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Pallone sonoro e partite giocate nel silenzio: ecco il calcio per non vedenti. A Roma la prima squadra femminile

Il termine in inglese è “blind football”, il pallone è sonoro e le dimensioni sono quelle di un normale campo di calcetto. Gli allenatori sono due: uno in campo, uno dietro la porta avversaria, che parla con gli atleti per aiutarli a fare gol: è fondamentale che le voci non si sovrappongano. Per questo le partite si giocano spesso con il massimo silenzio. Ma ai gol si può sempre esultare. L’associazione Asdd Roma 2000 accoglie da oltre 20 anni, nella capitale, i giocatori e le giocatrici di calcio non vedenti. “Abbiamo fondato la prima squadra di calcio femminile in Italia. E ora sogniamo di dar vita al campionato”, raccontano.

Tutto è nato nel 1998, grazie alla voglia di rilanciare l’attività di calcio per non vedenti che alcuni tra i soci fondatori praticavano da tempo. “Oggi proponiamo ai non vedenti e agli ipovedenti di Roma e provincia un panorama assai nutrito di attività sportive. Il nostro sforzo è anche rivolto alla sperimentazione: per questo, ogni stagione, proponiamo nuove discipline”, racconta al fatto.it Sauro Cimarelli, allenatore, dirigente sportivo ed ex portiere della nazionale dal 1998 al 2005.

Nel 2010 è iniziata l’attività di arrampicata sportiva, con percorsi su roccia e palestra. Nel 2011 la scherma per non vedenti e ipovedenti, in collaborazione con le più importanti realtà schermistiche romane. E ancora: nuoto (per piccoli e piccolissimi), difesa personale (il primo corso di karate organizzato in Italia dedicato ai disabili visivi), equitazione.

Gli iscritti alla squadra di calcio maschile per non vedenti vanno dai 18 ai 60 anni e vantano nell’albo d’oro due campionati nazionali, due supercoppe e una coppa Italia. “Siamo l’unica squadra che ha partecipato finora alla Coppa Campioni”, aggiunge con orgoglio l’allenatore Luca Mazza. La prima squadra e l’under 23 partecipano al campionato nazionale di calcio a 5 non vedenti. “Diversi ragazzi e ragazze sono cresciuti in questi anni – spiegano gli allenatori –. I ragazzi non vedenti hanno così tanto da dare, sia in campo che fuori, e sono determinati nel dimostrarlo. Il loro sogno è diventato realtà anche grazie a noi e a tutti quei volontari che si adoperano per consentirglielo: quello di poter giocare a calcio, di correre dietro a un pallone, di scendere in campo come qualsiasi altro ragazzo”.

Nel 2019 Sauro e Luca decidono di fondare anche una squadra di calcio femminile, la prima in Italia. Le giocatrici hanno tra i 15 e i 30 anni. Gli allenamenti si tengono il mercoledì e il sabato, più il giorno della partita. “Le ragazze fanno enormi progressi: ci occupiamo di coordinamento, equilibrio, abilità motorie. Di tattica parleremo più avanti”, sorride Luca. “Ci piacerebbe dare vita al primo campionato di calcio femminile, magari incontrare altre squadre europee. Per ora ci limitiamo a inserire le ragazze in prima squadra”, aggiunge Sauro. Come Melissa, 16 anni, romana e romanista, che si è appassionata al calcio grazie a Totti e che ha già esordito con i colleghi uomini in un torneo a Bruxelles.

Il movimento calcistico della categoria non vedenti non beneficia di alcun finanziamento, né di sovvenzioni da parte delle federazioni, ci tengono a precisare i responsabili. Negli ultimi anni, insieme a diverse società calcistiche nazionali (Crema, Lecce, Fiorentina, ad esempio) si sono create alcune affiliazioni, che hanno consentito alle rispettive squadre non vedenti di raggiungere ottimi risultati. “L’Asdd Roma per ora non riesce a farlo, per mancanza di strutture, mezzi e materiali calcistici adeguati. Siamo la prima società, e forse l’unica, ad avere creato e sviluppato un percorso calcistico che inizia dalla scuola calcio e finisce alla prima squadra interamente dedicato a ragazze e ragazzi non vedenti”.

Dalle Olimpiadi di Atene del 2004, il calcio a cinque per non vedenti è riconosciuto come disciplina paralimpica. Tra i progetti futuri dell’associazione c’è la possibilità di partecipare a corsi di vela, tiro con l’arco, atletica leggera. “Stiamo cercando di avere un campo di calcio a 5 tutto per noi che preveda, così come da regolamento internazionale, la presenza delle sponde lungo le linee laterali. L’affiliazione a qualche società dilettantistica romana sarebbe per noi importante, proprio per iniziare a coltivare i nuovi progetti”.

Quando la Roma ha vinto la Conferenze League, lo scorso 25 maggio, la società ha organizzato un evento per incontrare i tifosi nei quartieri. Anche Michela e le sue compagne hanno potuto così toccare da vicino la Coppa. “È stata un’emozione unica – racconta Sauro, presente con tutta la squadra –. L’hanno accarezzata, coccolata”. Quando sono arrivati la prima volta al campo in tanti non camminavano. Erano insicuri, la paura li bloccava. Oggi tutti corrono liberi dietro la palla. “In certi casi noi allenatori – conclude – diventiamo per loro la luce”.

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