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Perché la Germania si oppone alla proposta di Italia-Spagna-Portogallo sul gas

L’Italia, la Spagna e il Portogallo propongono un meccanismo di acquisto europeo del gas, per risparmiare sul prezzo. Ma la Germania è contraria. Il commento di Sergio Giraldo, Head of Risk Management and Energy Market Compliance di Utilità

 

Per tutelare la sicurezza energetica e contemporaneamente risparmiare sul prezzo, vista la necessità di un rapido distacco dalla Russia, alcuni membri dell’Unione europea (l’Italia, la Spagna e il Portogallo) hanno proposto un meccanismo di acquisto collettivo, a livello comunitario, del gas naturale.

COSA VOGLIONO ITALIA, SPAGNA E PORTOGALLO

Presentandosi sul mercato come un solo grande acquirente – è questo il ragionamento dei governi di Roma, Madrid e Lisbona -, l’Unione europea potrebbe cioè sfruttare il suo peso negoziale e ottenere dai venditori un prezzo più basso e vantaggioso rispetto a quelli che i vari paesi si ritroverebbero a pagare singolarmente.

L’idea però non piace molto alla Germania e ai Paesi Bassi.

IL TARGET DELL’UNIONE EUROPEA SUGLI STOCCAGGI

La Commissione europea presieduta da Ursula von der Leyen vuole ridurre di due terzi le importazioni di gas russo (vale quasi il 40 per cento del totale importato dall’Unione) entro la fine dell’anno, attraverso la diversificazione dei fornitori e delle fonti. E vuole anche che gli stoccaggi nazionali di gas vengano riempiti al 90 per cento entro il 1 ottobre (il valore attuale è del 26 per cento).

Di solito, le scorte per l’inverno vengono riempite in estate, quando sia la domanda di gas che i prezzi sono più bassi. Oggi però i valor sono alti, e probabilmente lo resteranno anche nei prossimi mesi. Una competizione sulle (limitate) forniture di gas liquefatto tra l’Europa e l’Asia nord-orientale, peraltro, avrebbe l’effetto di spingere ancora più su il costo del combustibile.

COME SI MUOVE LA GERMANIA

“I paesi dell’Europa mediterranea vogliono un’azione comune sugli stoccaggi di gas in modo da creare una sorta di ‘cartello di acquisto’ che permetta di spuntare prezzi migliori. Il problema, però” – ha spiegato a Startmag Sergio Giraldo, Head of Risk Management and Energy Market Compliance di Utilità – “è che la Germania non è d’accordo”.

La Germania, prosegue Giraldo, “preferisce fare da sé. In questi giorni il ministro Habeck è stato in Qatar e ha detto che in tasca contratti sul GNL per i prossimi dieci anni. In pochissime settimane la Germania sta già avviando i lavori per almeno un rigassificatore, e un secondo è in partenza”.

PERCHÉ SI OPPONE ALL’ASSE ROMA-MADRID-LISBONA

“Dal punto di vista del cambiamento delle regole europee del mercato del gas”, aggiunge l’analista, “la Germania è sorda alle proposte dei paesi mediterranei”.

“Alla fine i tedeschi conoscono il mercato”, spiega, “sanno che il price cap proposto dai mediterranei non ha molto senso. Andare da un venditore a dire che l’Europa non acquista gas sopra una certa cifra non cambia nulla perché il mercato è mondiale. È vero che l’Europa è una buona cliente, ma l’Asia acquista moltissimo gas e anche gli Stati Uniti lo importano. La soluzione del price cap non è una vera soluzione”.

Il prezzo, continua Giraldo, “è relativo. È vero che il gas liquefatto costa un po’ di più di quello via tubo, ma tutti i prezzi sono altissimi, fuori scala. Qualunque contratto a lungo termine e a prezzo fisso, dunque, è più vantaggioso dei prezzi attuali”.

LA GEOPOLITICA DELL’ENERGIA

“La diversificazione dei fornitori energetici è invece una spinta obbligata”, conclude Giraldo, “perché si è capito che gli Stati Uniti non permettono più una dipendenza dal gas russo, quindi la ricerca di alternative è dettata dalla geopolitica. Se anche la guerra in Ucraina finisse in questo momento, l’Europa cercherebbe comunque delle alternative alla Russia perché né lei e né gli Stati Uniti si fidano più di Mosca”.

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