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OSS, OSSS, OSSC, RAA: ma chi ve lo fa fare a prendervi tutte queste responsabilità senza tutele?

Formazione degli OSS: OSSS, OSSC o RAA? Ma chi ve lo fa fare a prendervi tutte queste responsabilità senza tutele?

Da anni si discute sulla possibilità per gli OSS di ottenere la qualifica di “specializzati” o con “funzioni complementari” e quindi di diventare OSSS o OSSC. Vi sono corsi specifici in alcune regione, ma non sono riconosciuti a livello centrale, pertanto risultano carta straccia. L’unica qualifica riconosciuta e solo in alcune realtà regionali è quella del Responsabile delle Attività Assistenziali (RAA), che opera in case di riposo, RSA e Aziende Servizi alla Persona.

Il RAA o la RAA ha compiti specifici, che non sono di natura Infermieristica, ma di natura tecnico-manageriale. In nessun modo, nonostante le insistenze di alcune regioni del Nord, gli Operatori Socio Sanitari potranno sostituire gli Infermieri, perché non ne hanno le competenze, perché non hanno la formazione universitaria, perché sono nati per fare altro. E non possono farlo soprattutto perché nessuno li tutela e spesso sono mandati allo sbaraglio motivando le loro azioni con la carenza di professionisti infermieri.

Da ieri in rete circola un post di Angelo Minghetti, presidente del Migep, che incita gli OSS a ribellarsi.

Ecco il post di Minghetti sul suo profilo Facebook.

Perché gli oss non si ribellano….

