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Perché il 2% del Pil di spese militari entro il 2028 non è una vittoria di Conte

Il presidente M5s, Conte, aveva chiesto di arrivare al 2% di spese militari solo nel 2030, i grillini considerano una vittoria il compromesso del 2028 ma in realtà quella data era già stabilita in un documento ufficiale del governo…

 

La maggioranza di governo traballa sulle spese militari.

Si va avanti per obiettivo del 2% del Pil per investimenti in difesa entro 2028.

L’Italia onorerà così l’impegno nei confronti della Nato di aumentare la spesa per la difesa al 2% del Pil, menzionato in un accordo informale del 2006 sottoscritto dai ministri della Difesa e rilanciato nel 2014 al vertice dei Capi di Stato in Galles.

Ma è sulla tempistica di questo passaggio che si scontrano le forze di maggioranza. L’indicazione temporale dell’aumento progressivo al 2028 risulta un “compromesso” tra il 2024 auspicato dall’ordine del giorno presentato da FdI e il 2030 richiesto dai 5 Stelle.

In realtà non è proprio così.

“L’obiettivo del 2 per cento del Pil entro il 2028 non è la notizia dell’ultima ora annunciata dal ministro Guerini e che i cinque stelle vorrebbero sbandierare come una vittoria”, ha precisato due giorni fa in una nota il sottosegretario alla Difesa e deputato di Forza Italia, Giorgio Mulè: “Lo stesso Guerini lo aveva già detto a novembre del 2019. Ciò è stato ripetuto nel tempo in ogni modo possibile ed è anche scritto nel documento programmatico pluriennale della Difesa”, ha concluso il sottosegretario.

“L’impegno dell’Italia a spendere il 2% per investimenti nella difesa è stato preso nel 2014 ed è stato ribadito da tutti i governi, ogni anno. Dal 2018 al 2021 le spese sono aumentate tra il 17 e il 26%. L’impegno è semplicemente confermare quanto fatto precedentemente, e confermare i nostri impegni con la Nato, assolutamente” ha ricordato ieri il presidente del Consiglio. Mario Draghi, in conferenza stampa.

“È un obiettivo che dobbiamo mantenere con obiettività e realismo”, ha ribadito Draghi.

L’incremento delle spese militari “conferma un lavoro già iniziato, ovvero l’obiettivo di una crescita graduale delle spese iniziata nel 2019. Una crescita graduale che rafforzasse le nostre capacità militari e che facesse dell’Italia un attore credibile sul piano internazionale”, ha sottolineato ancora il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini (Pd), al Tg1.

Tuttavia, la prossima settimana sarà presentato il Documento di Economia e Finanza per il periodo 2023-2025. Nel Def non ci sono indicazioni “specifiche sulle spese militari” ha riferito ieri Draghi.

I COLLOQUI DRAGHI-CONTE

Nella settimana si sono registrate tensioni nella maggioranza sull’aumento delle spese militari al 2% del Pil.

In particolare i 5 Stelle guidati dal leader Giuseppe Conte  hanno dato battaglia nelle commissioni parlamentari all’ordine del giorno di FdI sull’aumento delle spese militari al 2% del Pil entro il 2024.

In particolare l’ex presidente del Consiglio Conte aveva chiesto di arrivare al 2% di investimenti in difesa solo nel 2030.

“Il faccia a faccia di due giorni fa è finito male e ieri è stato l’ex premier a salire al Colle per parlare con Mattarella, ma Draghi ha fretta di chiudere la querelle sui numeri”, riassume oggi il Corriere.

Il presidente Draghi ha rimandato infatti alla decisione del ministro Guerini per il 2028. “E a quel punto è uscito un comunicato che diceva che l’obiettivo” del M5s “era proprio il 2028…”. Lo ha raccontato lo stesso Mario Draghi, rispondendo ad una domanda durante l’incontro con la stampa estera di ieri.

“Sono molto soddisfatto che si sia arrivati a questo accordo”, ha detto Draghi, aggiungendo che voleva dire “due parole sulla storia” del confronto: “Ci siamo visti con il presidente Conte il quale chiedeva un allungamento dell’obiettivo al 2030. Io ho detto ‘No, si fa quel che il ministro Guerini ha proposto e deciso’, e cioè il 2028. Successivamente è uscito un comunicato che diceva che quella era propria la richiesta di chi non voleva l’aumento delle spese militari, quindi non c’è disaccordo…”.

