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Perché in Germania si festeggia la rielezione di Macron

Il mondo politico e produttivo tedesco tira un respiro di sollievo per la vittoria di Emmanuel Macron in Francia. Ecco come e perché. L’articolo di Pierluigi Mennitti da Berlino

 

Il mondo politico e produttivo tedesco tira un respiro di sollievo per la vittoria di Emmanuel Macron in Francia. Nonostante la predominanza delle notizie sulla guerra in Ucraina, negli ultimi giorni era cresciuto sui media lo spazio dedicato al ballottaggio nel paese confinante, con il quale Berlino condivide una sorta di tandem nella guida dell’Ue.

Un binomio che negli ultimi tempi ha conosciuto più delusioni che entusiasmi, soprattutto per la freddezza con cui la Germania di Angela Merkel ha accompagnato le accelerazioni del presidente francese sull’Europa. Ma anche i buoni propositi di collaborazione del nuovo cancelliere Olaf Scholz non si sono finora tradotti in programmi concreti. E ora è arrivata la guerra russa a complicare le agende politiche.

Ma il coro dei quotidiani di questa mattina evidenzia una cauta soddisfazione per un voto di continuità: di fronte ai già troppi problemi di questa fase, almeno non si apre un altro fronte a occidente. La cautela è dovuta soprattutto a una serie di elementi che tutti i quotidiani non mancano di evidenziare nei loro commenti: il consenso comunque robusto ottenuto da Le Pen, il fatto che il 40% dei francesi si sia mostrato sensibile al richiamo sovranista e che il paese risulti praticamente spaccato in due grandi campi.

“Oggi Berlino e l’Europa non devono temere che una presidente Le Pen possa allearsi con Viktor Orban per disintegrare l’Unione, ma nessuno può illudersi che nulla sia accaduto”, commenta il quotidiano regionale Badische Zeitung, particolarmente attento agli sviluppi politici francesi in quanto edito in uno dei Land confinanti: “Il fatto che un esponente dell’estrema destra sia quasi diventato presidente della Francia deve far riflettere, il futuro dell’Ue è appeso a un filo sottile”.

È questo il filo conduttore delle interpretazioni tedesche, al di là del respiro di sollievo. Di “perdente radiosa” parla la Frankfurter Allgemeine Zeitung, commentando la sconfitta di Le Pen, e i 17 punti di distacco fra i due, che pure non andrebbero sottovalutati trattandosi di una rielezione che è cosa sempre complicata, non devono illudere: la leader della destra ha ottenuto con oltre il 40% il suo miglior risultato.

Il quotidiano di Francoforte corrobora la sua tesi spulciando nei dati elettorali: una prima analisi dei risultati mostra che il paese è nettamente diviso per livelli di reddito. Il 77% dei quadri dirigenti e il 68% dei pensionati ha votato per Macron, il 67% dei lavoratori ha votato per Le Pen. Secondo l’istituto elettorale Ifop, tra i piccoli dipendenti e commercianti, la cifra era del 57%. Macron è il candidato francese senior, ha ottenuto il 71 per cento dei voti dagli over 70. Le Pen era particolarmente forte nella fascia di età 50-59 (51%). “Nel 2017 Macron è stato un faro di speranza, ora porta addosso le cicatrici invisibili delle crisi che hanno segnato il suo mandato”, conclude la Faz, “e a metà giugno ci saranno le legislative”.

Anche per l’Handelsblatt, “sebbene lo scenario da incubo sia stato sventato, i problemi restano tutti: la destra è più forte che mai”. Il commento al voto non trascura gli aspetti favorevoli al presidente riconfermato: la maggioranza dei francesi ha deciso “contro l’isolamento economico e sociale”, Macron ha battuto Le Pen più chiaramente del previsto, ha ottenuto un secondo mandato, cosa che non accadeva dal 2022 con Jacques Chirac. Inoltre “Macron ha spinto la Francia in avanti con le riforme economiche e molti dei suoi compatrioti hanno beneficiato dello sviluppo”. Il suo impegno “incrollabile per un’Europa forte e indipendente sulla scena mondiale è la risposta giusta” agli sconvolgimenti globali. Insomma, la rielezione di Macron “è una buona notizia per la Germania e l’Ue”. Eppure, conclude l’Handelsblatt, “il sollievo per l’esito positivo non deve nascondere il fatto che la Francia sia profondamente divisa”: il Macron 2.0 potrebbe essere un partner più scomodo per la Germania, “il suo margine di manovra nel secondo mandato è limitato e la sua volontà di riformare minaccia di svanire sotto la pressione politica interna”.

Quasi la stessa unanimità di opinioni sul piano politico, con l’eccezione dei nazionalisti di Afd, che con Marine Le Pen (e altri rappresentanti dei sovranismi europei) condividono programmi e percorsi. Soddisfazioni diffuse tra gli esponenti della maggioranza, dai socialdemocratici ai verdi, fino ai liberali.

La cancelleria ha voluto sottolineare con un comunicato ufficiale come Olaf Scholz sia stato il primo capo di governo estero a congratularsi telefonicamente con Macron per la vittoria. Istituzionale il messaggio consegnato: proseguimento della stretta collaborazione fra i due paesi di fronte alle crisi attuali, a cominciare naturalmente dall’aggressione russa in Ucraina e promessa di un rapido faccia a faccia per concordare temi europei e internazionali comuni.

Per Friedrich Merz, leader della Cdu post-Merkel, la conferma di Macron offre la possibilità di una nuova ripartenza della collaborazione franco-tedesca sulla scena europea. Cosa a cui crede anche il presidente della Commissione Europa del Bundestag, il verde Anton Hofreiter, per il quale il presidente francese può adesso contare su un governo tedesco molto più propositivo nelle politiche europee.
Hofretiter ha sottolineato come Angela Merkel abbia in passato di fatto snobbato tutte le proposte macroniane di riforma europea, mentre nel suo secondo mandato troverà a Berlino una sponda costruttiva.

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