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Perché Johnson critica Washington sull’Afghanistan

Le parole di Johnson che fanno adombrare la possibilità che tra Usa e Regno Unito non ci sia identità di vedute sul futuro – e anche sul presente – di Kabul. Il punto di Daniele Meloni

 

L’arrivo dei Talebani a Kabul non ha lasciato indifferente il mondo della politica britannica.

I deputati rientreranno dalla pausa estiva mercoledì per una seduta straordinaria della Camera dei Comuni in cui il premier Boris Johnson, il ministro degli Esteri Raab e il ministro della Difesa Wallace riferiranno sulla situazione in Afghanistan. Ieri lo stesso Primo Ministro ha parlato ai microfoni della BBC per delineare il quadro della situazione: sapevamo quello che stava succedendo in Afghanistan, non dobbiamo riconoscere il governo dei Talebani, i nostri alleati americani hanno agito con troppa fretta.

Questo il riassunto delle parole di Johnson che fanno adombrare la possibilità che tra Usa e UK non ci sia identità di vedute sul futuro – e anche sul presente – di Kabul. Se, de facto, gli americani trattano con i talebani da tempo, il governo britannico si è detto disposto a lavorare in sede di Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e ha chiesto uno sforzo a tutto l’Occidente per non fare precipitare nuovamente l’Afghanistan nel caos e nel terrore. Parlando con il segretario generale della Nato Stoltenberg e con quello dell’Onu Guterres, Johnson ha chiesto che vengano convocati al più presto dei vertici internazionali per trattare del tema.

Difficile dire se lo sforzo britannico sarà considerato “too little, too late”, troppo poco e troppo tardi. Di certo, mercoledì ai Comuni il governo se la dovrà vedere con dei deputati ancora sotto choc per quanto visto nel giorno di ferragosto e che accuseranno Johnson e i suoi ministri di avere sottovalutato la situazione e agito con colpevole ritardo. Accuse che arriveranno anche dai backbenchers del suo partito e non solo. Intervistato ieri su Sky News, il Presidente della Commissione Affari Esteri della Camera, il Tory Tom Tugendhat, ha affermato che Londra ha “abbandonato il popolo afgano” e che “60 anni dopo Suez il Regno Unito è ancora impotente di fronte ai fallimenti della politica estera Usa”. Nel frattempo 600 militari UK sono stati spediti a Kabul per assistere alle operazioni di evacuazione degli oltre 4mila cittadini britannici ancora in Afghanistan, cui è stato
consigliato di lasciare il paese immediatamente.

Il Regno Unito è stato presente in Afghanistan sin dal 2001 e ha iniziato le operazioni di evacuazione delle sue ultime truppe nel mese di maggio. Oltre 450 militari sono caduti in servizio per combattere i Talebani e Al Qaeda. In particolare nella provincia gestita da Londra con il supporto logistico Usa, quella dell’Helmand, i britannici hanno avuto fino a 9,500 militari e 137 basi prima del ripiegamento.

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