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Perché la Calabria snobba Ferrero sulle nocciole per la Nutella

Ferrero, che importa circa il 70% delle sue nocciole dalla Turchia, ha provato a comprarsi la Tonda calabrese ma i produttori locali hanno rifiutato perché hanno altri progetti. Tutti i dettagli

 

La coricoltura, ovvero la coltivazione del nocciolo, in Calabria è una cosa seria. Ha una tradizione che risale infatti al 1700 e Ferrero, la multinazionale italiana con sede in Lussemburgo (la holding Ferrero International SA, sin dal 1973, ha sede legale, domicilio fiscale e amministrativo a Findel di Sandweiler in Lussemburgo), si è fatta avanti con contratti ventennali per comprare le nocciole a prezzi di mercato, ma i produttori hanno detto ‘no’.

LA CORICOLTURA IN CALABRIA

Gli alberi, da cui si ricavano circa 3.000 quintali di nocciole calabresi, si estendono su 350 ettari tra Cardinale e Torre Ruggiero, nel basso Ionio catanzarese. E pensare che negli anni ‘70 e ’80, riferisce Agi, se ne producevano oltre cinque volte tanto, arrivando anche a 16.000 quintali all’anno.

Nella zona, ora, si dedicano alla coricoltura 40 persone che realizzano il 90% della produzione calabrese.

UN PRODOTTO DI NICCHIA

“Il nostro è un prodotto di nicchia”, ha detto all’agenzia di stampa Agi Giuseppe Rotiroti, presidente del Consorzio per la valorizzazione e la tutela della nocciola di Calabria, spiegando perché i produttori della Tonda calabrese hanno rifiutato la proposta di Ferrero.

Rotiroti ha aggiunto che la multinazionale acquista circa il 70% delle nocciole che utilizza dalla Turchia – dove a causa dei cambiamenti climatici i raccolti sono scarsi – e loro non vogliono buttare nella mischia il loro prodotto. “Vogliamo, invece, valorizzarne l’identità e vogliamo che i consumatori vengano qui per comprare il prodotto. Ferrero ci aveva proposto contratti ventennali per comprare le nostre nocciole con contratti a prezzi di mercato”, ha aggiunto.

La tutela della Tonda calabrese è garantita dalla costituzione, nel 2008, del Consorzio di Valorizzazione e Tutela Nocciola di Calabria e dall’Associazione dei produttori Tonda di Calabria bio.

DIRE ‘NO’ A FERRERO PER CREARE NUOVI POSTI DI LAVORO…

Il ‘no’ a Ferrero, però, non è un voler rimanere attaccati alla tradizione senza guardare al futuro. Anzi, i progetti non mancano e la priorità è dare lavoro.

“Il nostro obiettivo – ha chiarito Rotiroti – è lavorare le nocciole in Calabria per creare posti di lavoro. Per ora, riforniamo piccoli artigiani, in particolare laboratori di pasticceria e gelateria”.

…ED EVOLVERSI

Se per ora si tratta di una piccola produzione, l’idea è quella di incrementare l’attività e realizzare un proprio impianto per la trasformazione del prodotto.

“Ancora non abbiamo la possibilità di chiudere la filiera con la trasformazione – ha spiegato il presidente del consorzio -. Mandiamo le nocciole nel Centro-Nord e ci rimandano il semilavorato. Tutto questo vogliamo farlo qui, fra Cardinale e Torre Ruggiero”.

“Diversi imprenditori e operatori del settore dolciario – afferma Rotiroti – hanno manifestato interesse per la trasformazione della nocciola in loco e i produttori sono fortemente motivati a procedere in questa direzione”.

IL PROGETTO PER LA TRASFORMAZIONE SUL POSTO E I FONDI

Il progetto per chiudere il cerchio c’è. L’impianto di trasformazione, riferisce Agi, costerà 500.000 euro e impegnerà almeno 10 operai. I fondi necessari arriveranno dal Programma di sviluppo rurale.

La realizzazione dello stabilimento consentirebbe di rafforzare e potenziare la filiera già esistente, aumentando il valore del prodotto abbassando i costi di produzione per affacciarsi a nuovi mercati.

Con la realizzazione del progetto, secondo Rotiroti “si potrebbero avere ricadute positive sul profilo occupazionale, oltre che consolidare la sinergia tra le imprese del territorio”.

NON SOLO DOLCI

La trasformazione delle nocciole in semilavorato consentirebbe, tra le altre cose, di produrre granella, farina, nocciola tostata e pasta di nocciola perché, come ha sottolineato il presidente del consorzio, l’industria dolciaria non è l’unico sbocco della produzione coricola calabrese.

Infatti, “nei mesi scorsi – racconta Rotiroti – una professionista, operante al Nord, appassionata della realtà corilicola locale, alla quale la legano le origini familiari, ha realizzato una linea di cosmetici a base di olio di nocciole, da noi fornito, e che contiene vitamine e preziosi alleati per la cura della pelle”.

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