Paragoni tra situazione no vax e Shoah. Roberto Matatia: “Offensivo usare l’Olocausto in modo distorto e strumentale”

Negli ultimi tempi, purtroppo, dilagano sui social e nelle piazze no vax assurdi e offensivi paragoni tra la persecuzione ebraica e le disposizioni sulle norme per combattere la pandemia (Green pass, vaccini e quant’altro). Già sull’argomento si sono espresse molte importanti personalità, una su tutte la senatrice a vita e testimone della Shoah Liliana Segre, che ha definito tali comportamenti “follie, gesti in cui il cattivo gusto si incrocia con l’ignoranza”. A livello locale, ne ho voluto parlare con Roberto Matatia, Consigliere Comunale PD e scrittore faentino di origini ebraiche che con i suoi libri racconta l’orrore della Shoah:

Roberto, cosa ne pensi di questa situazione?

“Da qualche tempo – mi dice Roberto – la società, non solo la nostra, si è divisa in due, separata da una sorta di faglia che continua a contrapporre vax e no-vax in una lotta stupida, così come lo sono spesso le guerre più feroci. Non vi sono prigionieri in questo conflitto amplificato da quella fonte di incultura dominante che sono i social, così di sovente fomentatori di teorie complottiste spacciate per verità scientifiche. Gli autotitolati guru ed esperti digitali dilagano, portando a sostegno delle loro acrobatiche teorie titoli di giornali o interviste a media sconosciuti. Numerose famiglie si trovano in forte conflittualità per le teorie del virologo di turno. Tutto questo non ha un senso logico, proprio in questi tempi dove dovrebbe dominare la serietà e la consapevolezza della necessità di darsi regole di comportamento univoche per contrastare al meglio questa maledetta pandemia”.

“Purtroppo – avanza Matatia – è un’impresa ardua quando si deve far fronte a gruppi di entrambi i fronti nei quali l’isterismo, unito all’ignoranza, la fa da padrone. Sembra che i più primitivi istinti lottino per avere la meglio sulla ragione, anche su quella più ovvia e intuitiva. Ho letto auguri di morte nei confronti di chi, per una serie di motivi (salute, ansia, creduloneria e altro) sceglie di non vaccinarsi. Ho udito discorsi simili dalla parte opposta e, con dolore e stupore, ho assistito ad impropri accostamenti tra la situazione dei no vax, assunta con loro libera scelta, e una delle grandi tragedie della storia: l’Olocausto degli Ebrei, o Shoah. Una similitudine perversa e pericolosa che si si alimenta di fake news, che arriva ad usare la Shoah in modo distorto e strumentale, magari proprio da quei gruppi di estrema destra, così presenti nelle manifestazioni no vax, che, in altri contesti, sono negazionisti dell’Olocausto”.

“Le idee no vax – continua Roberto – vengono totalmente screditate dalla costante presenza al loro fianco di violenti gruppi neofascisti che urlano “libertà!” e “democrazia”, sventolando svastiche e fasci. Milioni di ebrei morti usati per alimentare la presunzione di chi pensa di saperne di più di medici, ricercatori, scienziati che studiano da una vita il modo per contrastare malattie e virus. E’ così che viene utilizzato in tutte le possibili declinazioni pregiudizievoli la vittima per eccellenza: l’Ebreo. Evidentemente serve a poco parlare di Memoria storica se siamo ancora a questo punto. Non basta specificare le differenze che esistono fra un vaccino e un campo di concentramento; è inutile specificare che non fu una libera scelta a portare gli ebrei alle camere a gas; pensate a quanto possa essere sconvolgente e offensivo per ogni ebreo vedere adeguate alle teorie no vax un simbolo creato per segregare i propri fratelli ed ancora è triste e demoralizzante spiegare le differenze fra vaccinazione e green pass e le dittature ( andate in Afghanistan poi mi direte)”.

“Urge una potente battaglia culturale che impedisca usi distorti delle immani tragedie della storia dell’uomo. Sarebbe una gran cosa se ogni mezzo di informazione si impegnasse a far crescere nel paese una diffusa e radicata cultura della consapevolezza di quelli che sono i veri valori del vivere civile: dialogo, rispetto, ragionevole confronto” conclude Matatia, che ringrazio per l’intervento.

Elisa Bertini

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