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Matacena, la morte in ambulanza dopo un avvelenamento. Il ricordo di Tuccio: “perché tutto quell'accanimento giudiziario?”

Amedeo Matacena, le notizie sulla morte da latitante a Dubai e il ricordo commosso di Luigi Tuccio

Amedeo Matacena è morto nel primo pomeriggio di oggi a 59 anni compiuti da appena qualche ora, mentre era in un’ambulanza a Dubai diretto in ospedale dopo un malore. Accanto a lui in ambulanza c’era la compagna Maria Pia Tropepi, medico chirurgo originaria di Gioia Tauro, che aspettava due gemelli proprio da Matacena. Secondo le prime frammentarie informazioni, Matacena era stato già ricoverato nei giorni scorsi in un ospedale degli Emirati perché accusava problemi alla colecisti. Dopo alcuni giorni di degenza era stato dimesso e fatto rientrare nell’abitazione, nel centro di Dubai. Nella tarda mattinata di oggi, però, aveva cominciato ad avvertire fitte dolorose al petto al punto che la sua compagna aveva richiesto il soccorso immediato. Il dramma si è consumato velocemente mentre l’ex parlamentare di Forza Italia si trovava sull’ambulanza, poco prima che giungesse al pronto soccorso ospedaliero. In base ad alcune testimonianze, Matacena avrebbe avuto un infarto indotto da avvelenamento di monossido di carbonio a lentissima assunzione, si ipotizza dovuto ad agenti inquinanti che possono provocare danni al miocardio (per ipossia).

Amedeo Matacena, figlio di Amedeo senior, apparteneva ad una stirpe di armatori che aveva dato inizio negli anni ’60 al traghettamento privato degli automezzi nello Stretto di Messina fondando la Caronte. Imprenditore con molteplici attività, Matacena era stato legato all’annunciatrice televisiva Alessandra Canale, da cui aveva avuto un figlio, e successivamente si era sposato con Chiara Rizzo, da cui aveva avuto un secondo figlio, e dalla quale aveva recentemente divorziato, fino a legarsi alla conterranea Anna Maria Tropepi.

Attivissimo in politica fin dalla fondazione di Forza Italia, seppure con un passato nel Pli, Matacena viene eletto a Montecitorio nel 1994 nel collegio uninominale di Reggio Calabria-Villa San Giovanni nel ‘Polo del Buongoverno’, seggio che riconquista nel 1996, fino al 2001, quando, inaspettatamente non viene ricandidato. Su di lui, infatti, pende fin dagli anni ’90 la maxi inchiesta “Olimpia”, un’indagine della Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria in cui furono ricostruiti i rapporti mafia-politica a Reggio e in Calabria e molte delle vicende sanguinose scaturite dalla seconda guerra di ndrangheta, iniziata con l’omicidio del boss Paolo De Stefano, il 10 ottobre del 1985, ad opera di alcuni gruppi ‘secessionisti’, a lui prima legati. Da quelle vicende, iniziano i guai giudiziari per l’ex parlamentare. Scaricato da Forza Italia e senza l’immunità parlamentare, Amedeo Matacena è inseguito dagli inquirenti soprattutto per i suoi asseriti rapporti con la cosca Rosmini, una delle più potenti del panorama ndranghetistico reggino, di cui si era avvalso, secondo l’accusa, per ottenerne l’appoggio elettorale.

Matacena nel luglio 2012 subisce la prima condanna in Appello, anche per i suoi contatti con il clan Alvaro di Sinopoli. Fu fotografato al matrimonio della figlia del boss Carmine Alvaro ‘u cupertuni”, fino alla sentenza definitiva della Cassazione a tre anni di reclusione, inflittagli nel luglio 2014, dopo numerosi ricorsi e contro ricorsi. Al momento della condanna, Amedeo Matacena era già residente nel Principato di Montecarlo, dove si era sposato con Chiara Rizzo, appartenente ad una famiglia borghese di Messina. L’ex parlamentare, in maniera ancora non chiarita, anticipa la richiesta di estradizione e riesce a raggiungere le isole Seychelles, e da lì, ripara a Dubai, dove viene immediatamente fermato da operatori della ‘intelligence’ italiana che gli sequestrano il passaporto, notificandogli il mandato di cattura internazionale. Nella fuga all’estero, secondo le indagini condotte dal Procuratore distrettuale aggiunto di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo, viene aiutato dall’ex ministro dell’Interno Claudio Scajola, ed un successivo tentativo di Matacena di raggiungere il Libano, viene bloccato per indisponibilità delle autorità della Repubblica mediorientale. Claudio Scajola, per procurata inosservanza della pena, verrà successivamente condannato in primo grado dai giudici di Reggio Calabria a un anno di reclusione.

Con un post su facebook, Luigi Tuccio, noto avvocato reggino ed importante esponente della destra cittadina, già Assessore comunale, ha voluto ricordare la scomparsa di Matacena: “Amedeo Matacena e sua madre sono deceduti a pochi mesi l’uno dall’altro e dopo essersi potuti riabbracciare dopo anni di latitanza, per una vicenda processuale che iniziava a dargli ragione…. A chi e a cosa è servito tutto questo accanimento giudiziario? Aspettava due gemelli….. Ciao Matacena Amedeo ti sia lieve la terra, mi piace ricordarti quando giocavamo con le biciclette sotto casa….RIP“.

Amedeo Matacena

Foto di Franco Cufari / Ansa

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