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Mosse, mossette e moine Ue sull'energia

Unione Europea

Riunione di emergenza UE sull’energia: la storia infinita. L’analisi di Christopher Dembik, Head of Macroeconomic Research per BG SAXO

La scorsa settimana, i prezzi dell’elettricità a termine a 1 anno in Francia hanno superato per la prima volta in assoluto il livello di 1.000 euro per megawattora (MWh). Prima della crisi, qualsiasi cosa al di sopra di € 75-100 per MWh era considerata costosa.

Sul tavolo ci sono tre opzioni principali: misure compensative mirate per le famiglie a basso reddito, l’applicazione dell’”eccezione iberica” per tutta l’UE (dissociando temporaneamente il prezzo del gas da quello dell’elettricità) e una riforma più radicale del mercato elettrico europeo. Non c’è una risposta facile. Ognuna di queste opzioni ha delle ricadute. A nostro avviso, la crisi energetica è destinata a durare. Il mondo dell’energia a basso costo è finito. Siamo entrati in un nuovo mondo caratterizzato da inflazione elevata e prezzi dell’energia elevati.

Un costo insopportabile: secondo i calcoli del Bruegel – think tank – con sede a Bruxelles, i governi dell’UE hanno stanziato quasi 280 miliardi di euro per aiutare le imprese e le famiglie a far fronte a bollette energetiche più elevate da settembre 2021. In termini nominali, le maggiori economie europee hanno destinato la maggior parte dei finanziamenti (Germania 66 miliardi di euro, Italia 49 miliardi di euro e Francia 44 miliardi di euro). In percentuale del PIL (che è un modo migliore per effettuare un confronto), il cuscino finanziario distribuito è il più grande in Grecia (3,7%), Lituania (3,6%) e Italia (2,8%).

Ovviamente tutto ciò non può durare per sempre. Diversi Paesi stanno cercando di ridurre il sostegno finanziario. Vogliono attuare un approccio mirato per aiutare principalmente le famiglie a basso reddito. In Francia, il governo ha fissato un tetto ai prezzi dell’energia nel 2022 (i prezzi del gas sono stati congelati ai livelli dell’autunno 2021 e i prezzi dell’elettricità sono aumentati solo del 4% quest’anno per le famiglie). Ma è un provvedimento costoso (circa 20 miliardi di euro, circa la metà del budget annuale del ministero dell’Istruzione francese).

Sulla base degli attuali prezzi dell’energia, si prevede che il costo per quest’anno sarà vicino a 40 miliardi di euro. Alla luce dei tassi di interesse più elevati e dei rischi che un massiccio stimolo finanziario alimenti ulteriormente l’inflazione, molti governi europei potrebbero, però, imitare quello francese. Decideranno di ridimensionare il pacchetto finanziario volto ad attutire la crisi energetica. Inoltre, diversi paesi dell’UE sono alle prese con la possibilità di salvare alcune società a rischio di insolvenza (la tedesca Uniper e due municipalizzate di Vienna, ad esempio).

L’intervento sul mercato elettrico torna all’ordine del giorno: nei giorni scorsi la presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, ha riconosciuto che il mercato elettrico dell’UE non funziona più. Si tratta di un eufemismo.

Per superarlo ci sono principalmente due opzioni sul tavolo che saranno discusse nella prossima riunione di emergenza del 9 settembre. La prima è proporre che l’intera UE applichi l’”eccezione iberica” per fissare i prezzi dell’elettricità. A metà aprile 2022, la Commissione Europea ha concesso che Spagna e Portogallo di creare un meccanismo temporaneo per dissociare il prezzo del gas da quello dell’elettricità per un periodo di 12 mesi.

Concretamente, il prezzo del gas è stato fissato a una media di 50 euro per megawattora. Ciò ha comportato il dimezzamento delle bollette elettriche per circa il 40 % dei consumatori spagnoli e portoghesi con tariffe regolamentate. Questo provvedimento potrebbe essere applicato su scala.

È supportato in particolare da Germania, Austria, Belgio oltre che da Spagna e Portogallo. Tuttavia, questa manovra è lontana dall’essere perfetta in quanto ha portato a perdite significative, e ad un fondamentalmente un aumento delle esportazioni di energia da parte della Francia. Inoltre, i prezzi continuano ad aumentare rapidamente per il 60 % dei consumatori. La seconda opzione consiste nel separare il mercato all’ingrosso dell’energia in due segmenti: un pool obbligatorio per le tecnologie a basso costo variabile (eolico, solare, nucleare, per esempio) e un mercato convenzionale per gli impianti a condensazione fossile.

Questa proposta è stata avanzata dalla Grecia. Si tratta di una riforma più fondamentale del mercato elettrico dell’Unione. Ma ci sono diversi aspetti negativi, soprattutto per quanto riguarda il modo in cui verranno trattati i contratti a lungo termine esistenti.

Saranno necessarie molte più riunioni di emergenza prima che venga approvato un approccio coerente. Difficile pensare che decisioni importanti siano annunciate già la prossima settimana.

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  • 4 Settembre 2022

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