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Perché Biden implora l’Opec sul petrolio

L’amministrazione Biden mette pressione ai paesi Opec per aumentare l’offerta di petrolio e far abbassare i prezzi del carburante. Intanto, la Casa Bianca chiede all’Antitrust di indagare sull’aumento della benzina ai distributori

 

Jake Sullivan, consigliere per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti, ha criticato l’Arabia Saudita e gli altri Paesi esportatori di petrolio del gruppo OPEC+ per l’aumento dei prezzi del greggio.

Sullivan pensa che il livello di produzione massimo stabilito dall’alleanza – introdotto l’anno scorso in risposta alla pandemia di coronavirus, e da allora parzialmente alzato – sia troppo basso. “In un momento critico per la ripresa globale”, ha dichiarato, “non è abbastanza”.

PERCHÉ GLI STATI UNITI SONO PREOCCUPATI

La durezza del comunicato riflette la preoccupazione dell’amministrazione di Joe Biden per la salita dei prezzi dei derivati del greggio come la benzina, che minaccia la ripresa economica americana: se cresce il prezzo del carburante cresce anche quello dei trasporti e, di conseguenza, delle merci. Washington teme insomma un aumento dell’inflazione. Il recupero dell’economia nazionale dalla crisi del coronavirus è uno dei punti più importanti dell’agenda politica di Biden.

Pur essendo diventati i maggiori produttori di greggio al mondo, gli Stati Uniti non sono al riparo dagli effetti sul mercato petrolifero provocati dalle decisioni dell’OPEC+, le cui azioni monitorano sempre con grande attenzione.

“L’OPEC+ DEVE FARE DI PIÙ”

Sullivan ha detto chiaramente che “i prezzi alti della benzina, se lasciati senza controllo, rischiano di danneggiare la ripresa globale in atto. L’OPEC+ deve fare di più per sostenere la ripresa”.

Verso la metà di luglio i paesi membri del gruppo hanno raggiunto un accordo per aumentare l’offerta complessiva di petrolio sul mercato di 400mila barili al giorno a partire da agosto e fino a dicembre 2021, dopo i pesanti tagli all’output (10 milioni di barili di greggio in meno al giorno) introdotti l’anno scorso in risposta al crollo della domanda energetica causato dalla pandemia.

L’OPEC+ si riunirà il prossimo 1° settembre per esaminare la situazione e valutare il da farsi.

L’INTERVENTO DELL’ANTITRUST

Sempre oggi, la Casa Bianca ha chiesto alla Federal Trade Commission, l’agenzia governativa americana che si occupa di tutela della concorrenza, di valutare se ci siano delle pratiche illegali che stanno contribuendo all’aumento dei prezzi della benzina negli Stati Uniti.

In una lettera alla capa della Federal Trade Commission Lina Khan, il principale consigliere economico di Biden, Brian Deese, ha scritto che quest’estate – la driving season, cioè la stagione in cui più americani si mettono alla guida – “ci sono state delle divergenze tra i prezzi del petrolio e il costo della benzina al distributore”.

QUANTO COSTA LA BENZINA NEGLI STATI UNITI

Rispetto al 2020, la ripresa degli spostamenti e il ritorno della domanda di carburante negli Stati Uniti hanno spinto in alto i prezzi della benzina. La media nazionale per un gallone di benzina è oggi di 3,186 dollari, contro i 3,143 di un mese fa.

IL PREZZO DEL PETROLIO

Oggi il petrolio Brent, il contratto di riferimento internazionale, si scambia appena sotto i 70 dollari al barile. È molto meno del valore – 77 dollari al barile – raggiunto all’inizio di luglio, ma è più di un terzo rispetto ai prezzi dell’inizio dell’anno.

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