Tutti se lo chiedono, ma nessuno sa rispondere, perché la maggioranza degli oss non conosce la verità essendo informata da un sistema di associazioni oss che rifilano una balla dietro l’altra, da quotidiani che raccontano barzellette, da gruppi di oss che raccontano fantasie, ah già!! tutto questo si chiama disinformazione..
Il solito rimescolamento delle solite carte che non permette di cambiare, ognuno è per conto proprio.
La regione Veneto è sempre determinata a istituire l’osss con competenze infermieristiche per compensare la carenza del personale. Siamo molto preoccupati su quanto sta avvenendo in ogni regione, stanno svendendo completamente l’oss di base, formazione gestita da cooperative, poco riconoscimento. Molte volte ci domandiamo: “per chi lottiamo?” quando si è soli a portare avanti una bandiera con principi che la stessa categoria rivendica solo a parole.
Quale rivoluzione nel sistema di competenze, può cambiare o potrebbe cambiare?
Se si cambiano solamente le competenze e i piani di lavoro, si fanno programmi, ma se si mantiene una formazione regionale non si avrà futuro. Abbiamo evidenziato che la formazione deve essere sanitaria attraverso istituti socio sanitari, una formazione europea di due anni, bisogna pensare al cambiamento di questa professione in maniera propositiva modificando la dicitura in diploma di qualifica, per dare un servizio di qualità al cittadino.
La logica del sistema formativo evince che la formazione deve partire da un diploma, quindi per essere preparati a collaborare e interagire con la professione infermieristica bisogna essere in grado di saper fare, saper essere, sapere collaborare, conoscere, e quindi la formazione equivale a diploma di qualifica oss.
Gli operatori socio sanitari devono riscrivere la” Tutela Salute “ che è propria della società civile, e implica la necessita di personale professionale di grandi vedute, con forte sensibilità e conoscenza circa il proprio ruolo, capace di agire in forza di un ruolo “regolatore” che richiede una formazione completa ed estesa in conoscenze tecnologiche, informatiche e farmacologia. L’indirizzo dei vari fattori in gioco deve andare verso obiettivi di qualità per portare ad una evoluzione professionale.
In questa fase di stallo, che la professione dell’operatore sociosanitario sta vivendo, non viene data la possibilità di collaborare alla costruzione di un Servizio Sanitario – educativo aperto, sicuro, nella prospettiva pluralistica per migliorare la formazione per il bene dei cittadini e della stessa professione.
La posta in gioco è chiara: ”dare al Servizio Sanitario Assistenziale e alla propria professione un’assist”, è un impegno che coinvolge l’intera società e i suoi soggetti, rimettendo al centro la naturale propensione generativa ed educativa che è patrimonio potenziale di tutti, persone ed istituzioni.
Occorre (”è un nostro pensiero”), dotare il sistema assistenziale di professionisti, attraverso una moderna cultura in grado di superare la visione illuministica dell’enciclopedismo e della “testa piena” di nozioni, per una nuova concezione che mira piuttosto ad una persona dalla “testa ben fatta” in grado di cogliere le connessioni tra saperi, di porsi di fronte alla realtà in una prospettiva attiva, in grado di apprendere continuamente e creativamente dall’esperienza.
Serve più attenzione, bisogna rimettere al centro la professione dell’operatore socio sanitario, il cittadino, la formazione.
Nell’applicazione massificata delle bozze sulla nuova formazione OSS, OSS, gli operatori socio sanitari sono persone e non un codice verde o rosso dove si può stravolgere l’esistenza quando lo si ritiene opportuno.
La federazione Migep OSS e il sindacato di categoria Shc Oss hanno fatto rilevare in questi anni e nell’incontro del 25 marzo u.s con la Regione Veneto, una questione cruciale che sta alla base di ogni autentica ed efficace formazione umana nel tempo della cosiddetta “società cognitiva”; la capacità di vivere la realtà non come un qualcosa di già compiuto che richiede solo una assimilazione, ma come un processo in continuo cambiamento, la cui comprensione può avvenire unicamente se il professionista si pone nei confronti di essa in una prospettiva di partecipazione e di “pensiero attivo e costruttivo” e qui si evince l’aggiornamento continuo come status obbligatorio di una professione.
L’operatore socio sanitario nasce dall’impegno di molte donne, donne che hanno rivoluzionato la professione dell’operatore socio sanitario. Onore alla Giornata internazionale della donna (8 marzo) e alla giornata del 29 maggio, giornata dell’operatore socio sanitario.
Guardando indietro a una storia ricca d’igiene e assistenza e sulle figure che hanno rivoluzionato e fatto avanzare questa professione dell’operatore socio sanitario (ausiliario, ausiliario specializzato, ota, adest, asa, osa, adbb ecc.), le regole introdotte da Nightingale possono sembrare semplici ma erano nuove per i suoi tempi. Qualsiasi storia rivoluzionaria dell’assistenza deve semplicemente iniziare con Florence Nightingale (1820–1910) che gettò le basi per un’assistenza professionale non solo infermieristica.
