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Migranti, via libera al decreto. Meloni: “30 anni agli scafisti. Piantedosi ha fatto il possibile”

la conferenza da cutro

Il Consiglio dei ministri straordinario sui migranti approva il nuovo decreto migranti. Gestione dei flussi e contrasto all’immigrazione irregolare

La premier Giorgia Meloni, i due vicepremier, Matteo Salvini e Antonio Tajani, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, quello dell’Interno Matteo Piantedosi e quello della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida partecipano alla conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri straordinario che si è svolto nella sede del municipio di Cruto, in provincia di Crotone. Il Cdm ha dato il via libera al decreto legge sui migranti. Il provvedimento riguarda i flussi e il contrasto all’immigrazione irregolare: pene inasprite per gli scafisti fino a 30 anni di reclusione, semplificazioni burocratiche per richiedere la regolarizzazione e il permesso di soggiorno e la definizione di quote per l’ingresso dei migranti ai fini lavorativi. 

Faremo tutto quello che va fatto per fermare i criminali che organizzano la tratta di essere umani. Il messaggio che deve passare è che non conviene entrare in Italia illegalmente”, ha detto e ribadito più volte la presidente del Consiglio durante una conferenza stampa segnata da diversi momenti concitati con i giornalisti. La premier ha difeso ancora una volta l’operato del governo rispetto al naufragio del 26 febbraio: “Ringrazio il ministro Piantedosi, non poteva fare nulla di più o di diverso” .

Uno dei punti portanti del decreto è il contrastro dei viaggi illegali. Per questo il provvedimento “prevede un aumento delle pene per il traffico di migranti e l’introduzione di una nuova fattispecie di reato relativa a morte o lesioni gravi in conseguenza del traffico di clandestini, con una pena fino a 30 anni di reclusione nel caso in cui muoiano persone in una di queste traversate. Il reato verrà perseguito dall’Italia anche se commesso fuori dai confini nazionali. E’ un reato che noi consideriamo universale”, ha spiegato Meloni. Che ha aggiunto “faremo una campagna nei paesi di origine dei migranti per spiegare che la realtà è diversa da quella raccontata dagli scafisti per non fargli conoscere i rischi”.

L’altro asse è l’accesso regolare di un certo numero di persone. Il governo ripristina perciò “i decreti flussi, che consentono l’ingresso per lavorare di immigrati regolari” e “che sono stati azzerati perché tutte le quote erano coperte da chi entrava illegalmente”.  “Criteri” di ingresso e “quote saranno su base triennale”, ha spiegato la presidente del Consiglio. Sono previste “corsie preferenziali per gli stranieri che in patria hanno fatto corsi di formazione riconosciuti dal governo italiano”, ha proseguito.

“Dobbiamo consentire alle persone che vengono da noi di avere una vita dignitosa”, ha poi aggiunto Meloni, “perchè non è solidarietà fare entrare chi vuole entrare e poi tenerlo ai semafori per pulire i vetri”. Poi una stoccata alle opposizioni: “Chi se la prende con il governo non spende una parola sui trafficanti che si sono fatti pagare novemila euro per mettere i migranti su questa barca e che alla prima difficoltà è andata in pezzi”.

L’analisi del provvedimento

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