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Micaela, Studentessa Infermiera: “costretta a fare prelievi arteriosi in PS, abusando della professione medica e senza formazione alcuna”.

Ci scrive Micaela Ruggieri, Studentessa Infermiera: “io e i miei colleghi costretti a fare prelievi arteriosi in PS, abusando della professione medica e senza formazione alcuna”.

Carissimo Direttore,

durante l’ultimo tirocinio in Pronto Soccorso mi sono imbattuta in Infermieri e Infermiere che della didattica e del supporto formativo sapevano poco quanto nulla. Ho dovuto spiegare a molti di loro che i prelievi da arterie non possono essere effettuati dagli Infermieri, ma da personale Medico.

Non parlo di Emogasanalisi, ma di veri e propri prelievi eseguiti su radiale con aghi a farfalla o siringhe su pazienti con patrimonio venoso scarso.

Più volte ho litigato con la mia tutor di Pronto Soccorso, a cui ho spiegato che mi metteva e ci metteva (anche ai miei colleghi) in serie difficoltà, facendoci rischiare anche del penale.

Lei mi ha sempre risposto che se non volevo essere bocciata dovevo eseguire gli ordini. Così qualche volta ho dovuto far finta di non riuscirci, altre volte ho dovuto fare i prelievi arteriosi in emergenza e in assenza di infermieri.

Mi rendo conto che noi studenti veniamo utilizzati come forza lavoro per coprire le carenze organiche, ma possibile che dobbiamo rischiare del penale per coprire l’assenza di Infermieri? Mi sembra assunto e mi sembra assurdo che a rischiare siano i pazienti che già soffrono.

Inoltre, all’arrivo in PS mi hanno messo tra le mani un ago a farfalla, una campana e delle provette e mi hanno detto “fai il prelievo da dove vuoi, anche dalle orecchie, l’importante è che alla fine ci porti le 4 provette piene”. E tutto ciò senza nemmeno preoccuparsi se io i prelievi li sapevo fare o li avevo fatto qualche altra volta in passato.

Che vergogna, spero di laurearmi presto. Sarò sicuramente una infermiera differente e starò sempre al fianco degli studenti per insegnare loro come va fatto questo lavoro, quali sono i rischi della professione e soprattutto fino a che punto ci si può spingere per aiutare chi sta male.

Buon lavoro.

Micaela Ruggieri, Studentessa Infermiera

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