non-sono-«devianze»-giovanili,-ma-disturbi-legati-alla-salute.-e-una-societa-e-evoluta-quando-riconosce-la-differenza

Non sono «devianze» giovanili, ma disturbi legati alla salute. E una società è evoluta quando riconosce la differenza

Scriveva Mark Twain, autore di famosissimi libri come Le avventure di Tom Sawyer e Le avventure di Huckleberry Finn: «Fai attenzione quando leggi un libro di medicina: potresti morire per un errore di stampa».

Del resto, si sa, le parole sono importanti. Ce lo sentiamo ripetere da anni, anche se non è mai abbastanza. Le parole alimentano il pensiero e creano visioni, pongono le basi per nuove rivoluzioni culturali, possono definire la nascita o il radicamento di svariate forme di pregiudizio. Confermano o combattono lo stato delle cose, le convenzioni sociali.

Scegliere le parole con cura e cognizione dovrebbe essere il compito numero uno di ogni comunicatore, ma non sempre lo si tiene ben presente. Capita allora che delle parole si faccia talvolta un uso improprio e distorto, al fine di catturare l’attenzione altrui, mettere in atto una provocazione o semplicemente per superficialità.

Un caso eclatante, legato nello specifico alla campagna elettorale per le Politiche del 25 settembre 2022, è quello emerso a causa di un uso alquanto inopportuno del termine «devianze» per definire disturbi di salute fisica e mentale. Come riporta Il fatto Quotidiano, sul profilo twitter ufficiale del partito Fratelli d’Italia è stata postata una card (successivamente rimossa) – con l’intento di rispondere agli attacchi di Enrico Letta del PD (che ha lanciato l’apposito hashtag social #VivaLeDevianze, contribuendo ad alimentare la confusione attorno al termine) – in cui si leggeva: «Devianze giovanili: droga, tabagismo, ludopatia, autolesionismo, obesità, anoressia, bullismo, baby gang, hikikomori». Una sola parola per tutto, insomma, un unico calderone dove inserire i comportamenti fuori norma che sono sintomo di un disagio sociale e le problematiche psicologiche, che rientrano invece nell’ambito della salute mentale. 

Ma che cosa si intende esattamente per devianza e perché non si può associare questo concetto ai casi di anoressia, ludopatia, autolesionismo, sindrome di hikikomori?

«Non si può perché si sta parlando di cose completamente diverse», precisa lo psicologo e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale Emanuel Mian,specialista nella cura dei disturbi del comportamento alimentare. «Quando ci riferiamo alla devianza – soprattutto se in relazione al disagio giovanile – stiamo parlando di comportamenti che non seguono le norme di legge e che sono pertanto passibili di una detenzione o di una sanzione di qualche tipo: ma nessuno va davanti al giudice per un disturbo alimentare, per autolesionismo, per ludopatia, né tantomeno per la sindrome di hikikomori (tipica di quei ragazzi che stanno chiusi in camera con cibo, videogiochi – ultimamente anche la dad – e si isolano dalla vita sociale e familiare, condizione che determina anche un alto tasso di suicidi). Le uniche “devianze giovanili” fra quelle menzionate nel post potrebbero essere il bullismo e le baby gang, forme di violenza ascrivibili all’interno di un contesto normativo: tutto il resto ha a che vedere con le psicopatologie e le dipendenze, inclusa la droga, poiché l’uso stesso di sostanze stupefacenti non è una devianza (lo è invece spacciare) ma rientra nella dipendenza patologica».

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.