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Maurizzi e Miodini, maestro e allievo, insieme in concerto

I due pianisti il 7 aprile a Bologna per Conoscere la Musica

(ANSA) – BOLOGNA, 06 APR – Maestro e allievo si ritrovano per suonare a quattro mani: il maestro è il pianista bolognese Pierpaolo Maurizzi, componente dello storico Trio Brahms con cui ha conquistato un premio internazionale al Concorso di Monaco nel 1983, l’allievo è il parmigiano Alberto Miodini, da 32 anni pianista del Trio di Parma. Proprio a Parma, al conservatorio, Miodini conobbe giovanissimo il maestro Maurizzi, in quanto allievo nella classe di musica da camera di quest’ultimo. I due suoneranno assieme il 7 aprile alle 20.30 alla Sala Biagi di Bologna per la stagione di “Conoscere la Musica – Mario Pellegrini”, realizzata in collaborazione con l’Associazione Musica e Arte.

    Da qualche tempo i due pianisti hanno costituito un duo di alto livello, nel quale la maestria dell’allievo si confonde ormai con l’autorità dell’antico maestro: in nome della musica si è rotta ogni barriera e oggi Miodini e Maurizzi sono due semplici musicisti che suonano assieme con entusiasmo. Lo dimostra il programma che proporranno a Conoscere la Musica, aperto dai numeri 1, 5 e 6 dei 6 Studi in forma Canonica Op. 56 di Robert Schumann nella rara elaborazione di Claude Debussy dall’originale per “Pedalflügel”: un particolare tipo di pianoforte “a pedaliera” ottocentesco dotato di una tastiera organistica da suonare coi piedi che a metà del secolo entusiasmò parecchi compositori. Seguiranno due capolavori originali di Debussy per due pianoforti di raro ascolto: Lindaraja L. 103 del 1901, e la Suite “En blanc et noir” L. 142 del 1915, un assoluto capolavoro dell’impressionismo musicale.

    Capolavoro assoluto è anche la successiva suite “Ma mèere l’oye” (Mia madre l’oca) di Maurice Ravel, cinque vertiginose notazioni musicali di altrettante scene da favole di Charles Perrault, cui seguirà il celeberrimo poema coreografico “La Valse” del 1919-20 nella versione originale per due pianoforti: una specie di celebrazione, meglio “apoteosi e de profundis” del Valzer viennese. (ANSA).

   

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