Più che ricordare semplicemente, dovremmo celebrare a questi pionieri oss, coraggiosi in due anni di pandemia, un riconoscimento fatto non solo di parole, ricordando le loro piccole conquiste, che plasmano profondamente il mondo dell’assistenza fino ad oggi.
“Chi dovrebbe promuovere la professione dell’operatore socio sanitario se non noi! Non abbiamo il diritto di chiedere agli altri di farlo per noi, ma trovare coesione e sintonia questo si”.
Come federazione migep e shc oss ci battiamo per una formazione completa: ”Diploma di qualifica – formazione europea – registro nazionale, ruolo socio sanitario per tutti”, ma rileviamo un disinteresse assordante da parte della stessa professione attratta da cose di poco conto e senza valore aggiuntivo alla professione, attraverso procedimenti di formazione inventata da chiunque che rilasciano carta senza valore.
La professione dell’operatore socio sanitario è responsabile, unitamente alla professione infermieristica dell’efficacia della cura e di tutti i suoi risultati per il paziente.
I politici non hanno ancora compreso il valore costituzionale della professione di questi professionisti. Continuano a svenderla e usarla come forza lavoro, bisogna rivedere i parametri delle RSA, stabilire il reale fabbisogno, gli standard aziendali; cittadini e oss sono un valore sociale da tutelare.
Gli OSS hanno un ruolo fondamentale da svolgere nel raggiungimento dell’obiettivo dell’equità assistenziale, ma hanno bisogno di un’istruzione solida, ambienti di lavoro sicuri, di supporto e autonomia, carriere, valorizzazioni.
I quasi 300.000 oss sono messi alla prova in un modo nuovo e complesso sull’assistenza diretta al malato, ma senza un riconoscimento completo.
Gli oss sono spesso la prima e più frequente linea di contatto con persone di ogni estrazione sociale che hanno bisogno di assistenza, e l’oss rappresenta la più vasta delle professioni socio sanitarie.
Una professione non può prosperare completamente finché tutti – non importa chi siano, dove vivono o quanti soldi guadagnano – se non comprendono il vero ruolo dell’operatore socio sanitario.
Di conseguenza, è urgente tracciare un percorso da seguire per la professione oss per contribuire a ridurre le disuguaglianze tra il sanitario e il sociale e nella capacità di raggiungere il pieno potenziale formativo.
L’obiettivo finale è il raggiungimento dell’equità professionale.
La federazione migep e il sindacato degli oss SHC hanno ottenuto condizioni prevalenti per gli oss, (area socio sanitaria, ruolo socio sanitario, lavoro usurante), un piccolo rispetto per la professione in generale; erano tra i numerosi obiettivi che la categoria aveva bisogno per iniziare il suo percorso professionale, la strada è ancora lunga, ma la disattenzione di questa professione non riusciamo a capirla, perché è discontinua e assente sui veri temi.
Gli OSS vivono e lavorano all’intersezione tra salute, istruzione e comunità.
Gli OSS lavorano in una vasta gamma di contesti e praticano a una gamma di livelli professionali.
Gli OSS sono fragili e facilmente manipolabili.
La regione Veneto ha riconosciuto in parte i nostri progetti-obiettivi, accogliendo i punti evidenziati, facendosi promotore verso il Ministero della Salute ad aprire un tavolo (osservatorio) con tutti gli attori per discutere, analizzare, e nel proseguire il dialogo sospeso nel 20212 su ruolo, funzioni, formazione e programmazione del fabbisogno dell’operatore socio sanitario, mettendo sul tavolo le varie proposte fatte sulla nuova formazione oss (conferenza stato regioni, DL Boldrini, proposta del l’Opi di Firenze, proposta della Regione Veneto e la bozza elaborata con la fnopi e la federazione Migep), per trarre il meglio e formulare un percorso formativo ad hoc, con competenze chiare, con la promessa di ulteriori incontri per continuare il confronto.
La federazione Migep e Shc Oss condividono la necessità da parte della regione Veneto di risolvere la carenza di personale, ma non condividiamo l’utilizzo di questa figura al ribasso, dove si verrebbero a creare conflitti tra la stessa professione, lo sfruttamento a basso costo, abuso di professione, svendendo completamente la figura anche nella formazione; per noi al centro c’è il paziente e l’operatore socio sanitario e per questo aspetteremo il 18 maggio la decisione del tar.
Ci rivolgiamo alla fnopi: “L’operatore socio sanitario deve avanzare di ruolo!! Non più sotto la responsabilità infermieristica”. L’oss deve avere un ruolo suo professionale, si deve assumere tutte le responsabilità civili e penali. Ampliare la bozza di lavoro con i punti evidenziati con una sequenza di miglioramento formativo con diploma di qualifica, permetterebbe alla categoria di mettere in evidenza il suo avanzamento di ruolo e avere il suo ruolo professionale per un obiettivo comune “la salute dei cittadini”.
Augurandoci che questo messaggio arrivi alla categoria e che si organizzi con noi a difendere la professione e che si pone nei confronti di essa in una prospettiva di partecipazione e “pensiero attivo e costruttivo”. Non c’è più tempo da perdere……. la storia siamo noi…
Angelo Minghetti, MIGEP
E voi cosa ne pensate? Vi va di prendervi delle responsabilità e dei ruoli non vostri senza tutele? Scrivete pure a redazione@assocarenews.it.

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