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Perché Terra (la criptovaluta) è a terra

La criptovaluta TerraUsd, ancorata al dollaro, crolla fino a 30 centesimi; il bitcoin subisce il calo più forte in dieci mesi. Non è la fine del mercato delle criptovalute, dice Ciocca (Consob), ma è in corso una “correzione importante”. Tutti i dettagli

 

Nei giorni scorsi la criptovaluta TerraUSD – è la decima più grande al mondo, e nota anche come UST – ha perso molto valore: ieri è scesa fino a 30 centesimi di dollaro, prima di risalire intorno ai 60.

COSA SONO LE STABLECOIN

TerraUSD è nello specifico una stablecoin, cioè una valuta digitale il cui valore è legato a quello di un asset di riserva stabile: nel suo caso al dollaro statunitense, con un rapporto 1:1.

In virtù della loro maggiore stabilità, le stablecoin – spiega Reuters – sono utilizzate dai trader di criptovalute come “base” per poi speculare su altre monete più volatili, come il bitcoin. Questa settimana proprio il bitcoin ha subìto un calo particolarmente significativo, scendendo sotto i 30mila dollari per la prima volta in dieci mesi.

COME FUNZIONA TERRAUSD

TerraUSD aveva guadagnato popolarità quando, mesi fa, la Luna Foundation Guard – un’associazione no-profit legata a Terraform Labs, la società dietro TerraUSD – ha annunciato l’intenzione di accumulare 10 miliardi di dollari in bitcoin per sostenere la stablecoin.

A differenza di altre stablecoin che possiedono riserve in asset tradizionali, infatti, TerraUSD mantiene il suo ancoraggio al dollaro attraverso un algoritmo che gestisce il bilanciamento tra offerta e domanda: è un processo complesso, scrive Reuters, che prevede l’utilizzo di un token (un “gettone” di criptomoneta che non possiede una propria blockchain) chiamato Luna.

“CIRCOLO VIZIOSO”

Lunedì la Luna Foundation Guard ha annunciato che avrebbe difeso l’ancoraggio di TerraUSD al dollaro attraverso prestiti da 1,5 miliardi di dollari a società di trading over the counter (si chiamano così i mercati la cui negoziazione si svolge al di fuori dei circuiti borsistici ufficiali): metà della somma sarà in bitcoin e metà in TerraUSD.

Justin d’Anethan, analista presso Amber Group, ha detto a Reuters che l’utilizzo del bitcoin come asset di riserva ha creato un “circolo vizioso” per TerraUSD, facendo sì che le vendite di entrambe le criptovalute favorissero il reciproco abbassamento del valore.

L’AVVERTIMENTO DELLA FEDERAL RESERVE

Martedì la Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti d’America, ha detto che le stablecoin rappresentano un rischio per gli investitori perché sono sostenuti da asset che possono perdere valore o farsi illiquidi in situazioni di stress di mercato.

IL FUTURO DI TERRAUSD

Mercoledì Do Kwon, il co-fondatore della società dietro TerraUSD, ha dichiarato che in futuro la stablecoin sarà sostenuta da riserve, invece che dipendere dall’algoritmo per l’ancoraggio al dollaro.

IL PARERE DI CIOCCA (CONSOB)

Paolo Ciocca, commissario della Consob, l’autorità che vigila sulla borsa valori italiana, pensa che sia in atto una “correzione importante” nel mercato delle criptovalute, ma non un sua fine.

“Secondo me”, ha dichiarato, “il punto più importante, e noi come Consob e come Esma lo abbiamo detto diverse volte, bisogna fare attenzione perché le criptoattività sono classi di asset che sono altamente pericolose. Questo perché il sottostante è difficilmente leggibile. E quindi chi entra in questo mercato lo fa a suo rischio, esponendosi a perdite di capitale”.

A detta di Ciocca, gli investimenti in criptovalute “non sono consigliabili a chi non cerca questo genere di esposizione o per chi non sia pienamente consapevole del tipo di rischio finanziario che vuole avere sul proprio portafoglio. Senza un sottostante, come nel caso dei Bitcoin, parliamo di dinamiche di formazione dei valori basati che riguardano puramente domanda e offerta. E quindi questo si traduce in volatilità. Non è una vera e propria scommessa, ma è qualcosa che si avvicina a quel mondo”.

“Quando ci sarà il quadro [normativo, ndr] italiano”, ha aggiunto, “ci sentiremo più tranquilli e sicuri”. Ciocca definisce comunque la blockchain – la tecnologia alla base dello scambio di criptovalute, semplificando – “un’innovazione stabile, sicura e utile. Il problema sono regole comuni, ma a livello Ue”.

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