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Patrizia (OSS): “ho lavorato fino a 180 ore al mese in emergenza Covid con uno stipendio di 1200 euro”.

Buonasera Direttore,

vi scrivo sull’articolo “Paola, OSS: “perché non parlate del disagio degli Operatori Socio Sanitari nelle case di riposo?”. Io ho lavorato sodo durante la Pandemia Covid, passando da un reparto all’altro, anche in sala operatoria, per soli 20 euro in più in busta paga e con 175-180 ore al mese di lavoro. Se lo stipendio arrivava (e arriva) a 1200 euro mensili era (ed è) un miracolo. Noi in tuta, senza poter bere per 7 ore e senza mai fermarsi.

Ora da gennaio 2023 il ben servito. Tutti a casa e addio al contratto di somministrazione a tempo determinato che ci permetteva di lavorare. Sono e siamo confusi noi OSS. Perché mandar via noi e assumere altro personale? Eppure queste cose accadono in un ospedale pubblico.

Mai visto uno schifo simile; da quando hanno preso la piega di far nascere le cooperative come funghi, sfruttamento e caporalato sono all’ordine del giorno. Ti dicono se vuoi lavorare ad 8 euro lordi a ora, nessuna indennità di rischio o di alcun altro tipo. E in più un mese senza obbligo di avvisarti per chiusura contratto; ma una come fa a lavorare così?

Basta cooperative. Ospedali o case di cura devono essere come una volta. Ti assumevano tre mesi poi se non i andavi bene ti lasciavano a casa, ma almeno eri pagata il giusto con indennità di rischio, malattia e fine rapporto.

Oggi nei luoghi di cura vi è continua confusione e guerriglie inutili fra poveri, soprattutto Infermieri e OSS, che al contrario dovrebbero collaborare tra loro.

Ce ne sarebbero di cose da dire. Ma tanto non siamo ascoltati, siamo solo dei numeri per l’ospedale; poi se non funziona il Reparto fa niente importante che dimostrano alla regione che il posto è coperto.

Patrizia M.

OSS

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Paola, OSS: “perché non parlate del disagio degli Operatori Socio Sanitari nelle case di riposo?”.

Redazione AssoCareNews.it

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