I CHIARIMENTI DEL MINISTRO DELLA DIFESA GUERINI

A proposito dell’obiettivo del 2% del Pil per le spese militari arrivano ieri i chiarimenti del titolare della Difesa.

“L’impegno assunto in sede Nato nel 2014 e riconfermato da tutti i Presidenti del Consiglio che si sono succeduti da allora prevedeva il raggiungimento del 2% del Pil per le spese della Difesa entro il 2024. Fin dal momento in cui ho assunto la guida di questo dicastero ed anche in questi giorni ho sempre indicato sia l’esigenza di rispettare l’obbiettivo del 2%, sia la gradualità con cui raggiungerlo”, ha sottolineato il ministro alla Difesa Lorenzo Guerini interpellato ieri dall’Ansa sul dibattito sulle spese militari.

“Dal 2019 ad oggi abbiamo intrapreso una crescita graduale delle risorse sia sul bilancio ordinario che sugli investimenti, che ci consentirà, se anche le prossime leggi di bilancio lo confermeranno, di raggiungere la media di spesa dei Paesi dell’Unione europea aderenti alla Nato e poi, entro il 2028, il raggiungimento dell’obiettivo del 2%”, ha aggiunto.

LA NOTA DEL SOTTOSEGRETARIO MULÈ

Dunque l’obiettivo del 2 per cento del Pil entro il 2028 non è un compromesso dell’ultimo ora, quanto un obiettivo già presentato dalla Difesa. Come ha ricordato in settimana in una nota il sottosegretario alla Difesa e deputato di Forza Italia, Giorgio Mulè. “Lo stesso Guerini lo aveva già detto a novembre del 2019. Ciò è stato ripetuto nel tempo in ogni modo possibile ed è anche scritto nel documento programmatico pluriennale della Difesa [Dpp]”, ha sottolineato il sottosegretario.

COSA C’È SCRITTO NEL DPP 2021-2023

Nello specifico, nell’ultimo Documento programmatico pluriennale 2021-2023 della Difesa presentato dal ministro Guerini lo scorso 4 agosto si legge: “Gli esiti della Pianificazione Generale Interforze (PGI) conferiscono massima centralità all’assolvimento della Prima Missione (Difesa dello Stato e degli interessi nazionali) e della Seconda Missione (Difesa degli spazi euro-atlantici ed euro-mediterranei) assegnate alle Forze Armate, concentrando gli sforzi per ottenere, entro il 2026, una rinnovata capacità di operare con elevata prontezza attraverso sistemi qualitativamente adeguati – all’occorrenza in piena autonomia e con la massima efficacia nel quadrante geopolitico di prioritario interesse nazionale – nonché di soddisfare, entro il 2028, gli impegni assunti in ambito Nato di esprimere capacità “high end”, funzionali al contributo nazionale alla deterrenza Alleata”.

LE SPESE MILITARI AUMENTATE PROPRIO DURANTE I GOVERNI CONTE

Infine, a onor di cronaca, il graduale aumento del bilancio della Difesa è cominciato già da tempo.

Nello specifico, il bilancio della difesa dell’Italia è passato da 21 miliardi di euro nel 2018 a 24,6 miliardi di euro nel 2021. Ovvero quando a guidare l’esecutivo c’era proprio Giuseppe Conte.

NESSUNA INDICAZIONE SUL DEF

Infine, “sul Def  non è prevista alcuna indicazione specifica di spese militari” ha precisato ieri il presidente Draghi. “Il vincolo del 2024 – ha spiegato – è un vincolo che in realtà è stato preso come un’indicazione e non come un obiettivo e molti governi Ue lo hanno disatteso. L’Italia ha un livello un po’ sotto la Germania, molto sotto la Francia e il Regno Unito. Noi siamo intorno all’1,4% ma l’obiettivo del 2% è un obiettivo verso cui tendere con continuità e realismo. Non c’è alcuna sorpresa in questo obiettivo di tendenza”.

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