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Pechino lavora contro le Ipo delle Big tech

La Cina punta a un bando delle Ipo all’estero per i colossi tech in nome della tutela dei dati personali. Che cosa ha scritto il Wall Street Journal

 

Non accenna ad allentarsi la morsa regolatoria di Pechino sui colossi tecnologici cinesi.

La Cina sta valutando regole per vietare ai colossi di internet che gestiscono un grande ammontare di dati personali di quotarsi all’estero, inclusi gli Stati Uniti. Lo riferisce per primo il Wall Street Journal, che cita persone al corrente del dossier.

Già il mese scorso, la Cina aveva innalzato la supervisione sui colossi tech che intendono quotarsi all’estero, diretta soprattutto ai gruppi che gestiscono i dati di almeno un milione di utenti, una soglia bassissima in un Paese che conta oltre un miliardo di persone che naviga sul web.

Un rally nei titoli tecnologici cinesi è svanito nel pomeriggio. L’indice Hang Seng Tech ha chiuso in ribasso dello 0,2% a Hong Kong dopo essere salito fino al 2% in mattinata.

Negli ultimi mesi Pechino sta reprimendo i settori dalla tecnologia all’istruzione e ai giochi, mentre inasprisce le restrizioni sui flussi di dati transfrontalieri e sulla sicurezza. Le autorità cinesi hanno già messo all’angolo i principali colossi tecnologici del paese tra cui Didi, Alibaba e Tencent.

Tutti i dettagli.

LA CINA LAVORA A BANDO PER LE IPO DEI COLOSSI TECH

Il bando che sta mettendo a punto la China Securities Regulatory Commission, l’authority del mercato azionario, sarebbe diretto soprattutto ai giganti del web.

Secondo quanto riportato dal Journal, i gruppi che gestiscono dati meno sensibili, come le aziende farmaceutiche, potrebbero ricevere il via libera delle autorità per l’Ipo sui mercati stranieri.

A tutte le società Internet verrà chiesto di richiedere volontariamente delle revisioni alla Cybersecurity Administration of China (Cac) se intendono quotare le proprie azioni al di fuori della Cina, aggiunge Reuters. Il provvedimento prenderebbe di mira anche i gruppi che intendono quotarsi all’estero attraverso unità che si trovano al di fuori della Cina.

IL CONTROLLO DI PECHINO

Inoltre, la mossa permetterebbe a Pechino di esercitare un controllo maggiore sui colossi della tecnologia che adottano una struttura societaria complessa per aggirare le restrizioni sulle Ipo all’estero.

Proprio Alibaba, Didi Global e Tencent hanno utilizzato una struttura aziendale nota come Entità a interesse variabile (Vie) per attrarre capitali esteri e quotarsi offshore.

SULLA STRUTTURA AZIONARIA

Come spiega Reuters, la struttura Vie è stata creata due decenni fa per eludere le regole che limitano gli investimenti stranieri in settori sensibili come i media e le telecomunicazioni. Questa ha consentito alle società cinesi di raccogliere fondi all’estero tramite quotazioni offshore.

La struttura azionaria permette infatti di aggirare il controllo e il lungo processo di verifica dell’Ipo che le società costituite a livello locale devono affrontare.

INTANTO LA SEC…

Il bando a cui sta lavorando Pechino è solo una delle numerose proposte all’esame dei regolatori cinesi da quando il governo ha rafforzato il controllo sulle piattaforme Internet del Paese.

Ma per le società tecnologiche cinesi i controlli non sono soltanto “interni”.

Nel frattempo, negli Stati Uniti la Securities and Exchange Commission (Sec) ha intensificato la supervisione sulle società cinesi che progettano Ipo statunitensi. L’agenzia ha affermato che richiederà ulteriori informazioni sulla struttura aziendale e su eventuali rischi derivanti da azioni future da parte del governo cinese.

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