Forum: “nella situazione corrente, mentre l’inflazione è al livello più alto di sempre ed è causa di problemi ai popoli di tutto il mondo, l’Unione europea e altri Paesi in Europa continuano ad acquistare quantitativi assai più consistenti di petrolio di quanto l’India abbia mai pensato di comprare o mai comprerà”.

Importazioni a livello record

Alla chiusura del secondo quadrimestre le importazioni complessive di petrolio indiane hanno toccato il livello record di 47,5 miliardi di dollari, ossia quasi il doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In questo stesso periodo le importazioni dalla Russia risultavano aumentate rispetto al 2021 di quasi cinque volte, ossia di quasi 400mila barili al giorno in più.

Come mostrano i dati Kpler, in India a maggio arrivavano dalla Russia 740mila barili di petrolio al giorno, che vanno comparati con i 284mila barili di aprile e con gli appena 34mila barili di un anno prima.

Come aveva dichiarato Vandana Hari, fondatore di Vandana Insights, “le raffinerie indiane stanno cercando di mettere le loro mani sul petrolio più economico possibile che sia compatibile con le loro configurazioni di prodotto. Il greggio russo, per ora, sembra essere proprio ciò che cercano”.

Il trend ascendente delle importazioni dalla Russia continua sino a tutt’oggi, con flussi che hanno toccato, secondo le stime Kpler citate da Reuters, il livello di 1,12 milioni di barili a giugno, leggermente scesi a 1,05 milioni il mese successivo.

Anche il carbone

A cementare questa stretta partnership energetica non c’è solo il petrolio ma anche il carbone che, secondo i dati Coalmint riportati da Reuters, ha visto la Russia scalare la graduatoria dei fornitori dell’India raggiungendo il terzo posto rispetto al sesto occupato negli anni precedenti, ciò grazie a importazioni salite a luglio di un quinto rispetto a giugno, toccando il livello record di 2,6 milioni di tonnellate.

Bypassato il dollaro (per evitare le sanzioni)

Poiché tuttavia l’India si è fatta più cauta circa la possibilità di incappare nelle sanzioni occidentali, le aziende importatrici di carbone hanno iniziato a ricorrere a uno schema che prevede il pagamento della materia prima non in dollari ma in valute dei Paesi asiatici.  Questo è almeno quanto emerge da una fresca rivelazione Reuters basata sullo studio dei documenti doganali e su interviste a fonti industriali.

Secondo Reuters nel mese di giugno le aziende indiane hanno acquistato 742mila tonnellate di carbone russo pagandole in valute diverse dal dollaro. Ciò è pari al 44% delle 1,7 milioni di tonnellate importate nello stesso mese.

Per pagare il carbone importato dalla Russia, le acciaierie e i cementifici indiani hanno impiegato yuan, euro, il dirham degli Emirati Arabi Uniti e il dollaro di Hong Kong.

In particolare lo yuan ha rappresentato il 31% di tutti i pagamenti non effettuati in dollari contro il 28% di quelli con il dollaro di Hong Kong, il 25% circa di quelli con l’euro e il 16% circa di quelli con il dirham.

Inoltre, in un chiaro segno della volontà di Delhi di stringere ulteriormente il rapporto con Mosca, la Reserve Bank of India ha approvato il pagamento di alcune transazioni nella propria valuta, la rupia.

Trend destinato ad aumentare?

Questo trend è destinato ad aumentare, se prestiamo fede alle testimonianze di due trader indiani che acquistano carbone per il mercato interno, che si aspettano un incremento della quota di transazioni fatte in valute alternative al dollaro a seguito dell’intenzione delle banche di schermarsi dalle conseguenze delle sanzioni occidentali.

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