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Perché in Germania si vede nero sull’economia

Cosa dicono le stime di crescita dell’economia della Germania presentate dall’Istituto Ifo. L’articolo di Pierluigi Mennitti da Berlino

La situazione internazionale non accenna a rasserenarsi e pesa sulle performance economiche di tutti i paesi. Così le stime di crescita per la Germania presentate questa mattina dall’Istituto Ifo di Monaco certificano il rallentamento dovuto alle conseguenze della guerra russo-ucraina. Il conflitto, con il suo carico di incertezze legato soprattutto alle questioni energetiche, ha intorpidito le speranze di ripresa dopo gli anni più cupi della pandemia, fattore quest’ultimo che peraltro torna a preoccupare, anche se in misura minore.

TAGLIO PREVISIONI CRESCITA ECONOMICA DA 3,1 A 2,5%

“L’attacco russo all’Ucraina e il forte aumento dei prezzi dell’energia stanno frenando la ripresa economica in Germania”, certifica dunque l’istituto economico di Monaco che ha così tagliato le previsioni di crescita economica per quest’anno al 2,5%, dal 3,1% ipotizzato a marzo. Per l’anno prossimo, l’Ifo prevede un’accelerazione al 3,7%.

INFLAZIONE PER IL 2022 AL 6,8%

L’inflazione, altra nota dolente di questa fase, dovrebbe salire al 6,8% e scendere al 3,3% solo l’anno prossimo. “Al momento la produzione economica è ancora inferiore dell’1% rispetto al livello pre-Covid del 2019”, ha detto Timo Wollmershäuser, responsabile delle previsioni dell’Ifo, “tuttavia, ci aspettiamo un graduale calo dei prezzi delle materie prime e una carenza di materiali nella seconda metà dell’anno”.

SPESA PER SERVIZI CONTIENE IL CALO DEI CONSUMI

Meno pesante del previsto il conseguente calo dei consumi. Wollmershäuser ha spiegato il perché: “La perdita di potere d’acquisto delle famiglie associata ai prezzi elevati si è riflessa in un calo dei consumi di beni all’inizio dell’anno, tuttavia grazie a un notevole aumento della spesa per i servizi i consumi privati nel loro complesso non sono diminuiti nel primo trimestre, ma sono rimasti stabili”.

PANDEMIA, FRA SOLLIEVO E TIMORI

Per gli economisti bavaresi il dato dei consumi riflette “l’attenuazione dell’ondata pandemica e la normalizzazione del comportamento di spesa delle famiglie”. Su questo versante a Monaco restano ottimisti per i prossimi mesi: “È probabile che questa normalizzazione continui nel corso dell’anno, contribuendo così in modo significativo alla crescita dell’economia tedesca”.

Ma non sarebbe la prima volta che gli istituti di ricerca del paese si rivelano troppo ottimisti sul superamento dell’emergenza pandemica. Lo dimostrano i riflessi delle misure in Cina, dove il governo continua a mantenere una linea rigorosa di fronte alle improvvise recrudescenze del virus, aggravando i problemi legati alle strozzature nelle catene di approvvigionamento. Sul piano interno (tedesco ma anche europeo) c’è oggi da registrare il nuovo allarme del ministro della Sanità di Berlino, Karl Lauterbach, secondo il quale “l’ondata estiva delle varianti omicron è purtroppo diventata una realtà”.

Gli esperti sanitari rilevano da giorni una rapida ripresa delle infezioni (in conseguenza della maggiore trasmissibilità del virus e della fine di quasi tutte le misure di sicurezza) e si preparano a un’estate diversa rispetto alle due precedenti, quando le curve dei contagi praticamente si azzerarono per ripartire in autunno. Difficile che questa e nuove ipotetiche ondate in autunno e inverno possano riproporre lockdown in grado di incidere pesantemente sull’economia, ma l’esperienza dei due anni e mezzo trascorsi dovrebbe suggerire prudenza in previsioni troppo ottimistiche.

DISOCCUPAZIONE IN CALO, IL PROBLEMA È LA CARENZA DI MANODOPERA

Buone notizie giungono come ormai da tempo sul versante del lavoro. Per il 2022, l’Istituto Ifo prevede che il tasso di disoccupazione scenda a 2,3 milioni di persone dai 2,6 milioni attuali, con un calo del tasso dal 5,7% al 5%. Per le imprese tedesche, specie nei settori dei servizi, il grande problema del momento è semmai quello della carenza di manodopera. Affligge un po’ tutti, dalle compagnie aeree al settore alberghiero e della ristorazione e può incidere sui profitti del turismo nei prossimi tre mesi estivi. Nel prossimo anno, gli economisti dell’Ifo stimano che il numero dei disoccupati rimarrà pressoché invariato. Il buco nelle casse dello Stato dovrebbe dimezzarsi quest’anno da 131 a 65 miliardi di euro e raggiungere solo 12 miliardi di euro l’anno prossimo. L’avanzo delle partite correnti (esportazioni, importazioni, servizi e trasferimenti), “tanto criticato a livello internazionale” nota letteralmente l’istituto bavarese, scenderà quest’anno a 181 miliardi di euro, dai 265 miliardi del 2021. Per l’anno prossimo, l’Ifo prevede di nuovo un avanzo di 241 miliardi di euro.

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