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Perché Polonia e Lituania protestano contro la politica Ue sull’immigrazione

Nel 2021 il confine lituano-bielorusso è stato attraversato da 4000 migranti irregolari, un numero che impedisce una gestione ragionevole e ponderata. Il corsivo di Giuseppe Gagliano

 

È veramente difficile non parlare dell’ennesimo e clamoroso fallimento della politica dell’Unione Europea in merito all’immigrazione clandestina.

Infatti gli ultimi dati confermano in modo evidente questa affermazione.

Stiamo alludendo al fatto che la Polonia ha comunicato che sono stati fermati 349 migranti illegali mentre attraversavano illegalmente il confine con la Bielorussia: migranti che provenivano dall’Iraq e dall’Afghanistan.

A questo dato se ne deve aggiungere uno ancora più drammatico: la Polonia ha arrestato 871 migranti clandestini, numero questo che rappresenta un vertiginoso aumento rispetto ai 122 dello scorso anno.

La richiesta da parte della Polonia e della Lituania di chiedere una soluzione rapida per l’aggravamento della situazione indicendo una riunione, che dovrebbe tenersi il 18 agosto, è una richiesta assolutamente legittima e persino scontata.

Altrettanto prevedibile la reazione del premier bielorusso Lukashenko, che ha deciso di chiudere i confini con la Lituania in quanto ritiene insostenibile l’afflusso di immigrati clandestini.

Se guardiamo infatti alle cifre, di per sé assolutamente neutre e quindi scevre da possibili strumentalizzazioni politiche, ci si rende conto che nel 2021 il numero di immigrati clandestini che hanno attraversato il confine lituano-bielorusso è arrivato a 4000, un numero che impedisce una gestione ragionevole e ponderata.

Naturalmente una delle cause di questa situazione dipende dalle numerose divisioni all’interno dell’Unione Europea anche sul fronte della politica dell’immigrazione.

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