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Matteo Berrettini si sfoga dopo la vittoria: “Così non va bene”, con chi ce l'ha

Matteo Berrettini sta portando alta la bandiera italiana agli US Open. Tuttavia il tennista romano ha avuto da ridire sul torneo che gli sta regalando grandi soddisfazioni. Vediamo chi sono i destinatari delle sue dichiarazioni.

Matteo Berrettini sta facendo ottima figura agli US Open. Il 26enne romano ha battuto – nell’ordine – il cileno Nicolas Jarry, il francese Hugo Grenier, l’inglese Andy Murray e (poche ore fa) lo spagnolo Davidovich Fokina. Attualmente è ai quarti di finale e domani martedì 6 settembre sfiderà il norvegese Casper Ruud. Insomma, fino a qui tutto alla grande. Tuttavia in un’intervista rilasciata poche ore dopo la vittoria contro Murray, il 26enne si è sfogato ed ha criticato duramente alcuni aspetti del torneo che lo sta vedendo tra i protagonisti.

Second Berrettini, infatti, la sfida contro il britannico è molto simile a quella contro Monfils a New York 2019. “Ero sullo stesso campo, ricordo bene quella partita. Anche tre anni fa avrei potuto e dovuto chiuderla prima ma non ci sono riuscito, pur avendo avuto tantissime possibilità. Il mio gioco paga, lo so, me lo dicevo nella mia testa durante il quarto set. Sapevo che prima o poi sarebbe arrivata la possibilità di brekkare e dovevo farmi trovare pronto. Dagli sbagli si impara”.

La critica di Berrettini verso l’organizzazione dell’US Open

Nel corso dell’intervista, l’atleta romano ha criticato duramente alcuni aspetti dell’organizzazione del torneo. “Ho deciso di non parlare nel corso del match ma alla fine mi sono lamentato con gli organizzatori. Passa troppo tempo nei cambi di campo. Bisogna sempre aspettare quei 20 secondi che le persone si siedano. Così il ritmo di gara si perde, inutile nasconderlo. La sfida è durata tre ore e mezzo, ci sono stati tantissimi tempi morti. Alla fine ne perdiamo un po’ tutti: la concentrazione, il gioco, il pubblico”.

E ancora: “Le partite sono sempre lunghe, lo sappiamo. Se aspettiamo che tutti siano seduti, che gli venga servito il drink… Noto che al pubblico interessa poco degli annunci, fanno quello che vogliono. Posso capire che uno paga il biglietto e fa un po’ come gli pare ma si perde intensità e il gioco ne risente. Così non va bene”. Insomma il tennista romano ha avuto molto da ridire con gli organizzatori per via delle lunghissime pause ad ogni cambio di campo. E’ chiaro che un biglietto per gli US Open costi molto e quindi il pubblico si senta anche legittimato a ‘perdere’ tempo ma c’è bisogno anche di rispetto nei confronti degli atleti, che stando troppo tempo fermi perdono concentrazione.

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